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Michael Schmidt, After Hours/Fuori orario

 

di Michael Schmidt

 

After Hours

i

And then, to tell the truth, I didn’t much care.

I’d done my time and over. I wanted out.

Just as I was going they summoned me back.

The dumb thing is, I went. They offered money.

I had money enough; yet, when they added

You can keep your office and title, stupid,

I agreed. On short time I sit in the same

Chair at the same table, work piled before me;

Colleagues patronize me, I’m still Professor

Without professing, a spiderless cobweb,

While outside the sun climbs through the trees and time’s

Not a clock but seasons, the kind an old man

Requires to make peace and walk into the woods

Like a pioneer, released from the routines

Of culture and employment. I didn’t think

I cared, and then I stayed and the one who said

I’ve had enough walked away and wrote me off.

 

 

Fuori orario

 

i

E poi, a dire il vero, non m’importava molto.

Avevo fatto di gran lunga il mio tempo. Volevo uscire.

Proprio mentre me ne andavo mi richiamarono.

La cosa strana è che ci andai. Mi offrirono denaro.

Ne avevo abbastanza; eppure, quando aggiunsero

puoi tenerti il titolo e l’ufficio, io stupido,

accettai. In breve mi ritrovai seduto sulla stessa

sedia allo stesso tavolo, col lavoro impilato davanti;

I colleghi mi rispettano, sono ancora Professore

senza professare, una ragnatela senza ragno,

mentre fuori il sole si arrampica negli alberi e il tempo

non è un orologio ma stagioni, di quelle che un vecchio

richiede per pacificarsi e andare a piedi nei boschi

come un pioniere, libero dalle routine

di cultura e impegno. Non pensavo

che m’importasse, e poi rimasi e quello che diceva

ne ho avuto abbastanza se ne andò e mi cancellò.

 

 ii

Good riddance, then. But I can’t help wondering

Who he was, what he took with him, where he went.

I sit in the same chair at the work table

And think of him, not enviously. Did he go

To Cornwall where I thought I’d one day settle

In Fowey or Polruan, and walk the cliffs

At the end of England and the end of life

Loving the clouds and even the loud seagulls?

Did he go to Mexico and make a place,

Brief, perhaps, but radiant and very raw,

Having thrown his books and papers on the skip,

An Alp of literature, and chosen mountains,

Real mountains, the pine and cactus, coyotes

And gopher snakes, grey eagles, zopilotes,

And ocote smoke, pots of red rice, black beans

Hot on the brazier, at night so many stars

He found his place and gave up the glad ghost there…

Did he stay at home, his Alp of literature

Intact, wearing his Millet Myo Velcro

Climbing shoes, making his way with hiking poles,

Mammut Galaxy superdry climbing rope,

Crag-climbing gloves, crampons, ice-axes, ice-screws,

Leaving a sequence of huts and bivouacs

As he climbed the texts. Does he reach a summit?

And there in thin air does he find wings and rise?

Is heaven that way? To tell the truth, I care

For him, for all of him, cliff, star and summit.

 

 ii

Era ora. Ma non posso fare a meno di chiedermi

chi fosse, cos’abbia portato con sé, dove sia andato.

Siedo sulla stessa sedia alla stessa scrivania

e penso a lui, senza invidiarlo. È forse andato

in Cornovaglia dove pensavo un giorno di stabilirmi

a Fowey o Polruan, e di camminare sulle rocce

al termine dell’Inghilterra e della mia vita

amando le nubi e perfino i chiassosi gabbiani?

È forse andato in Messico e si è ricavato un posto,

piccolo, forse, ma radioso e molto naturale,

dopo aver gettato libri e carte al volo,

Alpi di letteratura, e montagne scelte,

reali montagne, il pino e il cactus, coyote

e serpenti pituophis, aquile grigie, zopilotes,

e fumo di ocote, pentole di riso rosso, piselli neri

roventi sul braciere, di notte così tante stelle

trovò il suo posto e vi abbandonò il suo lieto spettro…

È forse rimasto a casa, con le sue Alpi di letteratura

intatte, indossando le scarpe da arrampicata Millet

Myo Velcro, facendosi strada con bastoni da trekking,

corda Mammut Galaxy superdry da arrampicata

e guanti, ramponi, piccozze, viti da ghiaccio,

lasciando una serie di rifugi e bivacchi

mentre scalava i testi. Raggiunge la vetta?

E là nell’aria rarefatta trova le ali e si leva?

C’è il cielo di là? A dire il vero, m’interessa

lui, ogni cosa di lui, roccia, stella e vetta.

 

iii.

His time is never up. I close my eyes, he’s

There for sure, wearing my face, sun burned, wind burned,

He’s written me off, so he never chides me.

I walk in his prints through the thick cliff edge grass

Or up the flinty cendero to the stars,

Or through deep snow and out across the ice fields.

My selves disown me but they remain my selves

Though my feet are dry, my hands clean, and I sit

In precisely the same chair at this table,

Fingering my Mammut Galaxy Super

-Dry climbing rope, wondering, will it take my weight.

 

iii.

Il suo tempo non finisce mai. Chiudo gli occhi, lui è

senz’altro là, indossa il mio volto, arso dal sole, arso dal vento,

Mi ha cancellato, così non mi rimprovera mai.

Ne ricalco le orme sull’erba fitta del burrone

o sul granitico sentiero che conduce alle stelle,

o nella neve alta e attraverso campi gelati.

I miei sé non mi posseggono più ma restano i miei

anche se ho i piedi asciutti, pulite le mani, e siedo

sulla stessa identica sedia allo stesso tavolo,

toccando la mia corda Mammut Galaxy Super

-dry da arrampicata e mi chiedo, sosterrà il mio peso?

 

Da Le storie della mia vita, Edizioni Kolibris 2015. Traduzione di Chiara De Luca

 

Michael Schmidt author portraitMichael Schmidt è nato in Messico nel 1947. Ha studiato al Wadham College di Oxford. È Professore di Poesia alla Glasgow University, dove è Responsabile del Programma di Scrittura Creativa. Nel 1969 è uno dei fondatori della casa editrice Carcanet Press Limited, di cui è direttore editoriale. Nel 1972 ha fondato la “PN Review”, una delle più importanti e autorevoli riviste letterarie nel panorama della letteratura di lingua inglese. Poeta, narrtore, curatore di antologie, traduttore, critico e storico letterario, è membro della Royal Society of Literature. Nel 2006 gli è stato assegnato un O.B.E. (Officer of the Order of the British Empire) per il servizio reso alla poesia. Di Michael Schmidt è già uscita in Italia l’edizione bilingue di The Stories of My Life (Le storie della mia vita, Kolibris 2015, traduzione di Chiara De Luca).

 

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