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Carlo Bordini, Poema a Trotsky/Poem to Trotsky/Poema a Trotsky/Poème à Trotsky

A poem by Carlo Bordini from I costruttori di vulcani. Tutte le poesie 1975-2010 (Luca Sossella Editore, 2010),

whose Spanish version is also included in Polvo (Lustra Editores, 2015)

translated into English, Spanish and French

Poema a Trotsky

 

E cosa avrai mai pensato

ucciso dai tuoi stessi fratelli

braccato dai mitra proletari

un sapore di dolce e d’amaro

un sapore di sangue in bocca

che cosa mai avrai pensato degli uomini

se pure hai pensato

Leone Trotsky

 

Nel 1918 Trotsky era a capo

dell’esercito rosso. Aveva dovuto organizzare,

come è noto, un esercito dal nulla.

Aveva organizzato una cavalleria fatta da

operai,

utilizzato lo spirito patriottico di molti ufficiali

zaristi,

organizzato l’azione di bande che agivano isolatamente,

ecc. Aveva dovuto

essere furbo, astuto, spietato, e

lungimirante.

Seppe che Aleckin, campione del mondo di scacchi,

e uno dei più grandi genii, del mondo degli scacchi,

grande maestro internazionale,

era in prigione a Mosca.

L’andò a trovare e lo sfidò

a una partita.

Aleckin, timoroso, cominciò

a giocar male.

Trotsky gli disse: se perdi,

ti faccio fucilare.

Fu l’arroganza di satrapo

o l’esaltazione della lotta

a suggerirgli questa frase indubbiamente ironica?

Aleckin voleva perdere?

Trotsky voleva forse perdere?

Entrambi volevano forse perdere?

Mi ha sempre colpito questo incontro

tra lo stratega e lo scacchista

come la partita a scacchi tra il cavaliere

e la morte

(c’è un bellissima fotografia di Tito

che gioca a scacchi).

Trotsky voleva perdere?

La sua anima ebrea concepiva già

il terribile esodo?

Aleckin vinse. Poco più tardi

fu liberato ed emigrò a Parigi.

Fu campione del mondo

dal 1927 fino a poco prima

della morte. Si suicidò nel

’46, accusato

di collaborazionismo coi tedeschi.

 

 

 

Nella mia gioventù sono stato

trotskista per molti anni. (gli anni migliori). Soggiacqui

al fascino di Trotsky,

uomo sconfitto.

Soggiacqui a questa angoscia della sconfitta

a questo fascino dell’angoscia della sconfitta,

quest’uomo sconfitto,

doppiamente sconfitto,

Io studente soggiacqui.

Quest’uomo nobile e dolente,

e insieme forte,

io che ho avuto un padre

generale, e fascista, e non molto affascinante,

Soggiacqui.

Ora ti rivisito

e vedo me stesso.

La tua ferocia purificata dalla morte,

Fosti un padre

pulito,

un esempio,

una figura nobile,

Un guerriero

che sa morire.

Io che non sapevo assolutamente che fare della mia vita,

scelsi la tua morte

permeata di intelligenza.

Tu, intellettuale ebreo radicale,

pedante,

cristallizzato e andato in briciole,

padre dolente

nuovo Gesù e Cristo.

Il fascino del martirio

m’ipnotizzò studente.

Mi affascinò l’uomo tagliente,

quasi pirandelliano,

capace di esprimersi

in frasi lapidarie,

“Né pace né guerra”

“Proletari a cavallo”.

Come tanti anche tu morivi per gli altri

nobile cavaliere

anch’io ho mangiato un pezzetto di te.

Troppo velenoso è il tuo nutrimento.

Uomo dall’equilibrio

sempre spostato in avanti

in moto incessante

forse volevi cadere (in avanti).

E il bello era che avevi ragione

o almeno avevi in gran parte ragione.

Mi rannicchiai nella tua ragione, perché avevi ragione,

ma tanto, era ormai una ragione sconfitta, e così,

vivevo nella parte di dietro della storia, e stavo comodo.

Nessuno poteva disturbarmi. Tanto ormai tu eri morto.

Io avrei dovuto aspettare ancora qualche diecina d’anni per morire

e intanto mi tenevo la ragione. Studente, decisi così.

Eppure la tua razionalità radicale era eroica

comodo vivere dell’eroismo altrui. Così morii vivendo.

