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Anne Stevenson

A cura di Carla Buranello

An Old Poet’s View from the Departure Platform

(On my eightieth birthday)

 

 

I can’t like poems that purposely muddy the waters,

That confuse in order to impress;

Or slink to the page in nothing but stockings and garters

To expose themselves and confess.

 

I wince at poems whose lazy prosodical morals

Beget illegitimate rhymes.

Instances of incest, singulars mating with plurals,

Are not minor errors, they’re crimes.

 

I wave off turbulent poems in which reason and feeling

Stand off like water and oil.

As if prose were for sense, poems for howling and squealing,

Steam-events thinking would spoil.

 

Professional poems in incomprehensible argot

Unsettle me more and more-

Words about words about words to pamper the ego

Of some theoretical bore.

 

I gaze over miles and miles of cut up prose,

Uncomfortable troubles, sad lives.

They smother in sand the fire that is one with the rose.

The seed, not the flower survives.

 

 

 

 

PITY THE BIRDS

 (for Charles Elvin who said, “Poetry should protest”)

 

 

Pity

the persistent clamour of a song thrush

I can’t see;

the gull’s vacant wail, its sea-saw

yodel of injury;

that black and white wagtail bobbing

for a meal of midges;

rapacious Mrs. Blackbird shopping on foot

in the edges;

even yesterday’s warbler, lying stiff on the step

to the barn,

olive green wings torn awry by the wind,

eyes gone,

but with tri-clawed reptilian feet still

hungrily curled.

Not one of them gened to protest

against the world.

 

 

 

 

A HOT NIGHT IN NEW YORK

 

Midnight air’s unbreathing steam

Shifts, with a sound of whips, to rain

As diamond-studded traffic meets

Its image doubled in the streets.

 

Shisssssh as meteors plunge and spray.

Crescendo, now glissando, they

Cool and evolve a deeper night

From sibilant liquorice and light.

 

from A Report from the Border, 2003

 

 

 

 

MAKING POETRY                                                       

 

“You have to inhabit poetry

if you want to make it.”

 

And what’s “to inhabit”?

 

To be in the habit of, to wear

words, sitting in the plainest light,

in the silk of morning, in the shoe of night;

a feeling bare and frondish in surprising air;

familiar…rare.

 

And what’s “to make”?

 

To be and to become words’ passing

weather; to serve a girl on terrible

terms, embark on voyages over voices,

evade the ego-hill, the misery-well,

the siren hiss of publish, success, publish,

success, success, success.

 

And why inhabit, make, inherit poetry?

 

Oh, it’s the shared comedy of the worst

blessed; the sound leading the hand;

a wordlife running from mind to mind

through the washed rooms of the simple senses;

one of those haunted, undefendable, unpoetic

crosses we have to find.

 

The Fiction-Makers, 1985

 

 

 

 

SMALL PHILOSOPHICAL POEM

 

Dr Animus, whose philosophy is a table,

sits down contentedly to a square meal.

The plates lie there, and there,

just where they should lie.

His feet stay just where they should stay,

between legs and the floor.

His eyes believe the clean waxed surfaces

are what they are.

 

But while he is eating his un-

exceptional propositions, his wise

wife, Anima, sweeping a haze-gold decanter

from a metaphysical salver,

pours him a small glass of doubt.

Just what he needs.

He smacks his lips and cracks his knuckles.

The world is the pleasure of thought.

 

He’d like to stay awake all night

(elbows on the table)

talking of how the table might not be there.

But Anima, whose philosophy is hunger,

perceives the plates are void in empty air.

The floor is void beneath his trusting feet.

Peeling her glass from its slender cone of fire,

she fills the room with love. And fear. And fear.

 

From Minute by Glass Minute, 1982

 

L’opinione di una vecchia poetessa dal binario di partenza

(Nel mio ottantesimo compleanno)

 

 

Non riesco ad apprezzare le poesie che le acque vogliono intorbidare,

Che confondono per impressionare;

O che ancheggiano sulla pagina con null’altro addosso che calze e giarrettiere

Per confessarsi e per mostrare.

 

Arretro di fronte alle poesie le cui prosodiche lasse morali

Generano versi adulterini.

Casi di incesto, accoppiamenti tra singolari e plurali,

non sono errori veniali, sono criminali.

 

Allontano le poesie in fermento dove ragione e sentimento

Come olio e acqua non si voglion mescolare.

Come se la prosa fosse deputata al senso, le poesie ai gemiti e al lamento,

Effusioni fumanti che il tocco del pensiero potrebbe rovinare.

 

Le poesie professionali in gergo misterioso

Mi mettono sempre più a disagio –

Parole su parole su parole per gratificare l’ego

Di qualche teoretico barbogio.

 

Osservo costernata chilometri e chilometri di sbrindellata prosa,

Vite tristi, fastidioso dolore.

Soffocano nella sabbia il fuoco che è il cuore della rosa.

Sopravvive il seme, non il fiore.

 

 

 

 

PIETÀ PER I PENNUTI

(Per Charles Elvin che disse “La Poesia dovrebbe protestare!”)

 

 

Pietà

per l’ostinato strepito del tordo canterino

che non vedo,

per il lamento vacuo del gabbiano, l’altalenare

del suo singhiozzo ferito,

per la motacilla nera e bianca che saltellando

mette insieme il suo pasto di moscerini,

per la rapace Signora Merlo che va a spasso a far la spesa

nelle siepi,

per la povera sterparola, stecchita sul gradino

del granaio,

sconvolte dal vento le sue ali olivastre,

gli occhi perduti,

ma le zampe da rettile con il triplice artiglio

ancora voracemente serrate.

