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Alberto Masferrer, El elogio del silencio / L’elogio del silenzio

Traduzione di Emilio Capaccio

El elogio del silencio

 

 

Silencio es recordar que toda palabra tiene un hoy y un mañana; es decir; un valor de momento y un alcance futuro incalculable.

Silencio es recordar que el valor de la palabra que pronunció no tanto viene de su propia significación ni de la intención que yo le imprimo, cuánto de la manera con que la comprende quién la oye.

Silencio es reconocer que los conflictos se resuelven mejor callando que hablando, y que el tiempo influye más en ellos que las palabras.

Silencio es reprimir la injuria que iba a escapársenos, y olvidar la que nos infirieron. Silencio es recordar que si hubiera diferido una hora sola mi juicio sobre tal persona o suceso, en esa hora pudo llegar un dato nuevo, que hiciera variar aquél juicio temerario y cruel.

Silencio es recordar que el simple hecho de repetir lo que otros dicen, es formar la avalancha que luego arrastra la reputación y la tranquilidad de los demás.

Silencio es no quejarse, para no aumentar las penas de los otros.

Silencio es decir hice, en vez de haré.

Silencio es recordar que la palabra al pronunciarla, se lleva una parte de la energía necesaria para realizar la idea que aquélla encarna.

Silencio es no exponer la idea o el plan a medio concebir, ni leer la obra en borrador, ni dar como criatura viviente lo que es apenas un anhelo.

Silencio es la raíz y por eso sostiene.

Silencio es la savia, y por eso alimenta.

Silencio es recordar que si para nuestras cuitas y esperanzas es nuestro corazón un relicario, el corazón ajeno puede ser una plaza de feria y hasta un muladar.

Silencio es el capullo donde la oruga se cambia en mariposa y silencio es la nube donde se forma el rayo.

Silencio es concrentarse, seguir la propia órbita, hacer la propia obra, cumplir el propio designio.

Silencio es meditar, medir, pesar, aquilatar y acrisolar.

Silencio es la palabra justa, la intención recta, la promesa clara, el entusiasmo refrenado, la devoción que sabe a donde va.

Silencio es Ser Uno Mismo, y no tambor que resuene bajo los dedos de la muchedumbre.

Silencio es tener un corazón de uno, un cerebro de uno, y no cambiar de sentimientos o de opinión porque así lo quieren los demás. Silencio es hablar con Dios antes que con los hombres, para no arrepentirse después de haber hablado.

Silencio es hablar uno calladamente con su propio dolor, y contenerlo hasta que se convierta en sonrisa, en plegaria, o en canto. Silencio es, en fin, el reposo del sueño y el reposo de la muerte, donde todo se purifica y restaura, donde todo se iguala y perdona.

L’elogio del silenzio

 

 

Silenzio è ricordare che tutte le parole hanno un oggi e un domani; vale a dire un valore nel momento e una portata futura incalcolabile.

Silenzio è ricordare che il valore della parola che pronuncio non viene tanto dal suo significato né dall’intenzione che le imprimo, quanto dal modo con cui la comprende chi l’ascolta.

Silenzio è riconoscere che i conflitti si risolvono meglio tacendo che parlando, e che il tempo influisce su di loro più delle parole.

Silenzio è reprimere l’ingiuria che viene a tormentarci e dimenticare quelle che già infierirono.

Silenzio è ricordare che se avessi differito una sola ora il mio giudizio su un tale uomo, una tale vicenda, in quel momento sarebbe potuto giungere un dato nuovo in grado di cambiare il mio parere avventato e crudele.

Silenzio è ricordare che il semplice fatto di ripetere quello che gli altri dicono, è formare la valanga che trascina in fretta la reputazione e la tranquillità della gente.

Silenzio è non lamentarsi, per non aumentare le pene degli altri.

Silenzio è dire ho fatto invece che farò.

Silenzio è ricordare che la parola nel pronunciarla si porta via una parte dell’energia necessaria per realizzare l’idea che la incarna.

Silenzio è non esporre l’idea o il progetto, al mezzo concepimento, né leggere l’opera in brutta copia, né spacciare come creatura vivente ciò che è un anelito soltanto.

Silenzio è radice e perciò sostiene.

Silenzio è linfa e perciò alimenta.

Silenzio è ricordare che se per le nostre pene e speranze il nostro cuore è un reliquario, il cuore altrui può essere una piazza da fiera e persino un letamaio.

Silenzio è il bocciolo dove il bruco si trasforma in farfalla, e silenzio è la nube dove si forma il raggio.

Silenzio è concretizzarsi, seguire la propria orbita, fare la propria opera, compiere il proprio disegno.

Silenzio è meditare, misurare, pesare, ponderare e affinare.

Silenzio è la parola giusta, l’intenzione retta, la promessa chiara, l’entusiasmo frenato, la devozione che sa dove andare.

Silenzio è Essere Uno Stesso, e non un tamburo che riecheggia sotto le dita della moltitudine.

Silenzio è avere il proprio cuore, il proprio cervello, e non cambiare sentimento o opinione perché lo vogliono gli altri.

Silenzio è parlare con Dio prima che con gli uomini, per non pentirsi dopo aver parlato.

Silenzio è parlare tacitamente con il proprio dolore, e contenerlo fino a che non si converta in sorriso, in preghiera, o in canto.

Silenzio è, infine, il riposo del sogno, il riposo della morte, dove tutto si purifica e si restaura, dove tutto si uguaglia e si perdona.

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