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1994

 

It’s better to burn out than to fade away.

Neil Young

 

 

Per Kurt Cobain

Il suicidio è una possibilità.
Come tanti altri anch’io ci ho pensato.
Io sono vivo.
Tu a ventisette anni ti sei sparato in testa.
Lo stesso giorno si festeggiò il lancio di un nuovo satellite
nello spazio, che in futuro avrebbe dovuto consentire
previsioni più precise dell’alta pressione a venire.
Io sono passato facendo lo slalom tra un paio
di barattoli di jogurt vuoti.
Durante la tua giovinezza tre dei tuoi prozii
si suicidarono.
A quattordici anni ho afferrato il mondo come
non mai dopo di allora.
Tu da ragazzino hai visto il cadavere di un giovane
del vicinato
che si era impiccato a un albero.
In seconda superiore uno mi ha tracciato con un pennarello
indelebile una croce rovesciata sulla fronte.
Io disegnavo sulla carta volti tratti dai miei incubi
e li bruciavo nel camino.
Il disegno era la mia prima lingua.
Mia madre mi consolava. Mio padre falciava il prato.
Io calciavo l’anta dell’armadio per cambiare il corso
delle cose.
Tu hai cambiato dieci famiglie in quattro anni.
Talvolta ancora oggi ascolto le tue canzoni.
In quell’estate dopo la tua morte sono stato spesso
steso sotto la coperta e ti ho seguito. Ho seguito
il dolore, che avvertivo familiare, che non conoscevo.
Credevo di capirti e sapevo che mi avresti
capito.
Così facemmo conoscenza.
Sentivo la tua musica e pensavo alla ragazza
cui non mi azzardavo a rivolger la parola.
La ragazza cui finora non ho mai rivolto la parola.
La ragazza cui nella tua canzone disperato
gridi: “My girl, my girl, don’t lie to me …”
Ogni tanto mi ricordo di te e provo a immaginare
come sarebbe se fossi ancora vivo.
Probabilmente ci saremmo allontanati e di te avrei
detto: “Negli anni Novanta era un grande davvero,
ma ora…”
A volte vedo la tua vedova su qualche giornale
o in rete e penso: Quella non ti meritava.
Io ti avrei salvato, pensavo io quattordicenne.
Un pensiero romantico. E arrogante.
Quando stamattina alla radio davano un tuo pezzo,
mi sono chiesto dove avessi mai dormito stanotte.
E ho scritto questa poesia.

 

 

 

[1] La croce rovesciata è spesso associata al satanismo.

 

 

 

 

 

1994

 

 

It’s better to burn out than to fade away.

Neil Young

 

 

Für Kurt Cobain

 

Selbstmord ist eine Möglichkeit.

Wie viele andere auch habe ich darüber nachgedacht.

Ich lebe.

Du hast dir mit 27 in den Kopf geschossen.

Am selben Tag wurde ein neuer Wettersatellit ins All

gefeuert, der in Zukunft präzisere Voraussagen des nächsten

Hochs ermöglichen sollte.

Ich bin mit Rollschuhen zwischen ein paar leeren Joghurt-

Bechern hindurch Slalom gefahren.

Während deiner Jugend begehen drei deiner Großonkel

Selbstmord.

Mit 14 habe ich die Welt durchschaut, wie danach nie

mehr.

Du hast als Junge die Leiche eines Jungen aus der Nachbarschaft

gesehen, der sich an einem Baum erhängt hatte.

In der 7. Klasse hat mir einer mit wasserfestem Filzstift ein

verkehrtes Kreuz auf die Stirn gezeichnet.

Ich zeichnete Gesichter aus meinen Albträumen auf Papier

und verbrannte diese im Kamin.

Das Zeichnen war meine erste Sprache.

Meine Mutter tröstete mich. Mein Vater mähte den Rasen.

Ich trat in die Schranktür, den Lauf der Dinge zu ändern.

Du hast in vier Jahren bei zehn verschiedenen Familien

gelebt.

Noch heute höre ich manchmal deine Lieder.

In jenem Sommer nach deinem Tod habe ich abends oft

unter der Bettdecke gelegen und bin dir gefolgt. Dem

Schmerz, der mir vertraut schien, den ich nicht kannte.

