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Abigail Zammit

A cura di Giorgia Sensi

The Maltese Venus is a fertility goddess variously known as ‘The Sleeping Lady’ and ‘The Fat Lady’, statues and figurines of which have been found in many Maltese Neolithic temples, amongst them the Hypogeum of Ħal-Saflieni, a sanctuary and necropolis located in Paola, the earliest remains of which date back to 4000 BC.

 

La Venere di Malta è una dea della fertilità variamente nota come ‘La signora dormiente’ e ‘La signora grassa’. Sue statue e figurine sono state trovate in molti templi neolitici a Malta, tra i quali l’Ipogeo di Hal-Saflieni, un santuario e una necropoli a Paola, i cui più antichi resti risalgono al 4000 AC.

 

 

da Portrait of a Woman with Sea Urchin

The Maltese Venus

 

 

Colossal Venus, Standing

 

Go on. Measure me across

hips and thighs. There’s no

part of me you’ll be comfortable

with. Even my pleasure’s too loud,

uncontainable. I turn museum walls

into a bedroom: sighs and screams,

inhuman pants, chimp laughter!

 

This tingling below your skull

is me: squeaks and squeals that might

unmake you. My raunchiness irks you

beyond language. The rules

you’d make me wear! My base,

my oh-so-in-your-face, my too-flat

breasts, my toes, my nakedness.

La Venere di Malta

 

 

Venere gigantesca, in piedi

 

Su, avanti. Misurami

anche e cosce. Non c’è

parte di me che ti metta a tuo agio.

Perfino il mio piacere è troppo urlato,

incontenibile. Trasformo pareti di museo

in camere da letto: sospiri e strilli,

ansiti disumani, risate scimmiesche!

 

Quel formicolio alla base del tuo cranio

sono io: mugolii e gemiti che potrebbero

sfibrarti. La mia indecenza ti irrita,

ma non hai parole per dirlo. Le regole

che vorresti impormi! La mia volgarità,

la mia impudenza, il mio seno troppo

piatto, le dita dei miei piedi, la mia nudità.

Seated Goddess, Multiplied

 

Let me have no single

part of you. I want you all.

You are my brief phase.

Keep your rose and cultured gardens.

I am half spine, half wild flower.

You say narcissus turned female,

I say daisy, poison ivy, the

heal-all that will only remedy

its own sores. Hear me out.

This dipping of yourself

is permitted if, and only if,

it lets me whet my forefinger into

a universe of blood and sap.

This is my garden, my exodus.

Dea seduta, moltiplicata

 

Una sola parte di te

non mi basta. Ti voglio tutto.

Tu sei la mia fase breve.

Tieniti pure i tuoi roseti ben curati.

Per metà io sono spina, per metà fiore di campo.

Tu dici narciso fatto donna,

io dico margherita, edera velenosa,

il toccasana che cura solo

le proprie ferite. Ascoltami bene.

Ficcarti

ti è concesso se, e solo se,

mi lascia infilzare il dito

in un universo di sangue e linfa.

Questo è il mio giardino, il mio esodo.

Headless Venus, with Shaft

 

Look: here’s my lipid storage tank.

Further down, the damp triangle

where I’ve grown too much hair.

You say cactus-tongued. I say,

a remedy for the scratches I’ve endured.

You say, too many removable heads,

only one hole. I say, this is how I stand

before turning from you.

 

Even headless, I am beautiful

and strange. My nipples pucker

with the past. I wake to want you

gone. This is how the moon

drains the tragedy of stars,

how I reclaim their light.

Venere senza testa, con asta

 

Guarda: ecco il mio serbatoio di lipidi.

Più in giù, l’umido triangolo

fin troppo peloso.

Tu dici, dalla lingua di cactus. Io dico,

rimedio contro i graffi che ho sofferto.

Tu dici, troppe teste amovibili,

un solo buco. Io dico, è così che io sto

prima di allontanarmi da te.

 

Anche senza testa, sono bella

e strana. I miei capezzoli si raggrinzano

col passato. Mi sveglio e ti voglio

sparito. È così che la luna

assorbe la tragedia delle stelle,

così che io reclamo la loro luce.

Sleeping Goddess, Miniature

 

I need you only for eight orbits, time

enough to lure me out of slumber,

lift my pleated skirts. I’ve been

sculpting my hips to have you part them.

You’ve been honing your brain

to lay me down where you can dig

the hardest. Soon, we’ll be rubbing bellies.

There’ll be frolicking and pain, the yelps

of newborns, then earth will call you to battle

its obdurate soil, its limestone.

And you’ll be flint man again, hard,

easily fractured. I’ll be fat lady, lying

woman, all curves and careful melding,

feet curled beneath my pear-thighs,

tucked in like buds that I may not flower

at the wrong time, the inopportune season.

I know how to wait, who to wait for.

Dea dormiente, miniatura

 

Mi servi solo per otto orbite, quanto

basta per indurmi a un dolce risveglio,

sollevare l’ampia gonna. Ho

scolpito le mie anche perché tu le separassi.

Hai aguzzato l’ingegno per avermi là

dove il tuo affondo è più forte.

Tra poco sfregheremo pancia contro pancia.

