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Adrián Fernández

 

A cura di Simone Camassa

 

 

 

Et lux in tenebris lucet

 

Vuela la nube y va tan tranquila

echando el velo sobre la ciudad.

Lentamente oscurecen las sonrisas

y así enmudece cada corazón.

 

Sin sol, piensan, ya no habrá claridad.

Sin luz ya nadie podrá continuar.

Y en la tiniebla ya no volverá

el brillo de la humanidad de antaño.

 

Yo veo esa nube, tan tranquilo,

desde la profundidad del olvido.

Sé que, sin aviso, aparecerá.

 

Cortará esa vil selva de humo

y ahí, en la tiniebla, volverá.

Sé que, al final, amanecerá[1].

 

 

Et lux in tenebris lucet

 

Vola la nube, il suo corso è tranquillo,

stende un velo su tutta la città.

Lento nel buio entra ogni sorriso

e così, muto ogni cuore si fa.

 

Senza il sole, mai più sereno sarà.

Senza luce nessuno più avrà senso.

E nel buio più non tornerà

il brillio dell’umanità di un tempo.

 

Io questa nube vedo, ben tranquillo,

dalla profondità del lento oblio.

So che, senza avvisare, apparirà.

 

Squarcerà a questa vile selva il fumo

e lì, nel buio, lei ritornerà.

So che, alla fine, l’alba sorgerà.

 

 

 

 

Atraco callejero

 

De camino hacia la monotonía,

entre la gente y sus sonrisas grises,

en el zigzag de estas grandes vías,

en esos días que terminan por ‘es’.

 

Y pasaste tú, alegre y graciosa.

Llevabas el sol de la madrugada…

Cuando coincidieron nuestras miradas,

supe que no me dormiría más.

 

¡El relámpago de esa mañana!

¡Qué conmoción de todos mis sentidos!

¡Existías! ¡Belleza fugitiva!

 

Mantendré vivo este lugar del crimen,

donde un atraco lograron tus ojos,

Y ahí estaré, por siempre tu rehén[2].

 

 

Uno scippo per la strada

 

Di ritorno alla mia monotonia,

fra la folla, irta di grigi sorrisi,

nel zigzag di un’immensa fra altre via,

in quei giorni che terminano in “dì”.

 

Poi sei passata tu, allegra e graziosa.

Portavi il sole dell’aurora in fiore…

Quando gli sguardi nostri si incontrarono,

capii che non avrei mai più dormito.

 

Il fulgore che fu quella mattina!

Un sommovimento di ogni mio senso!

Tu esistevi, bellezza fuggitiva!

 

Manterrò vivo il luogo del misfatto,

dove ai tuoi occhi riuscì quello scippo,

e vi starò, tua vittima per sempre[3].

 

 

 

 

Parque de la Alamedilla

 

Bailaban unas hojas en el cielo

bajo los rayos de un sol de verano.

Era una tarde de junio en un parque,

en donde tenía que despedirme.

 

Tú estabas ahí, sentada en el banco,

y brillaban resbalando en tu rostro

esas lágrimas borrosas que duelen

por haberme visto irme para siempre.

 

El parque entero te había abrazado.

Un gorrión se quedaba cantando

con tal de que ya no estuvieras triste.

 

Recuerdo haberte visto rodeada

por una luz que ya no me alcanzaba.

Recuerdo que nunca estuve tan solo[4].

 

 

Parco de la Alamedilla

 

Danzavano le foglie in cielo, sui

fili dorati di un sole estivo.

Una sera di giugno, un parco in cui

dovevo salutarti: io partivo.

 

Sulla panchina tu stavi, seduta,

il viso irrugiadito per il pianto,

la lacrima che in dolor si tramuta

e che partendo per sempre avrò accanto.

 

Il parco intero ti stava abbracciando.

Un passero restava, e cantando

tentava di addolcir la tua tristezza.

 

Ricordo che ti ho vista circondata

da una luce che a me restò negata.

Ricordo che mai più fui così solo.

 

 

 

 

 

La despedida

 

Te miré a los ojos sin oír tus palabras:

ya no me importaban, con sus alas quebradas.

Así se estrellaron, solas, muertas, perdidas,

como mis sentimientos, reos de nuestras vidas.

 

Nunca había visto tan preciosa tu cara

y tan llena de luces en esta oscuridad.

No entendí mi suerte, me venció la ceguera.

Y ya no estás, mi vida. Y yo en la soledad.

 

El adiós es artista: te pinta la belleza

con la melancolía de una despedida.

