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Albert Giraud

 

A cura di Emilio Capaccio per la rubrica Il poeta del lunedì

 

 

giraudAlbert Giraud, pseudonimo di Marie Émile Albert Kayenbergh, nacque il 23 giugno del 1860 a Lovanio, nel centro delle Fiandre, Belgio. Il padre, commerciante, morì molto presto e il piccolo Albert fu allevato dalla madre e da una zia. Dimostrò fin dall’infanzia un carattere schivo e solitario e una grande passione per la musica, soprattutto per il pianoforte che imparerà a suonare negli anni in cui frequentò il college di Lovanio, con l’intenzione di iscriversi in seguito al conservatorio. Al termine dei suoi studi superiori, però, cambiò idea e si iscrisse alla Facoltà di Lettere e Filosofie dell’Università Cattolica di Lovanio, dove cominciò a scrivere in prosa e in versi. Partecipò ai vari gruppi culturali studenteschi e conobbe molti intellettuali dell’epoca, fra cui Émile Verhaeren (1855-1916) e Émile Van Arenbergh (1854-1934). Presto abbandonò l’università di Lovanio per trasferirsi a Bruxelles, a causa delle difficoltà finanziarie in cui versava la sua famiglia, ma si iscrisse comunque all’università della capitale, mantenendosi agli studi, con il lavoro di giornalista. A partire dal 1881 aderì alla società letteraria chiamata “La Jeune Belgique”, composta da molti poeti e scrittori belgi, fra i quali, oltre a Émile Verhaeren, Eugène Demolder (1862-1919), il Premio Nobel per la Letteratura, Maurice Maeterlinck (1862-1949), Georges Eekhoud (1854-1927), e il fondatore dell’omonima rivista letteraria e artistica[1], Max Waller (1860-1889). È nel 1881 che il giovane Marie Émile Albert Kayenbergh adotterà per sempre lo pseudonimo di Albert Giraud, con il quale firmerà quello stesso anno la sua prima opera dal titolo Le Scribe, comprendente una raccolta di racconti. Nel 1884, dopo aver ottenuto uno scarso successo di critica con la prosa, pubblicò la raccolta poetica Pierrot lunaire, costituita da 50 lieder[2] e che rappresenta l’opera più importante e l’inizio della sua carriera poetica. L’importanza del Pierrot lunaire è senza dubbio da attribuire alla traduzione in tedesco dei 21 (divisi in 3 tempi) dei 50 lieder, fatta nel 1912 dal compositore austriaco, Arnold Schönberg (1874-1951) inserendo le composizioni tradotte di Albert Giraud, nell’omonima composizione musicale (op. 21) per voce femminile, recitante, per la prima volta, secondo lo stile del “sprechgesang”, cioè del canto/parlato. L’opera musicale di Schönberg è considerata la prima e l’esempio più eclatante dell’Espressionismo musicale tedesco. Il “Pierrot” di Giraud incarna perfettamente il personaggio triste e malinconico, incantato dalla luna, alla quale canta il suo male di vivere, apparentemente romantico, ma trasfigurato in immagini a volte grottesche, a volte allucinate e in una atmosfera cupa e angosciosa. Giraud riprenderà successivamente la figura di Pierrot, nel 1891 quando pubblicò Pierrot narcisse e nel 1898 con Héros et Pierrots, opere che risentono degli echi parnassiani di Paul Verlaine (1844-1896), di Charles Marie René Leconte de Lisle (1818-1894) e di Théodore de Banville (1823-1891) e nelle quali Giraud mostra una dura inflessibilità per ogni altro movimento artistico o forma di poesia[3]. Altre raccolte poetiche sono: Hors du siècle (1888); La guirlande des dieux (1910); La frise empourprée (1912); Éros et Psyché (1920). Nel 1920 fu nominato dal re Alberto I (1875-1934), membro della “Accademia Reale di Lingua e Letteratura Francese del Belgio”. Negli ultimi anni della sua vita rivestì il ruolo di bibliotecario del Ministero degli Interni, anche se stava diventando totalmente cieco. Morì improvvisamente a Schaerbeek, nei pressi di Bruxelles il 26 dicembre del 1929. Lo scultore Victor Rousseau (1865-1954) gli dedicò un busto che si trova nel parco di Josaphat a Schaerbeek.

