Facebook

Carla De Angelis, “A dieci minuti da Urano”, Fara Editore, 2010

Carla De Angelis, A dieci minuti da Urano

Si esce da questo libro a piedi nudi, cercando di fare il massimo silenzio, come se si uscisse da un luogo di favola e mistero, popolato da personaggi del presepe, gatti, profumo di fiori e caldarroste. È questa la sensazione che si avverte una volta letta l’ultima pagina, quando si resta in quello stato di sospensione tra il sogno e la realtà, tra la notte e il giorno; e “tra le mani nuvole e sole/ pianto e sorriso”. Nel cassetto, nella memoria, sotto la pelle, si nasconde un dolore che è segreto, una cosa che non si può dire. E infatti, questa parola non dice, eppure con audacia scrive del dolore, lo sussurra mentre colpisce e incanta, con doni e luminose risalite. Nella pagina si muove con estrema delicatezza, e rispetto. Soprattutto con rispetto, che è la cifra della scrittura di Carla De Angelis, della sua parola che si posa lieve sulla pagina, si risveglia all’alba e procede timida, come una prima nevicata sulle cose. E così, ha il grande potere di illuminarle, le cose, di riordinarle proprio come questo libro chiede più volte di fare alla poesia. Si domanda silenzio, compostezza, ordine; è questo che fa la differenza: “La differenza è quando/ il sole va dall’altra parte della terra// e lascia alla notte riordinare/ il caos del giorno.”
La scrittura porta con sé un alito di purezza che sta dentro e che stride con l’esterno, l’osceno, l’abbondanza, riesumando quella colpa troppo scomoda da ammettere per molti, e che porta a chiederci: “Siamo ancora buoni?” A consolarci restano le semplici cose che fanno brillare il giorno, come i fiori, le albe, le nuvole e le nuvole, la natura e i suoi doni meravigliosi: “ti porto negli occhi il nido/ il canto quieto dell’acqua// risalgo il giorno/ solo per te.”
Il libro procede per frammenti, distici e testi brevi: è la ricostruzione del sogno che la poesia tenta di operare, ricongiungendo leggende, anfratti del passato, miti e favole d’infanzia. Il buio si alterna alla luce, mentre costante è il male che si scioglie nel tempo, e che appartiene in modo ineluttabile all’essere donna: “Rincorro la bimba, afferro l’adolescente/ resto mistero-sono una donna.”
Perché la donna ha il difficile compito di custodirlo, il dolore: a questo non può sottrarsi per natura, ma nonostante ciò, con grande coraggio Lei sa ancora affermare: “Dì al tuo dio che la vita ci piace/ anche se forse gioca/ con noi, limitati”.
In un ritmo che avanza come un’onda, con dolcezza, con irruenza la ricerca di una pace non si placa. È la ragione stessa della poesia in grado di accogliere nel suo caldo grembo la musica del mondo e l’inquietudine dei sensi, che mischiati insieme portano in un luogo che pare magico… a dieci minuti da Urano.

 Rossella Renzi

 

Quando la terra e il cielo

concepiranno altri figli,

tornerò a visitare il mondo

come un missionario  un presidente,

un attore un grande musicista

un insigne professore

Pulirò le strade taglierò l’erba

scriverò del contadino

del  muratore e della casalinga

Con  l’argilla plasmerò

la coppa del segreto

rubato  al tempo

*

Madre

questa notte lascio aperto un sogno

Entra

puoi vegliare

o dormire accanto

le mani inermi

o accarezzarmi

Non ti  inquietare

Lascio aperta anche la porta

quando vuoi puoi andare

*

È stato il vento a girare le tessere

in congiura  con il tempo

Senza sostegno l’arco

sostiene il baleno

a un passo dell’abisso

una lacrima si ferma sul ciglio

L’attesa si adagia nell’intreccio

dei pensieri e si acquieta

*

C’era una montagna forte

come la parola perdonata dal dolore

L’acqua scorreva, lavava i giorni,

Sole e vento posavano terra e foglie

la neve sbiancava le notti

tratteneva i segreti sotto la pelle

Urlò la brace

nel trastullarsi col prisma dei ricordi

Esplose la montagna

con tutta la furia del tempo che passa

*

Saman,

dettami l’arte antica

chiama i morti franchi di parola

a narrare l’inquietudine dei sensi

Disegna

il passo che si lascia dietro il tempo

l’attesa che si colma di vuoto

in attesa di un volto

il desiderio in attesa

del volto che colma il vuoto.

*

Alcuni giorni sono un regalo

dei sogni predati alla notte

sete bevuta senza timori

Un ragno  offre il  filo

per il salto nel sole

*

Restano incisi   quei baci

che strappano  la vita

Gli occhi si spalancano

per il terrore della rapina,

ignari  si serrano ancora

nella follia condivisa

impedendo la fuga…

ecco un segnale

l’amore  non perdona

chi ignora il mondo

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: