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Adele Desideri, Il pudore dei gelsomini/El pudor de los jazmines

El pudor de los jazmines
Traducción: Carlos Sánchez
Prólogo de Tomaso Kemeny
Raffaelli Editore 2015

Prólogo

Por Tomaso Kemeny

 

Schermata 2015-10-17 alle 00.28.51Si la imaginación y eso que puede tender a volverse real y a durar en la escritura, el título de la colección de Adele Desideri (El pudor de los jazmines) evoca la intención de transfigurar la naturaleza en los jardines de una gracia antropomorfa, y/o de trasmutar lo humano en una leyenda vegetal. Este animismo metamórfico bidireccional se confirma desde el primer texto, Delirio, donde la naturaleza entra en contacto emotivo con los “sentidos”: «El rocío de los sentidos / bañaba / los tallos de hierba temblorosa» y un furtivo “beso” parece unir el mundo humano a aquel natural: «Y no se podía negar / el beso robado, / los pétalos entrelazados / a labios turgentes», así como el cielo se une al cuerpo, vuelto similar a un terreno trabajado: «el cielo entre las piernas, / el abono en la piel».
Esta propensión a evocar un mundo definido por la conjunción de sus componentes humanas y naturales, del micro y macrocosmo, es oscurecido por reiteradas secuencias de violencias inferidas y padecidas, como se lee en el incipit Del dolor y del amor: «Una vida gastada / a quemar los crucifijos / en los días colgados a los clavos».
Ni se evita la denigración del sujeto lírico: «No soy ni siquiera digna / de una cruz, cuando los hombros / reniegan resbalando».
En Elegía la incomunicabilidad se focaliza el tiempo articulado en mutaciones decisivas: «Pero tú no lo sabes / que cosa pasa en el corazón / que cosa vive por la noche / y calla de día./ O muere contigo, / por mí o por la otra / que ha sido, / y que ahora ya no es más».
Esta incomunicabilidad con lo otro acaba por penetrar también la voz lírica que se abandona a un “silencio” depurado al punto de vivir la propia “muerte” (callada, pero aludida por la rima de grado cero que la vincula a “suerte” además de ser explicitada por el verbo “perecer”): «Siniestra, yo hechicera / me preparo / a languidecer, / a concluir la suerte, / a echar el vestido / y perecer en silencio».
Pero luego, en un contexto agreste, la voz se dirige a una niña, iniciándola al posible juego maravilloso de la metamorfosis especializada entre el “columpio” y las “nubes”: «El columpio no es un juego, / Silvia, / es un cáliz esperado / entre la hierba y las nubes».
Es la pasión amorosa, si vivida sin ahorro, a pintar el mundo: «Pero el amor gastado, / como la uva madura, / pinta la viña y las vides».
En Apoteosis, una imagen a sorpresa revela como eso que queda de la experiencia cotidiana baste para calmar la angustia existencial: «El racimo de uva / es brea que calma / el jadeo».
En estas poesías la metamorfosis es también rotura y liberación de los órdenes recibidos, y cada forma verbal parece exigir intrusiones de irreducibles contradicciones. Resulta una belleza tendente a la disonancia necesaria para superar el dato, lo natural y lo autobiográfico. El pensamiento de la poesía se extiende para superar el dolor de vivir en la mutación sin tregua.

Tomaso Kemeny

Il pudore dei gelsomini
Prefazione di Tomaso Kemeny
Collana Prima Edizione
Raffaelli Editore 2010

Prefazione

Di Tomaso Kemeny

 

