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BALDI, Martino, II

coverviandanteMartino Baldi

Nella terra asciutta di quello che ci tocca

“Tra i desideri e il senno, tra i sogni e la memoria” è il titolo che ho dato a un mio saggio su Capitoli della commedia in occasione della sua uscita. Perché è questa la chiave di lettura della poesia di Baldi, è tra questi poliche oscilla, tra l’immediatezza e l’irrazionalità del desiderio che muove e l’azione e ri-considerazione della ratio, tra la suggestione onirica e il valore inossidabile della memoria quale terreno cui ancorare le radici o da cui strapparle per spiccare il volo. La poesia diviene qui strumento imperfetto eppure necessario per tratteggiare “Ciò che da sempre non sappiamo e siamo, / l’insegnamento involontario dei sospiri / le cicatrici riaperte a ogni notte. / Il resto è un cimitero di ricordi: / tombe bellissime”.

La voce di Martino Baldi si tinge di mille sfumature, passando alternativamente da un tono colloquiale a slanci lirici, da suggestioni musicali (Brassens, Nick Cave, L. Cohen, C. Consoli, F. De André, Tom Waits),  a riferimenti letterari (Milo De Angelis, Pasolini, Penna, Sereni…). Ma la poesia di Baldi nasce sempre da un’occasione del quotidiano, da una percezione dei sensi, da immagini ben ancorate nella realtà circostante, come “i fili del telefono nel grigio / gli autobus gli alberi le case / gli scooter la fontana i passeggini” che “stanno là e continuano a capire / così poco di noi, gli uomini meno / (forse qualcosa i cani)”. Il poeta stesso si pone in un atteggiamento di umiltà di fronte al reale, che abbraccia, ma non tenta di spiegare o interpretare, come in “La casa gialla”, che racconta di un’esperienza di Baldi nell’assistenza a ragazzi disabili. Qui il verso si fa duro, concreto, con frequenti fratture, il lirismo assume altre forme, più scabre, meno armoniose, per descrivere, in un verso che si allunga e si fa prossimo alla prosa, lo sconcerto dei due operatori “[…] uno di fronte all’altro, / e tra di noi un crudele mistero con cui fare i conti, / uno di fronte all’altro, imbarazzati e consi / ad aspettare l’epifania della natura: appesi a una cacata, / stemperando la pena nel senso dell’assurdo”.

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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