Poi rinacqui. (Non potevo rinascere se prima non morivo). dalla tua morte

cosa rinasce? Nulla. Una sola frase, una sola

parola,

“O socialismo o barbarie”. La ragione sconfitta ha la sua rivincita.

[Rivincita orribile, tragica rivincita, tragica consapevolezza, ]annichilante

profezia. Vissi grondante di morte, sapendo quello che sarebbe

venuto, ed ora che la barbarie

dilaga, e il tuo ottimismo cade,

non cade la tua intelligenza. Intelligenza sterile. E’ vero: o socialismo

o barbarie. La barbarie dilaga,

o socialismo o barbarie. Io lo sapevo e fingendo

ottimismo rivoluzionario

contemplavo la catastrofe della Storia.

Forse volevo perdere anch’io, come la storia che ho raccontato,

che non so se è vera,

ma mi ha affascinato

Trotsky, capo dell’esercito rosso, sfida il

campione del mondo di scacchi, entrambi

vogliono perdere, entrambi perdono, finiscono

tragicamente, ma che bello,

che bello scegliere la parte perdente, morire per procura

attraverso

gli altri,

suicidarsi in effige

(in quel periodo avevo pensato al suicidio come possibile

strategia

del mio senso di inutilità)

e poi incontrai l’articolo di giornale che parlava di questa

partita a scacchi

e ne fui

affascinato

adesso sono molto diverso da quando ho cominciato questa

poesia

so molte cose

e tante altre poi che non sono scritte qui

in quel periodo c’era anche una ragazza bionda un amore sfortunato

ho giocato troppo coi sentimenti degli altri

Non è vero: vissi una situazione di millenarismo,

per questo vi rimasi tanto tempo.

in questo mondo che scade verso la barbarie

 

Carlo Bordini da I costruttori di vulcani. Tutte le poesie 1975-2010.

Luca Sossella Editore 2010

Poem to Trotsky

 

And what will you ever have thought

killed by your own brothers

hunted down by the proletarian machine-guns

a flavor sweet and bitter

a flavor of blood in the mouth

what will you ever have thought of men

if you thought about them at all

Leon Trotsky

 

In 1918 Trotsky was at the head

of the red army. He had had to organize,

as is well known, an army out of nothing.

He had organized a cavalry made of

industrial workers,

utilized the patriotic spirit of many Tsarist

officers,

coordinated the action of gangs that acted in isolation,

etc. He had had

to be shrewd, cunning, merciless, and

farseeing.

He found out that Aleckin, the world chess champion,

and one of the greatest geniuses, of the chess world,

international grand master,

was imprisoned in Moscow.

He went to visit him and challenged him

to a game.

Aleckin, fearful, began

to play badly.

Trotsky told him: if you lose,

I’ll have you shot.

Was it the satrap’s arrogance

or the exaltation of competition

to suggest to him that undoubtedly ironical sentence?

Did Aleckin wish to lose?

Did Trotsky perhaps wish to lose?

Did both perhaps wish to lose?

I have always been struck by this match

between the strategist and the chess player

as being the chess game between the knight

and death

(there is a very beautiful photograph of Tito

playing chess).

Did Trotsky wish to lose?

Did his Jewish soul already conceive

the terrible exodus?

Aleckin won. A short while later

he was freed and emigrated to Paris.

He was champion of the world

from 1927 to shortly before

his death. He committed suicide in

’46, accused

of having collaborated with the Germans.

 

 

 

In my youth I was

a Trotskyist for many years. (the best years). I succumbed

to the glamor of Trotsky,

defeated man.

I succumbed to this anguish of defeat

to this glamor of the anguish of defeat,

this defeated man,

doubly defeated,

I the student succumbed.

This noble and woeful man,

and at the same time strong,

I who have had a father

who was a general, and a fascist, and not very glamorous,

Succumbed.

Now I revisit you

and I see myself.

Your ferocity purified by death,

You were a clean

father,

an example,

a noble figure,

A warrior

who knows how to die.

I who had absolutely no idea what to do with my life,

chose your death

permeated with intelligence.

You, radical Jewish intellectual,

pedantic,

crystallized and reduced to crumbs,

woeful father

new Jesus and Christ.

The fascination of martyrdom

hypnotized me the student.