 

 

 

 

 

Crépuscule

 

 

Malgré tes chers aveux, ton rire qui s’étonne,

et ta bouche crédule où dorment des baisers,

adieu! L’heure est venue et nos corps sont brisés;

l’horizon nous regarde avec un oeil atone.

 

La fin de notre amour, crépuscule d’automne!

Adieu! Suprême adieu de nos espoirs passés!

Vois tournoyer là-bas nos rêves épuisés,

comme un vol de corbeaux dans un ciel monotone.

 

C’est la nuit souveraine et c’est l’oubli profond;

tout s’en va, tout est noir, tout pleure et se confond;

lente, une cloche râle au loin, coeur solitaire.

 

Adieu! Car c’est en vain que nous aurons cherché,

par delà notre chair et les voix de la terre,

quelque chose de nous dans ce soleil couché.

 

 

 

 

 

Crepuscolo

 

 

Malgrado le tue care confessioni, il tuo riso che si stupisce,

e la tua bocca credula dove dormono i baci,

addio! L’ora è venuta e i nostri corpi sono affranti;

con occhio atono ci guarda l’orizzonte.

 

La fine del nostro amore, crepuscolo d’autunno!

Addio! Supremo addio delle nostre passate speranze!

Vedo volteggiare laggiù i nostri sogni sfiniti,

come un volo di corvi in un cielo monotono.

 

È la notte sovrana ed è l’oblio profondo;

tutto se ne va, tutto è nero, tutto piange e si confonde;

lenta, una campana rantola lontano, cuore solitario.

 

Addio! Perché invano avremo cercato,

attraverso la nostra carne e le voci della terra,

qualcosa di noi in questo sole disteso.

 

 

 

 

 

 

 

La voix brisée

 

 

Lorsque j’entends mourir ta voix crépusculaire,

pleine d’espoirs déchus, d’angoisse et de rancoeur,

je comprends que l’hiver est assis dans ton coeur;

car ta parole étrange, à la fois sombre et claire,

 

où se parle tout bas un douloureux secret,

ressuscite pour moi les immenses murmures

qu’aux premiers soirs du monde exhalaient les ramures

d’une mystérieuse et neigeuse forêt;

 

et son timbre m’évoque une eau triste et lassée

qui regarde sans voir, à travers le brouillard,

souvenir de printemps dans l’àme d’un vieillard,

la morne assomption d’une lune glacée.

 

 

 

 

 

La voce spezzata

 

 

Quando sento morire la tua voce crepuscolare,

piena di speranze decadute, d’angosce e di rancore,

comprendo che l’inverno s’è seduto nel tuo cuore;

perché la tua parola strana, chiara e oscura,

 

dove parla sottovoce un doloroso segreto,

risuscita per me immensi mormorii

che alle prime sere del mondo esalavano i rami

d’una misteriosa e nevosa foresta;

 

e il suo timbro mi evoca un’acqua triste e stanca

che guardo senza vedere, attraverso la nebbia,

ricordo di primavera nell’anima di un vecchio,

la cupa assunzione di una luna ghiacciata.

 

 

 

 

 

 

 

Le charme de la mer

 

 

Bien mieux qu’une maîtresse, ô mer, tu me possèdes:

ta présence mystique occupe mes yeux clos;

tu roules l’infini dans chacun de tes flots,

et par tes horizons inquiets tu m’obsèdes.

 

Je me souviens toujours de la première fois,

du jour déjà lointain où je t’ai regardée:

une vague emporta mon âme, et l’a gardée;

je pense me revoir lorsque je te revois.

 

Je t’aime au point du jour, sous les brouillards moroses

que déchire soudain le quadrige vermeil

auquel sont attachés par des noeuds de soleil

les chevaux du matin, frappés d’écumes roses.

 

A midi, sous un ciel d’argent vertigineux,

j’aime le chant superbe exhalé par tes lames,

et j’imagine ouïr, dans l’or vert de tes flammes,

le ronflement puissant d’un orgue lumineux.

 

 

 

 

 

Il fascino del mare

 

 

Molto meglio di un’amante, O mare, tu mi possiedi:

la tua mistica presenza abita i miei occhi serrati;

spandi l’infinito su ognuno dei tuoi fiotti,

e dai tuoi orizzonti inquieti mi assilli.