Ci sarà piacere e dolore, mugolii

di neonati, poi la terra ti chiamerà ad affrontare

il suo suolo ostinato, la sua pietra calcarea.

E tu sarai di nuovo uomo selce, duro,

frangibile. Io sarò signora grassa, donna

sdraiata, tutta curve e tenerezze,

piedi rannicchiati sotto le cosce a pera,

racchiusi come gemme perché io non sbocci

al momento sbagliato, alla stagione inopportuna.

So come aspettare, chi aspettare.

Sleeping Venus in Love

 

It’s like swallowing the moon. The world

is darker. I’m full of eclipses, shadows, snags

of sky-story. Stream-signed, my thighs, buttocks,

pimples and wrinkled skin. I’ve lain too long,

longing, reeking of mildew, spent lust.

I, born from cracked shell, prone to salt-bite,

heat-lice, hot-in-the-mouth kiss, want cooling.

Come, give me. Water down my throat.

 

My belly’s scarred, a plague of hives.

I hear tremors: heavy antelope, thunder elephants.

Have swallowed the moon. Am waning goddess, smudged pigment. Land’s this celestial body

whorling away from me, and I’m stuck here

mooning, sleeping. Will I never come?

Venere dormiente, innamorata

 

È come inghiottire la luna. Il mondo

è più buio. Sono piena di eclissi, ombre, strappi

nel racconto del cielo. Smagliature in cosce, glutei,

fossette e grinze. Troppo a lungo ho giaciuto qui,

avida di desiderio, con fetore di muffa, voglia appassita.

Io, nata da conchiglia dischiusa, incline al morso del sale,

a pidocchi di calore, baci ardenti, ho bisogno di rinfrescarmi.

Vieni, dammi. Versami acqua giù in gola.

 

Ho cicatrici nella pancia, un tormento di orticaria.

Sento tremori: trotto di antilopi, tuono di elefanti.

Ho inghiottito la luna. Sono dea calante,

pigmento sbavato. La terra è un corpo celeste,

un vortice che si allontana da me, e io sono incollata qui

a trastullarmi, a dormire. Verrò mai?

Sleeping Woman Wants to Nap

 

some nights I’m earthenware

vestiges of jug

earring

 

night-sky demands forms

constellations

the exact time in milliseconds

purple shudders into

daybreak

 

but I am tinnitus

tingle

sprung flesh from viper tooth

 

the faithful covet favours

prophecies

solstices bringing rain

warmth that’s not scalding

the sweet descent

of dew

 

I weep to sleeping dolmens

contemplating brass hoops

the weightlessness

of fear

the dead energy

of stone

 

 

Abigail Ardelle Zammit

Donna addormentata vuole fare un pisolino

 

certe notti sono terracotta

vestigia di brocca

orecchino

 

il cielo notturno esige forme

costellazioni

il tempo esatto in millesimi di secondo

quando un fremito purpureo fa

alba

 

ma io sono tinnito

brivido

carne scaturita da dente di vipera

 

i fedeli bramano favori

profezie

solstizi che portino pioggia

calore che non bruci

il cadere dolce

della rugiada

Io piango a dolmen dormienti

contemplando cerchi di ottone

l’imponderabilità

della paura

l’energia morta

della pietra

 

 

traduzione di Giorgia Sensi

Abigail ZammitAbigail Ardelle Zammit è nata e lavora a Malta dove è docente di inglese al G.F. Abela Junior College, e Visiting Lecturer in Creative Writing all’Università di Malta. Scrive in inglese. Nel 2005 ha ottenuto un Master in Creative Writing dall’Università di Lancaster , UK, e di recente un PhD dalla stessa università. Nel 2007 ha pubblicato la raccolta Voices from the Land of Trees (Smokestack, UK), ispirata dalla guerra civile in Guatemala durata trentadue anni. Nel 2015 ha pubblicato la sua seconda raccolta, Portrait of a Woman with Sea Urchin (Sentinel, UK), che ha vinto il secondo premio nel Sentinel Poetry Book Competition. Oltre a poesie su temi diversi – luogo, memoria, desiderio – questa raccolta contiene due sequenze: una sulla seconda guerra mondiale, come è stata vissuta a Malta, e la seconda sulla dea maltese della fertilità, nota come The Sleeping Lady, The Fat Lady o The Maltese Venus. Tra le due raccolte, Abigail Ardelle Zammit ha pubblicato diverse poesie su riviste di poesia internazionali, o online, quali

  http://www.sillitoe.com/1st-prize-abigail-zammit/. 
http://montrealprize.com/wp-content/uploads/2015/08/Sleeping-Woman.pdf
http://www.inksweatandtears.co.uk/pages/?p=726
http://montrealprize.com/wp-content/uploads/2015/08/Sleeping-Woman.pdf

In Italia alcune sue poesie dalla prima raccolta Voices from the Land of Trees, sono state pubblicate dalla rivista Atelier, nel 2015, per la traduzione di Giorgia Sensi.

Il suo sito web è https://abigailardellezammit.net

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1 comment

  1. Abigail Ardelle Zammit Reply

    Grazie mille Giorgia. E un’onore averti come traduttrice! E grazie anche all’editoriale di questo meraviglioso sito. Abbie (Malta)

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