I was fascinated by the cutting, almost

Pirandellian man,

able to express himself

in lapidary sentences,

“Neither peace nor war”

“Proletarians on horseback”.

Like many also you died for others

noble knight

I too have eaten a bit of you.

Too poisonous is your nutriment.

Man whose balance

was always cast forward

incessantly moving

you perhaps wished to fall (forward).

And the great thing was that you were right

or at least that you were largely right.

I huddled inside your reason, because you were right,

but anyway, it was by then a defeated reason, and so,

I lived in the back side of history, and felt comfortable.

No one could disturb me. You were already dead anyway.

I would have had to wait a few more decades to die

and meanwhile I kept my reason. A student, I decided that way.

And yet your radical rationality was heroic

comfortable to live off others’ heroism. So I died living.

Then I was reborn. (I could not be reborn without first having died). from your death

what is reborn? Nothing. Only one sentence, only one

word,

“Either socialism or barbarism”. Defeated reason has its revenge.

[Horrible revenge, tragic revenge, tragic awareness,] annihilating

prophecy. I lived dripping with death, knowing what was

to come, and now that barbarism

is rampant, and your optimism falls,

your intelligence does not fall. Sterile intelligence. It’s true: either socialism

or barbarism. Barbarism spreads,

either socialism or barbarism. I knew it and feigning

revolutionary optimism

contemplated the catastrophe of History.

Perhaps I too wished to lose, like the story that I have told,

which I am not certain is true,

though it fascinated me

Trotsky, head of the red army, challenges

the world chess champion, both

want to lose, both lose, end

tragically, but how beautiful,

how beautiful to chose the losing side, to die by proxy

through

others,

to commit suicide in effigy

(in that period I had thought of suicide as a possible

strategy

of my sense of uselessness)

and then I ran into the newspaper article that spoke of that

chess game

and was fascinated

by it

now I am very different from when I began this

poem

I know many things

and many more also that are not written here

in that period there was also a blonde girl an unlucky love

I have played too much with the feelings of others

It’s not true: I lived a millenarian situation,

that is why I stayed there so long.

in this world that sinks towards barbarism

 

Translated by Nail Chiodo

From I gesti/Gestures, bilingual e-book, Zona editions

Poema a Trotsky                                                   

 

Y qué habrás pensado

asesinado por tus mismos hermanos

acosado por ametralladoras proletarias

un sabor dulce y amargo

un sabor de sangre en la boca

qué pudiste pensar de los hombres

si acaso habrás pensado

León Trotsky

 

 

En 1918 Trotsky era el jefe

del ejército rojo. Había tenido que organizar,

como bien se sabe, un ejército de la nada.

Había organizado una caballería compuesta por

obreros,

aprovechando el espíritu patriótico de muchos oficiales

zaristas,

organizando la acción de bandas que actuaban aisladamente,

etc. Había tenido

que ser listo, astuto, despiadado, y

previsor.

Supo que Alekhine, campeón mundial de ajedrez,

y uno de los más grandes genios, del mundo del ajedrez,

gran maestro internacional,

estaba preso en Moscú.

Fue a verlo y le propuso

que jugaran un partido.

Alekhine, atemorizado, empezó

jugando mal.

Trotsky le dijo: si pierdes,

te mando fusilar.

¿Fue la arrogancia del sátrapa

o la exaltación de la lucha

que le sugirió esta frase sin duda irónica?

¿Alekhine quería perder?

¿Acaso Trotsky quería perder?

¿Ambos querían tal vez perder?

Siempre me ha impresionado este encuentro

entre el estratega y el ajedrecista

como el partido de ajedrez entre el caballero

y la muerte

(hay una espléndida fotografía de Tito

jugando al ajedrez).

¿Trotsky quería perder?

¿Su alma judía concebía ya

el éxodo terrible?

Alekhine ganó. Poco después

fue liberado y emigró a París.

Fue campeón del mundo

desde 1927 hasta poco antes

de su muerte. Se suicidó en

1946, acusado

de colaboracionismo con los alemanes.

 

En mi juventud he sido

trotskista muchos años. (los años mejores). Subyugado

por el atractivo de Trotsky,

hombre derrotado.

Subyugado por esta angustia de la derrota

por este atractivo de la angustia de la derrota,

por este hombre derrotado,

doblemente derrotado,

Yo estudiante estuve subyugado.

