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Antônio Frederico de Castro Alves

 

a cura di Emilio Capaccio

 

 

castro-alves-o-poeta-dos-escravosAntônio Frederico de Castro Alves nacque nella fattoria “Cabaceiras”, sulle sponde del fiume Paraguaçu, a Muritiba, nello stato di Bahia, il 14 marzo del 1847.
Era figlio di José Antonio Alves, medico e successivamente professore della facoltà di Medicina nella città di Salvador, e di Clélia Brasília da Silva Castro, morta nel 1859, quando il poeta aveva 12 anni.
Nel 1853 si trasferì con la famiglia nella capitale Muritiba e iniziò a frequentare il collegio di Abílio César Borges (1824-1891) medico, educatore e futuro barone di Macaúbas, titolo riconosciutogli per i suoi innumerevoli studi e i per i suoi metodi d’insegnamento nell’ambito della formazione e dell’istruzione scolastica.
In questo istituto Castro Alves fu compagno di classe di Ruy Barbosa de Oliveira (1849-1923), che diventerà noto giurista, scrittore, diplomatico e membro della Assemblea Costituente della Prima Repubblica Brasiliana.
Il 24 gennaio del 1862 il padre si sposò per la seconda volta con Maria Rosário Guimarães e si trasferì a Recife insieme al figlio, che due anni più tardi si iscrisse alla facoltà di Diritto.
Nel 1863 pubblicò la sua prima poesia, di matrice romantica, contro la schiavitù dal titolo: “A Primavera” e quello stesso anno conobbe l’attrice portoghese Eugênia Câmara, di dieci anni più grande di lui, che recitava a Recife, nel Teatro Santa Isabel, con la quale nel 1866 iniziò un’intensa storia d’amore.
Nel 1867, senza aver terminato gli studi di Diritto, Castro Alves partì per Bahia insieme a Eugênia Câmara, per la rappresentazione del suo unico dramma teatrale: O Gonzaga ou a Revolução de Minas, in cui sono presenti le due tematiche principali per le quali il poeta sempre si era battuto: la lotta contro l’abolizione della schiavitù (che avvenne nel 1888 sotto il regno della Principessa Isabella soprannominata “A Redentora” per aver promulgato la c.d. Lei Áurea, la legge che aboliva di fatto la schiavitù in Brasile) e l’affermazione dei principi liberali e democratici contro la dittatura portoghese.
Nel gennaio del 1868, sempre in compagnia della sua amata, viaggiò a Rio de Janeiro, dove fu ospite dell’amico José de Alencar e dove conobbe il poeta Machado de Assis che lo presentò ai più illustri esponenti dei circoli letterari dell’epoca.
A marzo dello stesso anno si spostò a San Paolo per la seconda rappresentazione del suo dramma teatrale. Il 28 agosto terminò la relazione amorosa con Eugênia Câmara.
Il 7 settembre dello stesso anno recitò la lunga poesia contro la schiavitù: “O Navio Negreiro[1]”, riscuotendo un grande successo di pubblico al Teatro São José.
L’11 novembre, sempre dello stesso anno, mentre si trovava a caccia nel bosco di Lapa, nei pressi di San Paolo, scivolando, si sparò accidentalmente con il fucile al piede sinistro con conseguente amputazione del piede, avvenuta l’anno successivo a Rio de Janeiro, dopo una lunga infermità e senza alcuna anestesia.
Nel 1870 a Salvador, pubblicò la raccolta di poesie: Espumas Flutuantes. Morì a 22 anni, il 6 luglio del 1871, nella stessa città, ammalatosi gravemente di tubercolosi.

 

 

 

 

Crepúsculo sertanejo

 

 

A tarde morria! Nas águas barrentas

as sombras das margens deitavam-se longas;

na esguia atalaia das árvores secas

ouvia-se um triste chorar de arapongas.

 

A tarde morria! Dos ramos, das lascas,

das pedras, do líquen, das heras, dos cardos,

as trevas rasteiras com o ventre por terra

saíam, quais negros, cruéis leopardos.