721Se l’immaginazione è ciò che può tendere a diventare reale e a durare nella scrittura, il titolo della raccolta di Adele Desideri (Il pudore dei gelsomini) evoca l’intenzione di trasfigurare la natura nei giardini di una grazia antropomorfa, e/o di mutare l’umano in una leggenda vegetale. Questo animismo metamorfico bidirezionale si conferma fin dal primo testo, Delirio, dove la natura entra in contatto emotivo con i “sensi”: «La rugiada dei sensi/ bagnava/ gli steli d’erba tremanti» e un furtivo “bacio” pare unire il mondo umano a quello naturale: «E non si poteva negare/ il bacio rubato,/ i petali intrecciati/ a labbra turgide», così come il cielo si unisce al corpo, reso simile a un terreno lavorato: «il cielo tra le gambe,/ il concime nella pelle».
Questa propensione a evocare un mondo definito dalla congiunzione delle sue componenti umane e naturali, dal micro e macrocosmo, viene abbrunata da iterate sequenze di violenze inferte e subite, come si legge nell’incipit di Del dolore e dell’amore: «Una vita spesa/ a bruciare i crocefissi/ nei giorni appesi ai chiodi».
Né si evita la denigrazione del soggetto lirico: «Non sono degna neppure/ di una croce, quando le spalle/ rinnegano scivolando».
In Elegia l’incomunicabilità si focalizza nel tempo articolato in mutazioni decisive: «Ma tu non lo sai/ cosa passa nel cuore/ cosa vive di notte/ e tace di giorno./ O muore con te,/ per me o per l’altra/ che è stata,/ e ormai non è più».
Questa incomunicabilità con l’altro finisce per permeare anche la voce lirica che si abbandona a un “silenzio” depurato al punto da vivere la propria “morte” (taciuta, ma allusa dalla rima di grado zero che la vincola a “sorte” oltre a venire esplicitata dal verbo “perire”): «Torva, io strega/ mi accingo/ a languire,/ a finire la sorte,/ a gettare la veste/ e perire in silenzio».
Ma poi, in un contesto agreste, la voce si rivolge a una fanciulla, iniziandola al possibile gioco meraviglioso della metamorfosi spazializzato tra la “altalena” e le “nuvole”: «L’altalena non è un gioco,/ Silvia,/ è un calice atteso/ tra l’erba e le nuvole».
È la passione amorosa, se vissuta senza risparmio, a colorare il mondo: «Ma l’amore speso,/ come l’uva matura,/ colora la vigna e le viti».
In Apoteosi, un’immagine a sorpresa rivela come ciò che resta dell’esperienza quotidiana basti per calmare l’angoscia esistenziale: «Il raspo dell’uva/ è pece che seda/ l’affanno».
In queste poesie la metamorfosi è anche rottura e liberazione dagli assetti ricevuti, e ogni forma verbale pare esigere intrusioni di irriducibili contraddizioni. Ne risulta una bellezza tendente alla disarmonia necessaria per superare il dato, il naturale e l’autobiografico. Il pensiero della poesia si tende per superare il dolore di vivere nella mutazione senza requie.

Tomaso Kemeny

Casta meretrix

 

Vivi tra il mito e l’orrido,

chiudi nel silenzio gli anfratti della storia.

Sciogli nel miele della dimenticanza

le trame ambigue che ti hanno irretito.

Un sapore intinto d’aceto, un imbroglio,

un intrigo,

un doppio ordisce i moti dei vermi.

Ti resta una donna tra tante, che non ti ha

tradito.

L’altra, è dieci, e più, sibilla e leggiadra,

danzatrice del nulla.

Guerriera, santa, anche puttana.

 

 

 

Di quello che, amato, si perde per incuria

 

È un attimo, un respiro, uno sguardo,

un frammento di pelle tra il jeans

e la maglia,

una mano sulla giacca che ti sospinge.

 

Si affoga in un bicchiere d’acqua,

si muore per uno sgambetto,

si perde per un nonnulla.

 

Fa freddo, qui, e il cuore quasi non batte più.

 

Stringi forte la mano, poi mi scorgi farfalla,

allenti la presa e mi perdi.

 

Manca sempre qualche secondo al tocco,

il tuo campanile segna ore diverse,

la liturgia dei pensieri è decentrata.

 

In un lampo ci divide

una galassia sconosciuta.

Eppure a volte

come rondini voliamo all’unisono.