Y de repente muero con cada pincelada.

La fuerza del deseo me aprieta el alma.

 

Quedará para siempre grabada tu mirada.

Viviré tu recuerdo con esa añoranza

por haberte querido cuando ya no estabas…

porque ya era tarde, me dabas la espalda[5].

 

 

Il distacco

 

Guardai i tuoi occhi, sordo al tuo parlare –

senza senso, ala che non può volare.

Parola sola, schiantata, smarrita

come i rei sentimenti di una vita.

 

Mai così splendido vidi il tuo viso

e in questo buio così splendente.

Non capii la mia sorte, cieco e vinto.

Tu sparisti, mia vita. Io sono niente.

 

È un artista l’addio: ti dipinge la bellezza

con la malinconia di un distacco.

E all’improvviso muoio dentro ogni pennellata.

Il desiderio opprime forte l’anima.

 

Sarà per sempre inciso nel ricordo il tuo sguardo

Lo vivrò colmo d’amaro rimpianto

per averti amata quando eri andata via…

perché era tardi, mi davi le spalle.

 

 

 

 

Por un mechón

 

Ese mechón que divide tu frente

y que denuncia tu mirada intensa.

Ese columpio de aire que se mueve

como péndulo contra mi inocencia.

 

Este fugitivo, bello y valiente,

caos sublime nacido en tu cara.

Este dardo que envenena mi mente

como una varita que hechiza mi alma.

 

Ya van mis dedos hasta ti volando,

rozando tu cara con mi deseo,

para colocar tu suave cabello.

 

Y con mis ojos mirando a los tuyos,

condenados a ser mi único cielo,

resuelto, te confieso que te quiero[6].

 

 

Per una ciocca

 

Questa ciocca divide la tua fronte

spia evidente di uno sguardo intenso.

Un’altalena d’aria che si muove

contro la mia innocenza, a mo’ di pendolo.

 

Capriccioso, bellissimo e fulgente,

sublime caos che sul tuo viso nasce.

Questo dardo avvelena la mia mente

bacchetta magica che mi rapisce.

 

E le dita di te volano in cerca,

sfiorano il viso con il desiderio,

per aggiustare il dolce tuo capello.

 

E con gli occhi miei fissi dentro ai tuoi,

condannati a essere il solo mio cielo,

risoluto, il mio amore ti confesso.

 

[1] Struttura di sonetto, con una certa escursione nella misura dei versi e nelle rime, anche se mantiene un tessuto sonoro riconoscibile. In traduzione l’ho ricreato cercando di avvicinarmi a uno schema di rime vero e proprio.

[2] Struttura di sonetto, con rime libere.

[3] In questo sonetto, libero come gli altri, ho costruito una gabbia di rime più forte, per evidenziarne il carattere di omaggio amoroso galante e intenso. Restano irrelati i versi conclusivi di ogni terzina.

[4] In questo sonetto, libero come gli altri, ho costruito una gabbia di rime più forte, per evidenziarne il carattere di omaggio amoroso galante e intenso. Restano irrelati i versi conclusivi di ogni terzina.

[5] Quartine di versi di lunghezza varia, con rime non fisse. Le prime due in italiano sono state rese in endecasillabi (rimati, seguendo l’originale), mentre le altre due in endecasillabi e settenari doppi alternati (non rimati, poichè in originale le rime lasciano spazio ad assonanze). Costituisce un dittico con la precedente.

[6] Struttura di sonetto con assonanze prevalenti sulle rime. Del tutto irrelati i primi versi di ciascuna terzina.

 

Adrian Fernandez GonzalezAdrián Fernández nasce il 1 settembre 1988 a Losanna, in Svizzera, da famiglia spagnola. Dopo una laurea in Lingue e Letterature spagnola e francese, sta preparando una tesi di dottorato in filologia ispanica medievale.

La scelta di studi letterari si deve alla lettura di Laclos, Le relazioni pericolose, e di Roland Buti, Una nuvola sull’occhio: due opere chiave per lui, per essere state oggetto di esame scolastico, ma anche da un punto di vista personale. Da allora, è andato sviluppando un proprio gusto per la lettura, senza un genere o un autore prediletto.

Occasionale amante del teatro, ha recitato per qualche anno in una compagnia studentesca. Per conto suo, si è dedicato alla creazione poetica. Oggi, continua a scoprire poco a poco i grandi autori spagnoli, nei momenti in cui l’attività accademica glielo permette.

 

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