 

A tarde morria! Mas funda nas águas

lavava-se a galha do escuro ingazeiro …

Ao fresco arrepio dos ventos cortantes

em músico estalo rangia o coqueiro.

 

Sussurro profundo! Marulho gigante!

Talvez um – silêncio! …Talvez uma – orquestra …

Da folha, do cálix, das asas, do inseto …

Do átomo – à estrela …do verme – à floresta! …

 

As garças metiam o bico vermelho

por baixo das asas, – da brisa ao açoite -;

e a terra na vaga de azul do infinito

cobria a cabeça co’as penas da noite!

 

Somente por vezes, dos jungles das bordas

dos golfos enormes, daquela paragem,

erguia a cabeça surpreso, inquieto,

coberto de limos – um touro selvagem.

 

Então as marrecas, em torno boiando,

o vôo encurvavam medrosas, à toa …

E o tímido bando pedindo outras praias

passava gritando por sobre a canoa! …

 

 

 

 

Crepuscolo del sertão[2]

 

 

Il meriggio era morto! Nelle acque fangose

le ombre dei bordi si sdraiavano, lunghe lunghe;

alla punta delle garitte degli alberi secchi

un triste gridolio s’udiva d’araponghe[3].

 

Il meriggio era morto! Dei rami, dei sarmenti,

delle pietre, dei licheni, dell’edere, dei cardi,

l’oscurità strisciante col ventre per terra

usciva, come neri, crudeli, leopardi.

 

Il meriggio era morto! Ma fonda nell’acqua

s’imporriva la galla dell’oscura inga[4]

Nel gelido fremito di venti pungenti

qual musico la palma strideva solinga.

 

Sussurro profondo! Mareggiata gigante!

Forse un – silenzio! …Forse una – orchestra …

Della foglia, del calice, delle ali, dell’insetto …

dell’atomo – la stella … del verme – la foresta! …

 

Gli aironi il becco vermiglio sotto l’ali

mettevano – la brezza di sferza gemette -;

e la terra nell’onda d’un azzurro infinito

il capo si fasciava con le piume della notte!

 

Solamente a volte dai bordi della giungla

dai golfi enormi, da quell’atro paraggio,

innalzava la testa, sorpreso, inquieto,

coperto di limo – un toro selvaggio.

 

Poi le alzavole, intorno planando,

il volo incurvavano paurose …in foga! …

E il timido bando chiedendo altre spiagge

passava gridando dall’alto alla piroga! …

 

 

 

 

 

 

Noite de amor

 

 

Passava a lua pelo azul do espaço

de teu regaço

a namorar o alvor!

Como era tema no seu brando lume …

Tive ciúme

de ver tanto amor.

 

Como de um cisne alvinitentes plumas

iam as brumas

a vagar nos céus,

gemia a brisa? perfumando a rosa?

Terna, queixosa

nos cabelos teus.

 

Que noite santa! Sempre o lábio mudo

a dizer tudo

a suspirar paixão

de espaço a espaço? um fervoroso beijo

e após o beijo

e tu dizias ? “Não! …”

 

Eu fui a brisa, tu me foste a rosa,

fui mariposa?

Tu me foste a luz!

Brisa? beijei-te; mariposa? ardi-me,

e hoje me oprime

do martírio a cruz

 

e agora quando na montanha o vento

geme lamento

de infinito amor,

buscando debalde te escutar as juras

não mais venturas …

Só me resta a dor.

 

Seria um sonho aquela noite errante? …

Diz, minha amante! …

Foi real …bem sei …

Ai! não me negues …Diz-me a lua, o vento

diz-me o tormento …

que por ti penei!

 

 

 

 

Notte d’amore

 

 

Passava la luna nell’azzurro spazio

della tua camera

a innamorar l’aurora!

Come era liturgica nel suo blando lume …

Ero geloso

di veder tanto amore.

 

Come d’un cigno d’albicanti piume

andavano le brume

a vagar nei cieli,

gemeva la brezza – profumando la rosa –

soffice, lamentosa

nei tuoi capelli.