 

 

 

La cassa magica

 

Voglio regalarti un frisbee

e chiuderti nella cassa magica

con i birilli e le biglie colorate.

Lolita bionda infilza gli occhietti umidi:

il ricciolo all’insù, la boccuccia di fiele,

sul piccolo seno salsa di lampone.

Giro la chiave, apro la cassa, sposto un libro,

cerco la matita e getto il frisbee.

 

So che non ti rivedrò più.

 

 

 

 

La sottile differenza

 

Con te ho camminato nella notte sulle stelle,

ho sognato nelle onde tra gli scogli,

ho raccolto la rena nel mio grembo.

Tu guidavi il carro festoso e credevi

amiche le rotte. Sognavamo il paradiso

della terra fertile tra il Tigri e l’Eufrate.

Abbiamo invece solo fermato il passo

per scorgere tra i tuoi occhi e i miei

la polvere opaca, il lacerto infetto,

le mani sporche. Siamo mortali, Amore

ci visita, alza le spalle e ci dimentica.

Mi passo un dito sulle guance mentre dipingo

la sottile differenza tra il sorriso e il pianto.

 

 

 

 

A te, padre

 

Il sole calava,

il mare spietato

montava.

 

Io giovinetta

guardavo e pregavo.

 

Pensavo a quell’uomo

incognito amato da sempre.

 

E forse scorgevo

tra i sali del vento

nel volto di bronzo

nel braccio scolpito

il tremulo passo

di questi tuoi giorni.

 

 

 

 

Vorrei

 

Vorrei ballare

e fremere leggera

in vesti di trina.

 

Vorrei giacere

come vino

in botti di legno.

 

Vorrei saltare

la corda

e bimba ferire

con un sorriso

il tuo volto.

O madre.

 

 

 

 

Tsitsernakaberd

(Yerevan, Armenia, Al memoriale del genocidio)

 

L’anfora

del massacro

declina

alla brace sacrificale.

 

Il cielo si fa terra

e la terra

iniqua falcidia.

 

Mi genufletto,

orante

per ogni spettro vivo

per ogni volto esangue.

 

 

 

 

Monastero di Sanahin

(Armenia settentrionale)

 

La luce sferzante

filtra dal muro

i millenni.

 

Cristo attraversa,

lo Spirito inebria,

il Padre accoglie.

 

Nel perdono

mortifico i sensi

e quiete mi inonda

come bonaccia

dopo tempesta.

 

 

 

Testamento

 

Sarò concubina leggiadra e disperata,

sarò farfalla di una notte,

cicala delle torride estati,

luna calante,

giovinetta del ballo assassino.

Non avrò nelle mani

le perle dei giorni trascorsi,

non sarò lanterna, faro, fortezza.

 

Sarò pioggerellina di marzo,

girasole distratto, mantide religiosa.

Di Edipo seguirò la sorte, mi caverò

gli occhi che non hanno veduto

quei secondi tra l’utero e la fossa,

che marchiano come pecora al macello.

 

Lascerò tre soli: tra i loro raggi qualcuno

potrà scorgere un volto amoroso

celato nel decomposto ghigno.

 

Casta meretriz

 

Vives entre el mito y lo horroroso,

cierras en el silencio las tortuosidades de la historia.

Disuelves en la miel del olvido

las tramas ambiguas que te han seducido.

Un sabor embebido de vinagre, un engaño,

una intriga,

un doble urdir los movimientos de los gusanos.

Te queda una mujer entre tantas, que no te ha

traicionado.

La otra, es diez, y más, sibila y gentil, danzarina

de la nada.

Guerrera, santa, también puta.

 

 

 

De aquello que, amado, se pierde por incuria

 

Es un instante, un respiro, una mirada,

un fragmento de piel entre el jeans

y el suéter,

una mano sobre la chaqueta que te empuja.

 

Se ahoga en un vaso de agua,

se muere por una zancadilla,

se pierde por una nadería.