 

Mi ricordo continuamente della prima volta,

del giorno già lontano in cui ti fissai:

un’onda portò via la mia anima, e l’ha serbata;

io credo di rivedermi quando ti rivedo.

 

Ti amo all’inizio del giorno, sotto lugubri nebbie

che lacerano d’improvviso la quadriga vermiglia

a cui sono legati da nodi di sole

i corsieri del mattino, colpiti da schiume rosate.

 

A mezzogiorno, sotto un cielo d’argento vertiginoso,

amo il canto superbo esalato dalle tue lame,

e immagino sentire, nell’oro verde delle tue fiamme,

il ronzio potente d’un organo luminoso.

 

 

 

 

 

 

 

Gare nocturne

 

 

La gare est nostalgique avec ses beaux pavois,

ses fanaux de couleur aux clartés solennelles,

pareils, dans la nuit vaste, à de fixes prunelles

epiant le profil sinistre des convois.

 

Dans la banalité de la foule, je vois

passer rapidement des âmes fraternelles;

mais le brusque rideau des ombres éternelles

me ravit à jamais leur visage et leur voix.

 

Un spleen surgit alors des choses suggestives,

et du tragique appel que les locomotives

jettent comme un adieu vers les pays quittés.

 

Et je traduis en moi les signaux que l’on sonne

par ces mots sans espoir lentement répétés:

personne ne m’attend et je n’attends persone!

 

 

 

 

 

Stazione notturna

 

 

La stazione è nostalgica con le sue belle balaustre,

i suoi fanali del colore di chiarezze solenni,

simili, nell’immensa notte, a fisse pupille

che spiano il profilo sinistro dei convogli.

 

Nella banalità della folla, io osservo

passare velocemente anime fraterne;

ma la brusca cortina d’ombre eterne

mi sottrae sempre la loro voce e il loro viso.

 

Una tristezza sorge allora dalle cose suggestive,

e dal tragico richiamo che le locomotive

gettano come un addio verso paesi lasciati.

 

Ed io traduco in me i segnali che si suonano

da queste parole disperate lentamente ripetute:

nessuno m’aspetta e non aspetto nessuno!

 

 

 

 

 

 

 

Sommeil

 

 

La bouche humide encore des baisers échangés.

Ton jeune coeur gonflé d’ineffables délices,

déliant ton étreinte amoureuse, tu glisses

dans un sommeil de fleur, plein de songes légers.

 

De sa calme lueur la lampe solitaire

eclaire étrangement ta frêle nudité.

Mon âme qui te veille, assise à ton côté,

s’étonne et croit surprendre un douloureux mystère.

 

 

 

 

 

Sonno

 

 

La bocca umida ancora di baci dati.

Il tuo giovane cuore turgido d’ineffabili delizie,

sciogliendo la tua stretta amorosa, scivoli

in un sonno di fiore, colmo di sogni leggeri.

 

Del suo calmo chiarore la lampada solitaria

rischiara stranamente la tua fragile nudità.

La mia anima che ti veglia, seduta al tuo fianco,

si stupisce e crede sorprendere un doloroso mistero.

 

 

 

 

 

 

 

Soir

 

 

Léchés par les flammes obliques

d’un large soleil déclinant,

s’estompent dans leur nimbe ardent

les horizons mélancoliques.

 

Le ciel laisse, au couchant malsain,

saigner une exhalaison rouge

comme la fenêtre d’un bouge,

ou le rêve d’un assassin.

 

 

 

 

 

Sera

 

 

Leccati dalle oblique fiamme

d’un largo sole declinante,

s’estinguono nel loro nimbo ardente

malinconici orizzonti.

 

Il cielo stanco, al calante malsano,

salassa una rossa esalazione

come la finestra d’una bolgia,

o il sogno d’un assassino.

 

 

 

 

 

 

 

La voix chère

 

 

Comme un bourdonnement d’invisibles abeilles

ivres des vins du soir et du parfum des fleurs,

ta douce voix murmure en songe a mes oreilles,

ta grave et douce voix apaise mes douleurs,

comme un bourdonnement d’invisibles abeilles

ivres des vins du soir et du parfum des fleurs.