 

Che notte santa! Sempre muto il labbro

a dir tutto

a sospirar passione

da spazio a spazio – un fervente bacio

e dopo il bacio

tu dicevi – “No! … ”

 

Io ero la brezza, tu eri la rosa,

io ero farfalla

tu la mia luce!

Brezza – ti baciai; ardimi – farfalla,

e oggi m’opprime

la croce del martirio.

 

E ora quando il vento dalle vette

geme lamento

d’amore infinito,

cerco invano di sentire i tuoi giuramenti

non più fortune …

solo dolore mi resta.

 

Un sogno sarebbe quella notte errante? …

Dimmi, mia amata! …

Fu reale …lo so …

O, non lo nego … Dimmi della luna, del vento

dimmi del tormento …

che per te soffrii tanto!

 

 

 

 

 

 

As duas flores

 

 

São duas flores unidas

são duas rosas nascidas

talvez do mesmo arrebol,

vivendo,no mesmo galho,

da mesma gota de orvalho,

do mesmo raio de sol.

 

Unidas, bem como as penas

das duas asas pequenas

de um passarinho do céu …

como um casal de rolinhas,

como a tribo de andorinhas

da tarde no frouxo véu.

 

Unidas, bem como os prantos,

que em parelha descem tantos

das profundezas do olhar …

como o suspiro e o desgosto,

como as covinhas do rosto,

como as estrelas do mar.

 

Unidas …Ai quem pudera

numa eterna primavera

viver, qual vive esta flor.

Juntar as rosas da vida

na rama verde e florida,

na verde rama do amor!

 

 

 

 

I due fiori

 

 

Sono due fiori uniti

sono due rose nate

forse dallo stesso rossore delle nubi,

che vivono, sullo stesso ramo,

dalla stessa goccia di rugiada,

dallo stesso raggio di sole.

 

Unite, come le piume

di due piccole ali

di un passerotto del cielo …

come una coppia di tortore,

come tribù di rondinelle

nella rada foschia del meriggio.

 

Unite, come le lacrime,

che insieme salgono tanto

dalle profondità dello sguardo …

come il sospiro e il disgusto,

come le fossette sul viso,

come le stelle marine.

 

Unite …Ah, chi potrà

dentro un’eterna primavera

vivere, sì come vivono questi fiori.

Giunto alle rose della vita

sul verde ramo fiorito,

il verde ramo dell’amore!

 

 

 

 

 

 

Durante um temporal

 

 

Vai funda a tempestade no infinito,

ruge o ciclone túmido e feroz …

Uiva a jaula dos tigres da procela

– eu sonho tua voz –

Cruzam as nuvens refulgentes, negras,

na mão do vento em desgrenhados elos …

Eu vejo sobre a seda do corpete

teus lúbricos cabelos …

Do relâmpago a luz rasga até o fundo

os abismos intérminos do ar …

Eu sondo o firmamento de tua alma,

à luz de teu olhar …

Sobre o peito das vagas arquejantes

borrifa a espuma em ósculos o espaço …

Eu – penso ver arfando, alvinitentes,

as rendas no regaço.

A terra treme …As folhas descaídas

rangem ao choque rijo do granizo

como acalenta um coração aflito,

como é bom teu sorriso …

Que importa o vendaval, a noite, os euros,

os trovões predizendo o cataclismo …

Se em ti pensando some-se o universo

e em ti somente eu cismo …

Tu és a minha vida …O ar que aspiro …

Não há tormentas quando estás em calma.

Para mim só há raios em teus olhos,

procelas em tua alma!

 

 

 

 

Durante un temporale

 

 

Va fonda la tempesta all’infinito,

rugge il ciclone tumido e feroce,

stride la gabbia delle tigri della bufera

– io sogno la tua voce –

 

Si scontrano nubi nere, rifulgenti,

nella mano del vento scompigliando gli anelli …

Io – vedo sulla seta del corpetto

i tuoi lubrici capelli.

 

Il baglio del lampo squarcia fin in fondo

i vuoti interminabili dell’aria.