 

Hace frío, aquí, y el corazón casi no bate más.

 

Aprieta fuerte la mano, después me percibes mariposa,

aminoras la presa y me pierdes.

 

Falta siempre algún segundo al toque,

tu campanario marca horas diferentes,

la liturgia de los pensamientos está descentrada.

 

En un destello nos divide

una galaxia desconocida.

Sin embargo a veces

como golondrinas volamos al unísono.

 

 

 

La caja mágica

 

Quiero regalarte una frisbee

y encerrarte en la caja mágica

con los bolos y las canicas coloreadas.

Lolita rubia enhebra los ojitos húmedos:

el bucle en alto, la boquita de hiel,

sobre el pequeño seno salsa de frambuesa.

Giro la llave, abro la caja, desplazo un libro,

busco el lápiz y tiro el frisbee.

 

Sé que no te veré nunca más.

 

 

 

 

La sutil diferencia

 

Contigo he caminado en la noche sobre las estrellas,

he soñado en las olas entre los peñasco,

he recogido la arena en mi regazo.

Tú conducías el carro jubiloso y creías

amigas las rutas. Soñamos con el paraíso

de la tierra fértil entre el Tigris y el Èufrates.

Hemos en cambio detenido sólo el paso

para divisar entre tus ojos y los míos

el polvo opaco, el músculo infecto,

las manos sucias. Somos mortales, Amor

nos visita, alza los hombros y nos olvida.

Me paso un dedo en las mejillas mientras pinto

la sutil diferencia entre la sonrisa y el llanto.

 

 

 

 

A ti, padre

 

El sol descendía

el mar despiadado

subía.

 

Yo jovencita

miraba y rezaba.

 

Pensaba en aquel hombre

incógnito amado desde siempre.

 

Y quizás divisaba

entre las sales del viento

en el rostro de bronce

en el brazo esculpido

el trémulo paso

de estos días tuyos.

 

 

 

 

Querría

 

Querría bailar

y bramar ligera

en vestido de encaje.

 

Querría yacer

como vino

en cubas de madera.

 

Querría saltar

la cuerda

y niña herir

con una sonrisa

tu rostro.

O madre.

 

 

 

 

Tsitsernakaberd

(Yerevan, Armenia, Al memorial del genocidio)

 

El ánfora

de la matanza

declina

a la brasa sacrifical.

 

El cielo se hace tierra

y la tierra

inicua matanza.

 

Me arrodillo,

orante

por cada espectro vivo

por cada rostro exánime.

 

 

 

 

Monasterio de Sanahin

(Armenia septentrional)

 

La luz penetrante

filtra del muro

los milenios.

 

Cristo atraviesa,

el Espíritu inebria,

el Padre acoge.

 

En el perdón

mortifico los sentidos

y la quietud me inunda

como bonanza

después de la tempestad.

 

 

 

Testamento

 

Seré concubina graciosa y desesperada,

seré mariposa de una noche,

cigarra de los tórridos veranos,

luna menguante,

jovencita del baile asesino.

No tendré en las manos

las perlas de los días pasados,

no seré linterna, faro, fortaleza.

 

Seré llovizna de marzo,

girasol distraído, santateresa religiosa.

De Edipo seguiré la suerte, me cavaré

los ojos que no han visto

esos segundos entre el útero y el foso,

que marchan como ovejas al matadero.

 

Dejaré tres solos: entre sus rayos alguien

podrá divisar un rostro amoroso

oculto en la descompuesta mueca.

