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Alessandro Assiri, Lo sciancato e Caterina (inedito)

Aggiungo qualche mancanza come sale Mascarella con la neve civico 59 senza aspettarsi meraviglie giusto il tempo dei vivi quelli fabbricati in serie avverbi dei passivi. Ho padri e scintille l’eskimo con le scritte il tascapane con le spille
Un muro di porta una vecchiaia ordinaria un amore come un blues bocca ardente dove fioriscono i trucchi perché in ogni viale si confonde la vita con le opere le notti di passaggio con i giorni di bucato
Come Betta che mischia il davanzale col trapezio e dandosi una spinta si rigenera sbattendo sul selciato sulle tende del mercato e indicava con il dito quel cazzo di quartiere della svolta del partito
Cos’altro è una piazza se non desiderare di morire una volta più di loro gli anni che non si vedono come chili persi con cura un altro buco alla cintura e un re che non si è mai mosso da casa cos’altro è una piazza senza una testa appesa un varco a cui non è stato fatto un processo uno spiraglio nei dintorni dove passeggiando si rammendano giorni
Caterina ributta un’ombra se nessuno la guarda o l’idea che si è fatta di oscurarsi alla luce ogni strada ha un lato che invecchia e l’altro che vive quando passandoci si scrive
Ci sono quartieri che si misurano in lacrime città gelose dalle risposte chiare come via Fondazza senza il mare e gambe scoperte occhiali sulle scale camice sbagliate con bottoni andati a male la clessidra riempita con tutta la sabbia dove siamo cresciuti in un impasto di fratelli mai avuti
Come alcune lettere che se non le scrivi tu ti scrivono loro via SanCarlo moltiplica gli addi nell’odore di pane di mano di preti di sudore di cane e se mi compri dei vestiti dimmi prima il colore lo vorrei di guerra finita di bottega d’usato lo vorrei rosso perché quel che é stato é stato
Non sei caduta come gli altri in quel prudente silenzio della casa dove hai finto di vivere altre volte simulando nascondigli o programmando orologi per appuntamenti irripetibili con ospiti da sempre maleducati e invisibili
Lo sciancato sciupava i quarti d’ora interrompendoli di felicità sgretolata sapeva a memoria i nomi degli eroi e di tutti i ciechi vicini a 30 anni indecisi quanto lui tra il crescere e l’invecchiare o cambiare nome per essere un altro
Caterina si ritira da un cielo che si ripete come a volte ci si vorrebbe ritirare dalle antologie perché in fondo non piace stare in compagnia del talento che é un male incurabile delle pagine perfette senza quasi
Lo sciancato è pensiero che trascina si appoggia prende fiato ha il viso stanco di chi imbianca la casa di un cubismo istintivo nel pomeriggio riempito da una banalità soddisfatta
Confonde il suo silenzio con quello dei romanzi di lui ne spuntano tanti e quindi nessuno che bada allo stile ma solo alla malinconia che si vive. Lo sciancato barcolla come quelli che di cielo non si intendono a chi lo osserva sembra una danza di corpi e non l’equilibrio precario degli storpi
Come Riccardo che stava in via del carro mi sembra all’otto ma via del carro è il ghetto Caterina sogna di esser piccolina qualche giorno a settimana e gli altri si reclina con i tagli sulle braccia tipo tele di Fontana concetto spaziale o buco minimale E poi li aggiusta tutti per ricordare che una sera è stata chi non era ha uno specchio delle brame per metà dice che così si dimezza la sfortuna se qualche volta si frantuma rimanda tutto a mai fa gli anagrammi con i morti che per tutti sono troppi per lei soltanto molti
Cancellava con la gomma e rifaceva a matita l’immagine proibita del suo dio che si ritira come Lennie uccide tutto quello che accarezza poi pranza inconsapevole di avere ucciso la bellezza lo sciancato combatte la santa guerra delle vite che fruga affonda negli scherzi giocati a tutti quelli per cui le parole son finite
Caterina inizia spesso ma continua raramente ha indirizzi superati con destinatari di altri mondi e di illeggibili macerie é preparata come chi la vita sa appiattirla che a ben guardarci in fondo è meglio di rappresentarla dice non ho mai scritto una lettera senza prima impararla
Guarda dentro la stagnola poi svelto la richiude prima che piova come sempre sul finire di una frase ogni due anni se ne aggiungeva uno così da non avere età ma soltanto dimostrarla si riempiva la casa di libri perché voleva vedere scritte tutte le bugie per crederci domani all’ombra del tempo che si sciupa
Caterina è buio che bussa tace in qualche lingua si rigira come il suo Dio che non ha sonno congeda le mancanze viaggiando al contrario così vede meno la vita che viene e guarda quella che va sfumare con il vino i traguardi esagerati i ragni nella stanza i luoghi ritrovati
Lo sciancato ha cieli strapieni di ossessioni che volano ha i giorni corti del lutto senza i morti un calendario di appuntamenti in anticipo e altri rimandi un mondo piccolo ma fatto da grandi
Come le lune quando sono storte o le idee che aspettano di essere pensate in strade deserte sente il male rimanere ma per vivere si decora Caterina non dice che si gode anche quando si esce

 

 

Alessandro_AssiriAlessandro Assiri Bologna 1962 scrive ma vorrebbe smettere una pessima gestione sia del vizio che della volontà non glielo permettono.

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