Este hombre noble y sufrido,

y al mismo tiempo fuerte,

yo que he tenido un padre

general, y fascista, y no muy atractivo,

Fui subyugado.

Ahora te vuelvo a examinar

y me veo a mí mismo.

Tu ferocidad purificada por la muerte,

Fuiste un padre

honrado,

un ejemplo,

una figura noble,

Un guerrero

que sabe morir.

Yo que no sabía para nada qué hacer de mi vida,

elegí tu muerte

impregnada de inteligencia.

Tú, intelectual hebreo radical,

pedante,

cristalizado y deshecho en migas,

padre sufrido

nuevo Jesús y Cristo.

La fascinación del martirio

me hipnotizó estudiante.

Me fascinó el hombre tajante,

casi pirandelliano,

capaz de expresarse

con frases lapidarias,

“Ni paz ni guerra”

“Proletarios a caballo”.

Como tantos también tú morías por los demás

noble caballero

también yo he comido un pedacito de ti.

Demasiado venenoso es tu alimento.

Hombre del equilibrio

siempre desplazado hacia adelante

en perpetuo movimiento

tal vez te querías caer (hacia adelante).

Y lo bueno era que tenías razón

o por lo menos en gran parte tenías razón.

Me acurruqué en tu razón, porque tenías razón,

pero total, era ya una razón derrotada, y así,

vivía en la parte de atrás de la historia, y estaba cómodo.

Nadie podía molestarme. Total tú ya estabas muerto.

Yo habría tenido que esperar todavía algunos decenios para morir

y mientras tanto aferraba la razón. Estudiante, eso decidí.

No obstante tu racionalidad radical era heroica

cómodo vivir del heroísmo ajeno. Así morí viviendo.

Luego renací. (No podía renacer si antes no moría). ¿De tu muerte

qué renace? Nada. Una sola frase, una sola

palabra,

“O socialismo o barbarie”. La razón derrotada tiene su revancha.

[Revancha horrible, trágica revancha, trágica lucidez, [aniquiladora

profecía. Viví sudando muerte, sabiendo lo que iba

a venir, y ahora que la barbarie

cunde, y tu optimismo precipita,

no cae tu inteligencia. Inteligencia estéril. Es verdad: o socialismo

o barbarie. La barbarie cunde,

o socialismo o barbarie. Yo lo sabía y fingiendo

optimismo revolucionario

contemplaba la catástrofe de la Historia.

Tal vez quería perder yo también, como la historia que he contado,

que no sé si será verdad,

pero me ha fascinado

Trotsky, jefe del ejército rojo, desafía al

campeón mundial de ajedrez, ambos

quieren perder, ambos pierden, terminan

trágicamente, pero qué hermoso,

qué hermoso elegir la parte del perdedor, morir por poder notarial

a través

de los demás,

suicidarse en efigie

(en ese periodo había pensado en el suicidio como posible

estrategia

de mi sentido de inutilidad)

y luego encontré el artículo de periódico que hablaba de este

partido de ajedrez

y me quedé

fascinado

ahora soy muy distinto de cuando empecé este

poema

sé muchas cosas

y tantas otras que no están escritas aquí

en ese periodo había también una chica rubia un amor desafortunado

he jugado demasiado con los sentimientos de otros

No es verdad: viví una situación de milenarismo,

por eso me quedé allí tanto tiempo.

en este mundo que precipita hacia la barbarie

 

Traducción de Martha Canfield

In: Carlo Bordini, Polvo, Lustra Editores, 2015

Poème à Trotsky

 

Et qu’auras-tu donc pensé

tué par tes propres frères

traqué par les mitraillettes prolétariennes

un goût de douce amertume

un goût de sang dans la bouche

qu’auras-tu donc pensé des hommes

si toutefois tu as pensé

Léon Trotsky

 

 

En 1918 Trotsky était à la tête

de l’armée rouge. Il avait dû organiser,

comme on le sait, une armée à partir de rien.

Il avait organisé une cavalerie faite

d’ouvriers,

utilisé l’esprit patriotique de nombreux officiers

tsaristes,

organisé l’action de groupes qui agissaient isolément,

etc. Il avait dû

être rusé, malin, impitoyable, et

voir loin.

