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Ana Luísa Amaral, O excesso mais perfeito/L’eccesso più perfetto Featured

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L’eccesso più perfetto

 

Vorrei una poesia dal respiro teso
e senza pudore.
Con l’eleganza rotonda delle donne barocche
e tutto il contrario di un esile arbusto.
Una poesia che Rubens invidierebbe, nel vederla,
là dal profondo di tre secoli,
il suo corpo magnifico sdraiato su un divano,
e le braccia nude adagiate,
solo con braccialetti tanto (ma tanto) preziosi,
e un angioletto in cima,
nella sua piccola nicchia fatta nube,
a proteggerlo, dolce.
Una poesia così vorrei.

Molto più tutto che le greche dignità
dell’equilibrio.
Una poesia fatta d’eccessi e dorature,
eppure splendida nella sua potenza oscura
e mistica.
Ah, come vorrei una poesia differente
dalla purezza del granito, e dalla purezza del bianco,
e dalla trasparenza delle cose trasparenti.
Una poesia che esulti nell’angustia,
un grande rododendro color del sangue.
Un intero bosco di rododendri dove il vento,
passando, sostasse incantato
e premuroso. E lì restasse, catturato dal canto
dei suoi braccialetti tanto (ma tanto)
preziosi.
Nuda, dalle forme rotonde, una poesia così vorrei.
Una controriforma del silenzio.

Musica, musica, musica a colmarle il corpo
e i capelli intrecciati con fiori e serpenti,
e una fonte di stupore polifonico
a scivolarle tra le dita.
Adagiata sul divano foderato di velluto,
la sua nudità rotonda e piena
farebbe impallidire grifoni e sirene.
E i poveri templi, dalle linee tanto contenute e pure,
tremare di paura alla sola folgorazione
del suo sguardo. Dorato.

Musica, musica, musica e l’esplosione del colore.
Scrutando là dal fondo di tre secoli,
un muto Murillo, al veder che erano semplici i suoi angeli
insieme agli angeli nudi di questa poesia,
cantando in coro con altri
astri biondi
salmodie d’amore e di perfetto eccesso.

Gôngora impallidisce, come i grifoni,
ora che lo contempla.
Questa controriforma del silenzio.
E la sua mano tesa verso il cielo, carica
di nulla–

 

 

Da Talvolta il paradiso, Quetzal, 1998

 

 

 

 

O excesso mais perfeito

 

Queria um poema de respiração tensa
e sem pudor.
Com a elegância redonda das mulheres barrocas
e o avesso todo do arbusto esguio.
Um poema que Rubens invejasse, ao ver,
lá do fundo de três séculos,
o seu corpo magnífico deitado sobre um divã,
e reclinados os braços nus,
só com pulseiras tão (mas tão) preciosas,
e um anjinho de cima,
no seu pequeno nicho feito nuvem,
a resguardá-lo, doce.
Um tal poema queria.

Muito mais tudo que as gregas dignidades
de equilíbrio.
Um poema feito de excessos e dourados,
e todavia muito belo na sua pujança obscura
e mística.
Ah, como eu queria um poema diferente
da pureza do granito, e da pureza do branco,
e da transparência das coisas transparentes.
Um poema exultando na angústia,
um largo rododendro cor de sangue.
Uma alameda inteira de rododendros por onde o vento,
ao passar, parasse deslumbrado
e em desvelo. E ali ficasse, aprisionado ao cântico
das suas pulseiras tão (mas tão)
preciosas.
Nu, de redondas formas, um tal poema queria.
Uma contra-reforma do silêncio.

Música, música, música a preencher-lhe o corpo
e o cabelo entrançado de flores e de serpentes,
e uma fonte de espanto polifónico
a escorrer-lhe dos dedos.
Reclinado em divã forrado de veludo,
a sua nudez redonda e plena
faria grifos e sereias empalidecer.
E aos pobres templos, de linhas tão contidas e tão puras,
tremer de medo só da fulguração
do seu olhar. Dourado.

Música, música, música e a explosão da cor.
Espreitando lá do fundo de três séculos,
um Murillo calado, ao ver que simples eram os seus anjos
junto dos anjos nus deste poema,
cantando em conjunção com outros
astros louros
salmodias de amor e de perfeito excesso.

Gôngora empalidece, como os grifos,
agora que o contempla.
Esta contra-reforma do silêncio.
A sua mão erguida rumo ao céu, carregada
de nada—

 

De Às vezes o paraíso, Quetzal, 1998

Ana_Luísa_Amaral_at_Göteborg_Book_Fair_2013_02Ana Luísa Amaral è nata a Lisbona nel 1956. Si è laureata in Germanistica alla Facoltà di Lettere dell’Università di Porto, dove attualmente insegna Letteratura Inglese al Dipartimento di Studi Ango-americani. È dottore di ricerca in Letteratura Nord-Americana con una tesi su Emily Dickinson. Ha pubblicato saggi accademici (in Portogallo e all’estero) nell’area di Letteratura inglese, letteratura anglo-americana, letteratura portoghese e letterature comparate. Tra il 1991 e il 1993 è stata ricercatrice presso il Dipartimento di Inglese dell’Università di Brown (E.U.A.) . È ricercatrice associata del Centro di Studi Sociali dell’Università di Coimbra. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia e un libro di racconti per l’infanzia. Ha partecipato a letture poetiche in vari paesi, tra cui Stati Uniti, Colombia, Argentina, Francia, Germania, Irlanda e Olanda. Tra le sue opere poetiche ricordiamo: Minha Senhora de Quê (1990, 1999), A Arte de ser Tigre (2003), Imagias (2001), Entre dois rios e outras noites (2007), A génese do amor (2005), Às vezes o paraíso (1998), Vozes (2011), Escuro (2014).

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