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BALDI, Massimo

coverviandanteMassimo Baldi

il qualcosa nascosto che si perde

“Il qualcosa nascosto che si perde / il patto segreto del viaggio”, sembra essere questo il fine descrittivo della poesia di Massimo Baldi: scrutare orme di memoria risparmiate dal tempo, seguire la traccia che orienta il nostro viaggio, nell’andare guidati solo dal senso del movimento, che non si esaurisce in una tappa cercata.

Quella di Baldi è una voce potente e originale, che modula un verso elegante, che si fonda su solidi riferimenti letterari senza tuttavia riecheggiarli, bensì facendoli propri e rielaborandoli in un canto in cui passato e presente convivono senza fondersi, in cui la vicenda individuale procede parallelamente alla storia di cui eternamente permangono tracce, che ci segna e insegna “Che la luce dell’inizio è la luce della fine / e la luce della fine un tepore eterno / e che i nostri stupidi gesti altro non sono / che l’ombra della tua infuocata speranza / di salvare qualcosa che non esiste / se nessuno la nomina”. Nominare è, rilkianamente, conoscere e riconoscere, chiamare, alla vita, alla luce , pur “guidato da un errore”, “testimone in ritardo”, di chi è ancor “obnubilanti capacità, nebbiose abituate alla follia”. E rilkianamente le cose vivono, abitate dal respiro del reale e ci abitano, “le cose stanno lì da sempre / attraverso costellazioni di pensieri / finché una luce, soffocata, / non ti arpiona all’altezza della nuca”. “Anche noi vogliamo essere”, il verso di Celan, in esergo alla poesia “L’immemoriale perpendicolo di luce”, è la più chiara e luminosa dichiarazione di poetica di Baldi: la poesia porta le cose in luce, ne disvela la realtà segreta, nascosta poco sotto la superficie. Nominare e ripartorire il reale equivale a ri-generarsi ed è la realtà stessa, pur nella sua apparente immobilità e oscurità, a “spalancarci le palpebre”, quando pensavamo che “le cose scivolassero su di noi / nella maniera esatta delle verità naturali”, per smentire quella premessa che “[…] nulla fosse nelle cose, / e che le cose non fossero lì”.

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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