Non uno di loro ebbe in dote il talento di protestare

contro il mondo.

 

 

 

 

CALDA NOTTE A NEW YORK

 

Aria di mezzanotte, vapore irrespirabile

Con suono di frusta volge in pioggia,

Incastonato di diamanti il traffico incontra

Il suo doppio nelle strade.

 

Shisssssh come le meteore si tuffano nei flutti.

Crescendo, ora glissando,

Raggelano e distillano una più profonda notte

Da liquerizia sibilante e luce.

 

from A Report from the Border, 2003

 

 

 

 

FARE POESIA

 

“Devi abitare la poesia

se vuoi fare poesia”

 

E cosa significa “abitare”?

 

Significa portarla come un abito, indossare

le parole, sedendo nella luce più netta,

nella seta del mattino, nel fodero della notte;

un sentire spoglio e frondoso in un’aria che sorprende;

familiare….insolita.

 

E cosa significa “fare”?

 

Essere e diventare il clima mutevole

delle parole, il servo della musa a condizioni

atroci, intraprendere viaggi sopra voci,

evitare la collina dell’ego, il pozzo dell’afflizione,

la sirena che sussurra successo, stampare, successo, stampare

successo, successo, successo.

 

E perché abitare, fare, ereditare poesia?

 

Oh, è la commedia condivisa della peggiore

benedizione; il suono che guida la mano;

la parola vitale che scorre da una mente all’altra

attraverso le stanze lavate dei sensi;

una di quelle stregate, indifendibili, impoetiche

croci che pur dobbiamo portare.

 

The Fiction-Makers, 1985

 

 

 

 

PICCOLA POESIA FILOSOFICA

 

Per il Dottor Animus la filosofia è un tavolo,

e lui siede soddisfatto di fronte al suo pasto squadrato.

I piatti sono lì, e lì,

proprio dove devono essere.

I suoi piedi stanno proprio dove devono stare,

tra le gambe e il pavimento.

I suoi occhi sono ben convinti che le superfici linde e lustre

siano ciò che sono.

 

Ma mentre sta mangiando le sue proposizioni

del tutto nella norma, la saggia

moglie, Anima, prendendo una caraffa luminescente

da un vassoio metafisico,

gli versa un bicchierino di dubbio.

Proprio quello che ci voleva.

Si umetta le labbra e fa schioccare le nocche.

Il mondo è il piacere del pensiero.

 

Gli piacerebbe proprio stare sveglio tutta la notte

(i gomiti sul tavolo)

a parlare di come il tavolo potrebbe non essere lì.

Ma la filosofia di Anima è la mancanza,

e lei capisce che i piatti sono un nulla che si libra sul vuoto.

E vuoto è il pavimento sotto i piedi fiduciosi.

Mentre spoglia del calice il sottile cono di fuoco,

la stanza si riempie di amore. E di paura. E di paura.

 

From Minute by Glass Minute, 1982

 

Anne Stevenson è nata a Cambridge, in Inghilterra, nel 1933. I genitori, di origine americana, a sei mesi la portarono negli Stati Uniti dove crebbe e studiò, prima nel New England, dove il padre insegnava filosofia a Harvard e Yale, poi a Ann Arbor nel Michigan. Dopo frequenti spostamenti tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, si stabilì in Inghilterra dove ora vive a Durham, nel nord, con frequenti soggiorni nel Galles dove il marito, Peter Lucas, possiede un cottage.
In America studiò musica e letterature europee. Sembrava avviata a una carriera musicale quando seri problemi all’udito la costrinsero a rinunciare. Si dedicò allora completamente alla poesia, sua altra passione.
Ha pubblicato numerose raccolte di versi. Le più recenti sono Poems 1955-2005 (2005), Stone Milk (2007) e Astonishment (2012), tutti con l’editore Bloodaxe. Ha pubblicato inoltre una biografia di Sylvia Plath (1989), saggi e studi critici, in particolare su Elizabeth Bishop, notevole il suo Five Looks at Elizabeth Bishop (Bloodaxe Books,2006).
Ha vinto numerosi premi, sia in America che in Inghilterra, tra i quali nel 2002 il Northern Rock Foundation Writer’s Award e nel 2007 il Lannan Lifetime Achievement Award for Poetry, il Poetry Foundation’s Neglected Masters Award. Nel 2008, la Library of America ha pubblicato Anne Stevenson: Selected Poems.

Anne Stevenson was born in Cambridge, UK, in 1933. When she was six month old, her American parents returned to the United States. She grew up and studied at first in New England, where her father was a professor of philosophy in Harvard and Yale, then in Ann Arbour, Michigan.
In America she studied music, piano and cello, and European literature. She assumed she would be a professional musician but she began to lose her hearing when still very young. She therefore devoted herself entirely to writing.
She moved between the United States and the United Kingdom several times, at last she settled in England where she now lives in Durham, with frequents stays in North Wales where her husband, Peter Lucas, owns a cottage.
Stevenson is the author of numerous volumes of poetry, the latest are Poems 1955-2005 (2005), Stone Milk (2007) and Astonishment (2012), all published by Bloodaxe, of some books of essays and literary criticism including a biography of the American poet Sylvia Plath (1989) and a noteworthy critical study of Elizabeth Bishop’s work, Five Looks at Elizabeth Bishop (Bloodaxe Books, 2006).
She was awarded several major prizes, both in England and the United States, among them the Northern Rock Foundation Writer’s Award in 2002 and in 2007 the Lannan Lifetime Achievement Award for Poetry and the Poetry Foundation’s Neglected Masters Award. In 2008, the Library of America published Anne Stevenson: Selected Poems.

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