 

Schermata 2015-10-17 alle 00.30.46Adele Desideri vive e lavora a Milano. Poeta, saggista e critica letteraria, ha pubblicato quattro libri di poesie: Salomè (Il Filo, 2003), Non tocco gli ippogrifi (Campanotto, 2006, finalista al Festival di Poesia San Pellegrino Terme 2006), Il pudore dei gelsomini (Raffaelli, 2010, Premio di poesia inedita Satura – Città di Genova 2011), Stelle a Merzò(Moretti&Vitali, 2013, Rosa dei finalisti del Premio Letterario Camaiore 2014 e segnalazione al Lorenzo Montano 2014).
Altre sue opere sono presenti in numerose plaquettes, antologie, mostre, volumi storici, e sono state tradotte in inglese, francese, spagnolo e arabo.
Nel settembre 2009 una sua lirica è stata selezionata per i Murales a Diamante (CS).
È curatrice del volume La poesia, il sacro, il sublime (FaraEditore, 2009), che raccoglie gli atti dell’omonimo convegno svoltosi a Milano, ideato e organizzato in collaborazione con Alessandro Ramberti.
È curatrice del convegno “Etica e bellezza”, all’interno delle attività del P.E.N. International centro della Svizzera italiana e retoromancia e in collaborazione con USI – Università della Svizzera Italiana (Lugano, 26 novembre 2013). E del relativo volume Etica e bellezza. Atti del Convegno, Lugano 26 novembre 2013, a cura di Adele Desideri e Gilberto Isella in collaborazione con l’Università della Svizzera Italiana. Interventi di Michele Amadò, Giuseppe Curonici, Adele Desideri, Tomaso Kemeny, Gilberto Isella, Quirino Principe, prefazione di Franca Tiberto, I Quaderni del P.E.N., Guaraldi LAB/EUSI, 2014.
È curatrice del convegno “Le donne e la poesia”, in collaborazione con Tomaso Kemeny e Cinzia Demi. Casa della poesia, Palazzina Liberty, Largo Marinai D’Italia, Milano, 13 novembre 2014.
Scrive per diversi siti e riviste culturali. Collabora con il “Quotidiano della Calabria”.

Schermata 2015-10-17 alle 00.30.46Adele Desideri vive y trabaja en Milán. Poeta, ensayista y crítica literaria, ha publicado cuatro libros de poesías: Salomé (El Hilo, 2003), No toco los hipogrifos (Campanotto, 2006, finalista del Festival de Poesía San Pellegrino Termi 2006), El pudor de los jazmines (Raffaelli, 2010, Premio de poesía inédita Satura – Ciudad de Génova 2011), Estrellas a Merzò (Moretti&Vitali, 2013, Finalista del Premio Literario Camaiore 2014 y señalación al Lorenzo Montano 2014).
Otras obras suyas están presentes en numerosos plaquetas, antologías, exposiciones, volúmenes históricos, y han sido traducidas al inglés, francés, español y árabe.
En septiembre de 2009 una de sus líricas ha sido seleccionada para los Murales a Diamante (Cs).
Ha coordinado la publicación del volumen La poesía, el sagrado, el sublime (Fara Editor, 2009), qué recoge los actos del homónimo congreso realizado en Milán, ideado y organizado en colaboración con Alessandro Ramberti.
Es coordinadora del congreso Ética y belleza, dentro de las actividades del P.E.N. Internacional centro Suizo Italiana y retorrománica y en colaboración con USI – Universidad Suiza Italiana (Lugano, 26 de noviembre de 2013). Y del relativo volumen Ética y belleza. Actos del Congreso, Lugano el 26 de noviembre de 2013, curado de Adele Desideri y Gilberto Isella en colaboración con la Universidad Suiza Italiana. Intervenciones de Michele Amadò, Giuseppe Curonici, Adele Desideri, Tomaso Kemeny, Gilberto Isella, Quirino Príncipe, prefacio de Franca Tiberto, Los Cuadernos del P.E.N., Guaraldi LAB/EUSI, 2014.
Es curadora del convenio Las mujeres y la poesía, en colaboración con Tomaso Kemeny y Cinzia Demi. Casa de la poesía, Palacete Liberty, Largo Marinai D’Italia, Milán, 13 de noviembre 2014.
Escribe para diferentes sitios y revistas culturales. Colabora con el Periódico de Calabria.

(Nota biografica in spagnolo, cura di Carlos Sánchez).

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