 

Lu fraîcheur des ruisseaux, la jeune chair des roses,

la mousse des forêts et l’haleine du thym

chantent dans la lumière entre tes lèvres roses.

Tu verses dans mon coeur, comme un écho lointain,

la fraîcheur des ruisseaux, la jeune chair des roses,

la mousse des forêts et l’haleine du thym.

 

Mais sous l’orgueil du sang, des mois fiers et splendides

se cabrent dans ta voix comme des étalons!

Un rêve inviolé fleurit tes yeux candides;

ton rire a la langueur des anciens violons;

mais sous l’orgueil du sang, des mots fiers et splendides

se cabrent dans ta voix comme des étalons!

 

 

 

 

 

La voce cara

 

 

Come un ronzio d’invisibili api ubriache

dei vini della sera e del profumo dei fiori,

la tua dolce voce mormora in sogno alle mie orecchie,

la tua grave e dolce voce acquieta i miei dolori,

come un ronzio d’invisibili api ubriache

dei vini della sera e del profumo dei fiori.

 

La freschezza dei ruscelli, la giovane carne delle rose,

il muschio delle foreste e l’alito del timo

cantano nella luce sulle tue rosee labbra.

Tu versi nel mio cuore, come un eco lontano,

la freschezza dei ruscelli, la giovane carne delle rose,

il muschio delle foreste e l’alito del timo.

 

Ma sotto l’orgoglio del sangue, mesi fieri e splendenti

s’impennano nella tua voce come stalloni!

Un sogno inviolato infiora i tuoi candidi occhi;

il tuo riso ha il languore di vecchi violini;

ma sotto l’orgoglio del sangue, parole fiere e splendenti

s’impennano nella tua voce come stalloni!

 

 

 

 

 

 

 

Résignation

 

 

J’ai lutté contre moi, j’ai crié, j’ai souffert,

esseulé dans la nuit de mon âme blessée,

et, ma vie en lambeaux, je sors de mon enfer,

car j’ai trouvé l’enfer au fond de ma pensée.

 

Je comprends aujourd’hui que mon rêve était fou,

que mon amour d’automne était presque une offense,

et j’arrache à jamais de mon coeur, comme un clou,

le tragique désir d’une impossible enfance.

 

Et je t’offre ces vers, ô mon glaive! ô ma croix!

semblables à des soirs de Noël, blancs et calmes,

où plane vaguement, dans l’azur des cieux froids,

la palpitation souveraine des palmes;

 

ces vers d’un méconnu, ces vers d’un résigné,

ces vers où ma douleur devient de la lumière,

ces vers où ma tendresse a longuement saigné

comme un soleil couchant dans l’or d’une verrière.

 

 

 

 

 

Rassegnazione

 

 

Ho lottato contro di me, ho gridato, ho sofferto,

isolato nella notte della mia anima ferita,

e, la mia vita in brandelli, esco dal mio inferno,

perché ho trovato l’inferno al fondo del mio pensiero.

 

Comprendo oggi che il mio sogno è stato folle,

che il mio amore d’autunno è stato quasi un’offesa,

e strappo per sempre dal mio cuore, come un chiodo,

il tragico desiderio di un’impossibile infanzia.

 

E ti offro questi versi, O mia spada! O mia croce!

simili alle sere di Natale, bianche e tranquille,

dove plana vagamente, nell’azzurro dei cieli freddi,

la somma palpitazione delle palme;

 

questi versi di uno sconosciuto, questi versi di un rassegnato,

questi versi dove il mio dolore diventa di luce,

questi versi dove la mia tenerezza ha a lungo sanguinato

come un sole calante nell’oro d’una vetrata.

 

 

 

 

 

 

 

Matin d’été

 

 

Dans la paix du matin j’entends des voix lointaines

plus fraîches que le frais gazon,

plus douces que le rire humide des fontaines,

des voix de songe et d’horizon.

 

A votre appel, ô voix! m’évadant de mon âme,

je vole vers vous sans regret …

Le soleil a posé sa couronne de flamme

sur le front vert de la forêt.

 

 

 

 

 

Mattino d’estate

 

 

Nella pace del mattino sento voci lontane

più fresche del fresco prato,

più dolci del riso umido delle fontane,

voci di sogno e d’orizzonte.