Io sondo il firmamento della tua anima,

la luce del tuo sguardo che m’infuria.

 

Sul petto ansimante delle onde,

la spuma irrora di baci lo spazio e la natura.

Io immagino vedere affannarsi

le trine luccicanti della tua scollatura.

 

Trema la terra …le foglie cadute

stridono all’aspero urto della grandine,

come si dondola un cuore affranto,

come è bella del tuo riso l’abitudine.

 

Che importa la notte, gli eoli, la buriana,

i tuoni predicono il cataclisma …

Se a te io penso si dissolve l’universo

e solo vagheggio nel tuo carisma …

 

Sei la mia vita …l’aria che respiro …

Non ci sono intemperie se resti magnanima.

Solo per me ci sono raggi nei tuoi occhi,

turbini nella tua anima.

 

 

 

 

 

 

Amar e ser amado

 

 

Amar e ser amado! Com que anelo

com quanto ardor este adorado sonho

acalentei em meu delírio ardente.

 

Por essas doces noites de desvelo!

Ser amado por ti, o teu alento

a bafejar-me a abrasadora frente!

 

Em teus olhos mirar meu pensamento,

sentir em mim tu’alma, ter só vida

pra tão puro e celeste sentimento:

 

ver nossas vidas quais dois mansos rios,

juntos, juntos perderem-se no oceano –

beijar teus dedos em delírio insano.

 

Nossas almas unidas, nosso alento,

confundido também, amante – amado –

como um anjo feliz …que pensamento!?

 

 

 

 

Amare ed essere amati

 

 

Amare ed essere amati! Con che desiderio

con che ardore questo adorato sogno

abbracciai nel mio ardente delirio.

 

In quelle dolci notti di devozione!

Essere amato da te, il tuo respiro

a soffiarmi la fronte bollente!

 

Nei tuoi occhi guardare il mio pensiero,

sentire in me la tua anima, avere vita solo

per un così puro e celeste sentimento:

 

vedere le nostre vite come due fiumi tranquilli,

vicini, vicini fino a perdersi nell’oceano –

baciare le tue dita in un delirio insano.

 

Le nostre anime unite, il nostro alito

confuso allo stesso modo, amante – amato –

come un angelo felice …che pensiero!?

 

 

 

 

 

 

No álbum do artista

 

 

Nos tempos idos… O alabastro, o mármore

reveste as formas desnuadas, mádidas

de Vênus ou Friné.

Nem um véu p’ra ocultar o seio trêmulo,

 

nem um tirso a velar a coxa pálida …

O olhar não sonha …vê!

Um dia o artista, num momento lúcido,

entre gazas de pedra a loura Aspásia

amoroso envolveu.

Depois, surpreso! …viu-a inda mais lânguida …

 

Sonhou mais doido aquelas formas lúbricas …

Mais nuas sob um véu.

E o mistério do espírito …A modéstia

e dos talentos reis a santa púrpura …

Artista, és belo assim …

Este santo pudor é só dos gênios! –

Também o espaço esconde-se entre névoas …

E no entanto è …sem fim!

 

 

 

 

Nell’album dell’artista

 

 

In tempi antichi …l’alabastro, il marmo

rivestivano le forme madide, desnude,

di Venere o Frine.

Non un velo che celasse il seno tremante,

 

non un tirso che velasse la pallida coscia …

Lo sguardo non sogna … vede!

Un giorno l’artista, in un momento d’ispirazione,

dentro una garza di pietra la bionda Aspasia

amorevole avvolse.

Poi sorpreso! …la vide ancor più languida …

 

Sognò più folle quelle forme lubriche …

più nude sotto un velo.

E il mistero dello spirito … la modestia

e la santa porpora di valorosi sovrani …

Artista, sei così bello …

Questo santo pudore è solo dei geni! –

Anche lo spazio si nasconde tra le nebbie …

Eppure è … senza fine!

 

 

 

 

 

 

Beijo eterno

 

 

Quero um beijo sem fim,

Que dure a vida inteira e aplaque o meu desejo!

Ferve-me o sangue.

Acalma-o com teu beijo,

Beija-me assim!

