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BARNIE, John, III

barnie_GigliJohn Barnie è una personalità artistica estremamente eclettica, che spazia dalla prosa autobiografica alla poesia, dalla saggistica alla fotografia, dalla narrativa alla musica. Di John Barnie Kolibris ha già pubblicato le raccolte poetiche Tumulto in cielo (2009) e La foresta sotto il mare (2010), il romanzo epico in versi Ghiaccio (2009), e la raccolta di memorie Storie della shopocrazia. Un ritratto di mio padre e del suo mondo (2011). La presente opera è una selezione antologica di poesie scelte tratte dalle raccolte poetiche Borderland (Mariscat, 1984); Lightning Country (Dangaroo, 1987); Clay (Headland, 1989); The Confirmation (Gomer, 1992); The City (Gomer, 1993); Heroes (Gomer, 1996); e At the Salt Hotel (Headland, 2003).
Gigli di mare risulta un compendio utile a dare un’idea significativa, anche se non esaustiva, del lavoro in versi di questo autore gallese straordinariamente poliedrico e della riconoscibilità della sua voce, che spazia su un ampio spettro di innumerevoli registri, variando e sperimentando di opera in opera e anche all’interno di ogni singolo libro. Ne risulta una lettura molto eterogenea e spesso spiazzante per il netto scarto che intercorre tra una sezione e l’altra e che dona l’impressione di una pluralità di voci, ciascuna oscillante tra numerose tonalità differenti. Ma su tutto si staglia la cifra di un autore sempre attento al reale, alle connessioni storiche e sociologiche, all’eredità culturale e al background umano e naturale su cui si staglia l’evento che fa da pretesto al verso, forgiato con grande maestria tecnica e profondo senso del ritmo e dell’armonia (anche quella della dissonanza e dei contrasti). John Barnie è uno dei rari autori che riesce a ottenere sia il plauso della critica che l’accoglienza del lettore “comune”, per la sua capacità di partire sempre dall’esperienza – sua e d’altri – tangibile e condivisibile di visioni ed eventi, sogni, incubi e proiezioni, conferendo loro una forma ricca di consapevolezza letteraria, che testimonia la sua padronanza del mezzo espressivo, di cui Barnie sfrutta le molteplici possibilità semantiche, e che risulta al contempo diretta e intrisa di una naturalezza immediatamente efficace.
John Barnie è un poeta il cui sguardo sembra non posarsi mai a vuoto, bensì tende ad abbracciare il mondo in ogni suo aspetto, dall’unico al molteplice, dal minuscolo all’incommensurabile – che la parola appena sfiora, eppure ci prova.
Nella poesia di Barnie, la lingua è sottoposta a ogni genere di mutazione, amalgama, dissolvimento e torsione, per piegare (o di volta in volta ingrandire, o ridurre) il significante alle esigenze del significato, preservando lo spazio dei non detti, rispettando tuttavia i limiti di quel che è soltanto alluso o presupposto, segnando con forza ciò che si vuole sia gridato e moltiplicato.
Gigli di mare risulta perciò anche una sorta di celebrazione del culto della lingua, che sacrifica il silenzio e onora la parola, e pare fondarsi sulla minacciata fiducia riposta dal poeta nelle possibilità espressive del verso, restituendo alla poesia quel che si va oggi (dis)perdendo in un groviglio di rivoli verbali secondari: la sua piena voce fortissima e alta.

Chiara De Luca

In John Barnie, Gigli di mare. Poesie scelte 1984-2003, Kolibris 2010

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