 

Al vostro appello, O voci! evado dalla mia anima,

volo verso di voi senza rimpianto …

Il sole ha posto la sua corona di fiamma

sulla fronte verde della foresta.

 

 

 

 

 

 

 

Le portrait

 

 

O cher coeur! le printemps de tes beaux yeux lointains

de ses lilas de fête embaume cette image,

et mon vieux souvenir, courbé comme un roi mage,

répand tous ses parfums sur tes pieds enfantins.

 

Car tes yeux, où fleurit la divine surprise,

sont un ciel matinal étonné du soleil,

et tes cheveux cendrés fleurent comme un réveil

de lavande et de thym sous un baiser de brise.

 

Des plaisirs neufs et fiers, au détour du chemin,

implorent ta jeunesse en te léchant la main,

lévriers bondissant à l’appel de leur maître.

 

Et voici qu’un désir étrange me pénètre:

c’est de redevenir, grâce à ta nouveauté,

le pur et simple enfant que je n’ai pas été.

 

 

 

 

 

Il ritratto

 

 

O caro cuore! la primavera dei tuoi begli occhi lontani

coi suoi lillà di festa imbalsama questa immagine,

e il mio vecchio ricordo, curvato come un re magio,

sparge tutti i suoi profumi sui tuoi piedi infantili.

 

Perché i tuoi occhi, dove infiora la divina sorpresa,

sono un cielo mattutino stupìto dal sole,

e i tuoi capelli cenere fluente come un risveglio

di lavanda e di timo sotto un bacio di brezza.

 

Piaceri nuovi e fieri, alla curva del cammino,

implorano la tua giovinezza leccandoti la mano,

levrieri che balzano alla chiamata del loro padrone.

 

Ed ecco che un desiderio strano mi penetra:

è di ritornare, grazie alla tua novità,

il puro e semplice bambino che non sono stato.

 

 

[1] La rivista “La Jeune Belgique” nacque nel 1881 e durò fino al 1897. La rivista sosteneva sia il Naturalismo di Alphonse Daudet (1840-1897) e di Émile Zola (1840-1902), sia il motto dei parnassiani “l’art pour l’art”, coniata per la prima volta da Théophile Gautier (1811-1872) in contrapposizione all’arte sociale e all’accademismo, esaltando non il contesto politico e sociale, ma la soggettività del poeta e l’astrazione dell’arte. Naturalismo e Parnassianesimo potrebbero apparire come dottrine contrapposte per essere sintetizzate in un unico movimento, però è proprio in quell’art pour l’art, in quell’ispirazione della poesia dalla realtà, indirettamente, attraverso la contemplazione di un’altra arte (l’arte pittorica dei maestri grandi fiamminghi), che Naturalismo e Parnassianesimo trovano un trait d’union che sarà portato avanti per quasi un ventennio da “La Jeune Belgique”, benché accusata spesso di conservatorismo rispetto ai nuovi movimenti artistici.

[2] Lied, in lingua tedesca, significa letteralmente “canzone” o “romanza” ed è una composizione musicale (utilizzata anche in poesia per l’assonanza del ritmo) per voce solista e pianoforte, o più composizioni unite da uno stesso tema narrativo. Franz Peter Schubert (1797-1828), Robert Schumann (1810-1856), Johannes Brahms (1833-1897) hanno ricorso spesso a questa trama musicale.

[3] Questa difesa strenua dell’art pour l’art fu la causa di un vero e proprio duello tra Albert Giraud e Edmond Picard (1836-1924), che invece sosteneva, tramite la sua rivista “L’Art Moderne”, la necessità di una valenza sociale dell’arte. A seguito di un articolo molto aggressivo di Max Waller che definiva l’arte sociale e la rivista “L’Art Moderne”, «necessariamente volgare», Edmond Picard, che credeva l’articolo fosse stato scritto da Albert Giraud, sorprese quest’ultimo all’angolo di via Vanderlinden e cominciò ad insultarlo. L’affare si concluse con un duello alla pistola, in una proprietà di Fort Jaco, un quartiere a sud del comune di Uccle, a Bruxelles. Fortunatamente il duello si concluse senza conseguenze per l’impaccio e la goffaggine nel maneggiare le armi da parte di entrambi i contendenti.

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