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CALANDRONE, Maria Grazia

coverviandanteMaria Grazia Calandrone

Non sia esposto il segreto che brucia 

nell’urna del cuore

La poesia di Maria Grazia Calandrone possiede una grande forza “primordiale”, generata dall’incontro tra la potenza visionaria che rielabora la percezione e la restituisce attraverso il filtro di un immaginario che trascende il dato oggettivo, con un equilibrio formale che, sia nel verso breve che nelle colate laviche del verso lumgo, riesce a convogliare l’energia in un flusso che trascina evitando la dispersione.

Dall’osservazione del reale, che richiama l’esperienza individuale e il sepolto della memoria, la Calandrone crea scenari talvolta surreali, in cui la realtà è come filtrata da una percezione onirica che la rende indistinta, a tratti immersa in un’atmosfera “apocalittica”, che trascende il dato stesso, rendendolo universale: “Al centro dei miei occhi lei batteva la luce e si torceva / nella demolizione colossale / poi vidi un uomo perdere la presa / come uno di quei seri colpi di vento / che stabilizzano la radicalizzazione dell’albero”.

Il verso di Maria Grazia Calandrone procede per progressiva accumulazione d’immagini e intensificazione di sensazioni, e spesso, come nel primo inedito, la realtà del quotidiano e l’esperienza individuale vengono elevate al sacro, o piuttosto è il riferimento all’elemento religioso che ne evidenzia una sacralità tutta contingente, in cui il martirio è attraversato nell’amore “[…] solido e bianco / come un sasso” e “ti amo” è detto “come una parola / detta in punto di morte”, come un’estrema preghiera di chi nel qui e ora cerca l’assoluto che eleva.

Da questo deriva la tensione che permea la poesia di Maria Grazia Calandrone, quella densità d’immagine che quasi stordisce, che, come per una reazione a catena, richiama nel lettore le immagini del proprio stesso rimosso, perché le suggestioni dettate, anzi, sferrate dalla poetessa sono materia metamorfica e cangiante, suscettibile di essere ri-plasmata da chi l’abbraccia e la sente riardere tra le mani che non sanno circoscriverla, comprenderla se non nella distanza.

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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