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GEZZI, Massimo

coverviandanteMassimo Gezzi: 

“gesti istintivi comandati da un niente”

“Non perdere di vista nulla: la luce / per un attimo più incerta di un lampione, / le gocce di pioggia che pungono / ripetutamente una pozzanghera, il sorriso / di una donna all’autogrill, mentre parla / al bancone con un uomo sconosciuto –“ Questa esortazione, a incipit della prima poesia qui presentata mi sembra in qualche modo tradurre la poetica di Massimo Gezzi, la filosofia che sottende il suo versificare franto e ricco di enjambement eppure armonioso, a seguire una musica che avvolge e restituisce le cose che canta, cose “piccole”, cose d’ogni giorno. “Terrazzi e condòmini, auto parcheggiate / in doppia fila, corridoi non camminati”., ogni cosa in questa poesia

è osservata con attenzione, scrutata dall’occhio del poeta, che pare volerla fissare e portare con sé, nella consapevolezza che “ Non torna mai niente”, che ogni istante è irripetibile e ““[…] questa estremità / non smette di insegnarci a guardare / sempre meglio […]” (“Sul molo di Civitanova”). Gezzi non cerca di ritrarre una realtà nascosta, bensì la concretezza evidente della contingenza, come quando afferma “credo a tutto ciò che vedo / in questa stanza luminosa”. O come quando, nel guardare i semi dei tigli, si stupisce del “loro ingegno”, “[…] del piccolo / velivolo naturale che li sovrasta e li accompagna, / nella discesa verso un tempo / che non vedranno mai”.

Quella di Gezzi è una ricerca continua, di un senso alto ma afferrabile che giustifichi, di una memoria che ci racconti e in qualche modo spieghi, e che si cela ovunque, poiché “Nella terra si leggono moltissime / vicende […]”. La terra va dunque osservata con attenzione, sfogliata, pagina dopo pagina, con la convinzione che “finché non muore tutto c’è speranza / di risolverlo il dilemma / che mette il segno uguale tra vita / e non vita, […]”. E soprattutto con l’umile consapevolezza di poter parlare soltanto di ciò che si conosce ed esperisce, del fatto che “[…] ci è dato / questo spazio, questo minimo / orizzonte di cose quotidiane: il lavoro, / la visita agli amici che diventano / più seri e fanno figli, la fede / nel frenetico farsi delle foglie / appena apparse […]”.

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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