Ich glaubte dich zu verstehen und wusste, du hättest mich

verstanden.

So wurden wir Bekannte.

Ich hörte deine Musik und dachte an das Mädchen, das ich

mich nicht anzusprechen traute.

Das Mädchen, das ich bis heute nicht angesprochen habe.

Das Mädchen, dem du in dem einen Lied verzweifelt

zurufst: »My girl, my girl, don’t lie to me … «

Hin und wieder erinnere ich mich an dich und stelle mir

vor, wie es wäre, wenn du noch lebtest.

Wahrscheinlich hätten wir uns entfremdet und ich hätte

über dich gesagt: »In den 90ern war er noch richtig gut,

aber jetzt …«

Manchmal sehe ich deine Witwe in irgendeinem Blatt oder

im Netz und denke: Die hat dich nicht verdient.

Ich hätte dich gerettet, meinte ich mit 14.

Ein romantischer Gedanke. Und ein anmaßender.

Als heut Morgen im Radio ein Lied von dir lief, fragte ich

mich, wo du letzte Nacht wohl geschlafen hast.

Und schrieb dieses Gedicht.

 

 

Jürg Halter, da Wir fürchten das Ende der Musik [Temiamo che la musica finisca], Wallstein Verlag 2014

 

 

HalterJürg Halter è nato nel 1980 a Berna, dove vive. Halter è tra i poeti e performer di Spoken Word* di lingua tedesca più conosciuti nel suo paese. Con il nome d’arte Kutti MC è conosciuto anche come rapper e paroliere (kuttimc.ch).
Nel 2005 ha pubblicato con Ammann Verlag la sua raccolta poetica d’esordio Ich habe die Welt berührt [Ho sfiorato il mondo], nel 2008 la raccolta poetica Nichts, das mich hält [Nulla che mi tenga]. Nel 2007 ha inciso l’audiolibro di performance Spoken-Word Aber heute ist der Tag an dem ich mehr als sprechen will [Ma oggi voglio fare qualcosa di meglio che parlare] e nel 2010 ha inciso con Traumton Records “la bombe” – Schule der Unruhe   [“la bombe” Scuola d’Inquietudine], l’album d’esordio della sua band di Spoken Word. ìNel 2012 ha pubblicato Sprechendes Wasser [Acqua parlante], una serie di poesie scritta a quattro mani con il celebre poeta giapponese Shuntaro Tanikawa, uscito per Secession Verlag für Literatur. La sua raccolta poetica più recente, Wir fürchten das Ende der Musik [Temiamo che la musica finisca], è uscita nel 2014 per Wallstein Verlag. Nel settembre del 2014 ha pubblicato con Edition Patrick Frey il libro d’immagini e poesie Hoffentlich verliebe ich mich nicht in dich [Speriamo di non innamorarmi di te], realizzato a quattro mani con il gemello d’arte Huber. Halter ha pubblicato anche in numerose antologie, riviste, cataloghi d’arte e giornali. Alcune sue poesie sono state tradotte in inglese, giapponese, olandese, francese, italiano, polacco, ceco, russo. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e borse di studio (tra cui lo LCB-Berlin, il Buchpreis della città di Berna, una borsa di lavoro di Pro Helvetia). Ha partecipato a numerosi festival internazionali in Europa, Russia, negli Stati Uniti, Giappone e Africa e a serie di performance teatrali. Ha lavorato con vari musicisti in tutta Europa e collaborato con numerosi artisti come Stephan Eicher, Sophie Hunger, Marc Smith, Bettina Oberli, Endo Anaconda (Stiller Has), Johannes Gachnang, Julian Sartorius, Tobias Jundt (Bonaparte), Baschi, Robin Adams, Round Table Knights, Fettes Brot, Kuno Lauener (Züri West), Stephanie Glaser, Walter Pfeiffer, Fredy Studer und Tanikawa Shuntaro. Il suo sito  internet è: http://www.juerghalter.com/

* Lo Spoken-Word è uno spettacolo performativo costruito su giochi di parole e racconti di storie, che spesso combina diverse modalità espressive (dalla narrazione alla recitazione

all’improvvisazione)

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