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Andrea Cati

 

 

Ricordo esattamente tutto del nostro primo bacio:
il movimento indeciso l’uno verso l’altro
il desiderio di lasciarsi andare, il silenzio della piazza
come se avessero abbassato il volume ad ogni cosa:
traffico, cinguettii, passanti, la città intera si chinò
trattenendo il suo respiro, spiandoci dai portici.

C’eravamo solo io e te al nostro primo bacio
con la paura di sbagliare e la voglia di provare.
Le mani tremavano sui rispettivi capi ma già sentivamo
un’emozione fare breccia attorno alle sacche dei polmoni
scaldarci il respiro, diluire i nostri pensieri con quel liquido
che ancora oggi ci allatta e ci unisce.

 

 

 

La pelle è questo sasso levigato dalla pioggia
terra impastata alla sua guerra
arma silenziosa che ci sfianca.
Sarebbe dolce chiedere di non partire
portare a termine la propria fine
tenersi per mano prima di franare.
Scrivere da capo la metafora
di questo corpo dissanguato
tradurre il suo silenzio
in un verso libero

intestare le ultime parole
all’uomo timido che non ho mai amato
invocare lo sguardo buono di mio padre
riunire tutta la famiglia
come non è mai stato.

La pelle è quest’annuvolarsi
sopra la mia testa
un’ossessione che mi cavalca
terra impastata alla sua guerra
arma silenziosa che mi sfianca.

 

 

 

La vita è questo decomporsi a piccoli passi
fratture, cedimenti, illusioni
individuare a cosa assomigli la gioia
riscrivere da capo, ogni volta
la storia del suo colore
terminare la propria corsa in ospedale
guardare ad occhi chiusi
parenti ed amici piangere la morte
diventare nutrimento della terra
scopo finale del nostro durare.

 

 

 

Nella nostra storia c’è stato amore
ma anche noia, delusione
giorni come cialde
imbevute in un silenzio strabordante
dolcezza amara ricoperta di carezze e litigi
lunghe cavalcate sui nostri corpi umidi e severi
completamente tesi a raccogliere la bellezza
che franava con la nostra età
assediata da ossessioni e amanti
appuntamenti, cene, sesso in loculi
eleganti e fuori mano
fuori dai nostri corpi
fuori dal dovere di sostenere
un amore aggrappato alla paura
di morire soli.

 

 

 

Quando finisce una storia d’amore
l’amore rimane
come vetro custodito nello stomaco
detriti di parole ficcati nella carne
memorie raggrumate e sangue
che confessa la sua pena.

Vorrei terminare questa rincorsa
ricordando noi due innamorati
la prima volta a piazza San Domenico
tra le campane e il dolore che ci ha unito
tenerti la mano e congedarmi
come un soldato
scrivere l’ultima lettera da questo fronte
in cui ti ho amato.

 

 

 

Andrea_CatiAndrea Cati (1984), laureato in filosofia, vive e lavora a Bologna. Ha pubblicato Eppure io mi innamoro (Akkuaria, 2009) e Quattro movimenti (Tracce, 2011). Ha ottenuto riconoscimenti letterari, tra i quali il “Laudomia Bonanni”, “Premio Penne”, “Mario Luzi” e “Fortunato Pasqualino”. È curatore del blog Interno poesia (www.internopoesia.com).

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