O ouvido fecha ao rumor

Do mundo, e beija-me, querida!

Vive só para mim, só para a minha vida,

Só para o meu amor!

 

Fora, repouse em paz

Dormindo em calmo sono a calma natureza,

Ou se debata, das tormentas presa,

Beija inda mais!

E, enquanto o brando calor

Sinto em meu peito de teu seio,

Nossas bocas febris se unam com o mesmo anseio,

Com o mesmo ardente amor!…

 

Diz tua boca: “Vem!”

Inda mais! diz a minha, a soluçar… Exclama

Todo o meu corpo que o teu corpo chama:

“Morde também!”

Ai! morde! que doce é a dor

Que me entra as carnes, e as tortura!

Beija mais! morde mais!

Que eu morra de ventura,

morto por teu amor!

 

 

 

 

 

 

Bacio eterno

 

 

Voglio un bacio senza fine,

che quieti il desiderio e duri tutta la vita!

Ferva il mio sangue.

Mi calmi col tuo bacio.

Baciami così!

L’orecchio serrato al rumore

del mondo, e baciami, cara!

Vivi solo per me, vivi solo per la mia vita,

vivi solo per il mio amore!

 

Fuori, riposa in pace,

dormendo un sonno quieto, la quieta natura,

oppure s’atterra, strinta alle buriane.

Baciami più forte!

E intanto che sento il mite calore

sul mio petto del tuo seno,

le nostre bocche s’unificano con la stessa frenesia,

lo stesso amore incandescente! …

 

Dice la tua bocca: “Vieni!”

Ancor di più! dice la mia singhiozzando …Esclama

tutto il mio corpo che il tuo corpo chiama:

“Mordi pure!”

O, Mordi! che dolce è il dolore

che entra nella carne, e la tortura!

Baciami di più! Mordimi di più!

che io muoia di fortuna,

morto per il tuo amore!

 

 

 

 

 

 

O coração

 

 

O coração é o colibri dourado

das veigas puras do jardim do céu.

Um – tem o mel da granadilha agreste,

bebe os perfumes, que a bonina deu.

 

O outro – voa em mais virentes balsas,

pousa de um riso na rubente flor.

Vive do mel — a que se chama – crenças –

vive do aroma – que se diz – amor. –

 

 

 

 

Il cuore

 

 

Il cuore è il colibrì d’oro

dei luoghi puri del giardino del cielo.

Uno – ha il miele di granadilla[5] selvatica,

beve i profumi che dà la bella di notte.

 

L’altro – vola su più floridi battelli,

un sorriso posa sul vivido fiore.

Vive di mieli – che si chiamano – fedi –

vive d’aroma – che si dice – amore. –

 

 

[1] Per una lettura integrale del poema si rimanda al testo disponibile al link sottostante, mai tradotto prima in lingua italiana, dello stesso autore:

http://www.larecherche.it/testo_poesia_settimanale.asp?Id=187&Tabella=Poesia_settimanale

[2] Il sertão è una regione semi-desertica che si estende principalmente nelle regioni del nord-est del Brasile, costituito da bassopiani poco elevati rispetto al livello del mare e prossimi all’equatore.

[3] L’araponga o guiraponga è un uccello diffuso soprattutto in Brasile, Paraguay e Argentina. E’ conosciuto per il suo grido alto e stridente che imita perfettamente il lavoro di un fabbro, prima con la lima, poi con il ritmo rauco del martello che batte sull’incudine. E’ stato in passato cacciato dai bracconieri che ne hanno ridotto drasticamente la popolazione. E’ considerato la voce della foresta pluviale.

[4] L’inga è un pianta appartenente alla famiglia delle Leguminose originarie dell’America centro-meridionale. In Italia, per il suo valore ornamentale, è conosciuta l’inga pulcherrima.

[5] La Granadilla è un frutto tondo della grandezza di un’albicocca, profumato con sapore dolce-acidulo. La sua buccia è dura e liscia, di colore giallo arancione, mentre la polpa dolciastra somiglia alla melagrana.

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