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Bourgeoise oblige

di Massimo Sannelli

 

Prendiamo la Miniera degli Episodi e dei Personaggi. È il Decameròn moderno, volendo: I miei primi quarant’anni di Marina Ripa di Meana. Prima di tutto si vede una Società speciale, che merita la sua bella Maiuscola. Come minimo, il palco di Marina comprende Guttuso e Schifano, Angeli e Fellini, Bellocchio e Parise.

Nella Miniera maiuscola c’è un episodio da considerare. Siamo nel capitolo 8, nel tempo in cui Marina è la compagna di Franco Angeli. Siamo ad Ansedonia, d’estate, in una villa con piscina.

Alberto Moravia prende la mano di Marina. L’appoggia sul centro di sé. Dice: “Senti qui com’è duro”.

Dacia Maraini è lì, ma tace, come chi acconsente. Siamo ancora nell’epoca in cui i giovani tacciono quando parlano i vecchi. E Moravia è un vecchio: nascere nel 1907 significa avere la minchia sempre giovane, ma nascere vecchi, e rimanere vecchi per sempre.

Maraini, classe 1936 e figlia di un uomo del 1912, è “muta e indifferente”.

Moravia, classe 1907, agisce “con assoluta naturalezza”.

Marina, classe 1941, non è scandalizzata. Il gesto è così naturale da essere abbastanza perdonabile: anche se è squallido. Forse è addirittura necessario, in quel momento. Forse è anche estetico, nella sua volgarità. E soprattutto: questo atto volgare è avvenuto in pubblico e tra pari.

Oggi l’atto non accadrebbe più in pubblico e tra pari, ma in privato e all’interno di uno schema di soggezione. Perché nessuno deve essere gloriosamente porco come il borghese Moravia, che fu porco davanti a testimoni degni della sua cravatta: basti pensare al blasone di Dacia Maraini, per parte di madre. Si può essere porci in privato, e schifosissimi, perché è il segreto a rendere porci. E si è porci in privato con cortigiani meno duri e volitivi di Marina Ripa di Meana, che Dio l’abbia in gloria. Morale: maledetto il tempo in cui l’immoralità è un segreto e non si parla più in francese (perché Moravia “parlava benissimo francese, lo aveva imparato da una governante prima dell’italiano”: Alain Elkann, Ricordi di un italiano a Parigi, in Daria Galateria, Entre nous, Sellerio 2002, p. 11).

A cinque anni Moravia disse: “Je m’ennuie”. A ottantatré anni disse che “non esiste la donna fatale, perché non c’è nulla di fatale nel mondo”. E allora il gestaccio prende una forma un po’ diversa: se niente è fatale, c’è solo la decisione di arginare la noia, perché “lo stile è l’uomo, è quello che vuole  dire l’uomo: la scelta” (Troppo mito in Pavese. L’ultima intervista di Moravia, “Tuttolibri”, 753, 1991, p. 7).

Il gestaccio di Ansedonia è accaduto tra pari che non hanno bisogno di dichiarare il consenso, perché la parità è consenso: come tra Man Ray e Meret Oppenheim. Così il gesto di Moravia è un segno della scelta e dello stile. Non è giustificabile, ma entra nel campo dell’immoralità e del peccato, commessi pubblicamente. Il pubblico è fatto di testimoni degni, colti, borghesi, poliglotti, eleganti. A suo modo, è un fatto estetico, anche se è sgradevole.

Oggi non è più così. Il ricco intellettuale non si crede più ricco, perché la crisi lo turba, e poi ha una paura folle di essere mondano. È anche molto ipocrita, per statuto. Se è poeta, ostenta una certa povertà, anche se è un poeta accademico. Non c’è più il borghesissimo roi immorale che s’amuse, ma un finto povero che oscilla tra legalità e illegalità. Al massimo è un furbo, ma non è più un peccatore. Il segno è che non si parla più il francese, “imparato” – perché la bourgeoisie oblige, come la noblesse – “da una governante”.

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2 comments

  1. Almerighi Reply

    Sannelli, tu mi piaci, perché percorri in lungo in largo le lettere con onestà e ricerca spasmodica di una tua originalissima via. Qui vai bene, riesci a trasformare una delle eroine un po’ zoccole degli Eighties e la trovi. Pincherle ne esce male, come quando uccise il suo merlo per non farlo cantare con Ciampi: per quanto riguarda il suo “centro” penso fosse morto già da tempo prima dell’arrivo di Marina.

  2. irisnews Reply

    Grazie, Flavio. Ma non l’ho “trasformata”. E nemmeno “formata”. Il colore degli anni Ottanta formava me, in una provincia senza incanto. E quindi anche Marina mi formava: come Testori sul
    “Corriere”. Bella scuola, tutto sommato. Bisogna fare “centro”, comunque. Prod your Personal Product!

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