Il sut qu’Alekhine, champion du monde d’échecs,

et l’un des plus grands génies, du monde des échecs,

grand maître international,

était en prison à Moscou.

Il alla le trouver et le défia

pour une partie.

Alekhine, craintif, commença

à jouer mal.

Trostky lui dit: si tu perds,

je te fais fusiller.

Fut-ce son arrogance de satrape

ou l’exaltation de la lutte

qui lui inspira cette phrase sans aucun doute ironique?

Alekhine voulait-il perdre?

Trotsky peut-être voulait-il perdre?

Tous deux peut-être voulaient-ils perdre?

Elle m’a toujours frappé cette rencontre

entre le stratège et le joueur d’échecs

comme la partie d’échecs entre le cavalier

et la mort

(il y a une très belle photographie de Tito

qui joue aux échecs).

Trotsky voulait-il perdre?

Son âme juive concevait-elle déjà

le terrible exode?

Alekhine gagna. Un peu plus tard

il fut libéré et émigra à Paris.

Il fut champion du monde

de 1927 jusqu’à peu de temps avant

sa mort. Il se suicida en

46, accusé

de collaborationnisme aves les Allemands.

 

Dans ma jeunesse j’ai été

trotskiste pendant bien des années. (les meilleures années). Je fus sous l’emprise

du charme de Trotsky;

un homme défait.

Je fus sous l’emprise de cette angoisse de la défaite

de ce charme de l’angoisse de la défaite,

cet homme défait,

doublement défait,

Moi étudiant je fus sous son emprise.

De cet homme noble et souffrant,

et fort en même temps,

moi qui ai eu un père

général, et fasciste, et pas très charmant,

je fus sous son emprise.

Maintenant je te revisite

et je me vois moi-même.

Ta férocité purifiée par la mort,

Tu fus un père

honnête,

un exemple,

une figure noble,

Un guerrier

qui sait mourir.

Moi qui ne savais absolument pas quoi faire de ma vie,

je choisis ta mort

imprégnée d’intelligence.

Toi, intellectuel juif radical,

pédant,

cristallisé et mis en miettes,

père souffrant

nouveau Jésus et Christ.

Le charme du martyr

m’hypnotisa étudiant.

Je fus fasciné par l’homme tranchant,

presque pirandellien,

capable de s’exprimer

en phrases lapidaires

“Ni paix ni guerre”

“Prolétaires à cheval”.

Comme tant d’autres toi aussi tu mourrais pour les autres

noble cavalier

moi aussi j’ai mangé un petit bout de toi.

Ta nourriture est trop empoisonnée.

Homme à l’équilibre

toujours déplacé en avant

en mouvement incessant

peut-être que tu voulais tomber (en avant).

Et le plus beau était que tu avais raison

ou au moins que tu avais en grande partie raison.

Je me pelotonnai dans ta raison, parce que tu avais raison,

mais de toute façon, c’était désormais une raison défaite, et ainsi,

je vivais à l’arrière de l’histoire, installé confortablement.

Personne ne pouvait me déranger. De toute façon, tu étais mort, désormais.

Je devrais attendre encore quelque dizaines d’années avant de mourir

et d’ici là je tenais ma raison. Étudiant, je décidai ainsi.

Et pourtant ta rationalité radicale était héroïque

il est confortable de vivre de l’héroïsme d’autrui. Ainsi je mourus en vivant.

Puis je renaquis. (Je ne pouvais pas renaître si je n’étais pas mort avant). de ta mort

que renaît-il? Rien. Une seule phrase, une seule

parole,

“Ou socialisme ou barbarie”. La raison qui a été défaite a sa revanche.

Revanche horrible, tragique revanche, tragique conscience, annihilante

prophétie. Je vécus ruisselant de mort, sachant ce qui se

produirait, et maintenant que la barbarie

se propage, et que ton optimisme tombe,

ton intelligence ne tombe pas. Intelligence stérile. C’est vrai: ou socialisme

ou barbarie. La barbarie se propage,

ou socialisme ou barbarie. Je le savais moi et feignant

l’optimisme révolutionnaire

je contemplais la catastrophe de l’Histoire.

Peut-être que je voulais perdre moi aussi, comme l’histoire que j’ai racontée,

dont je ne sais si elle est vraie,

mais qui m’a fasciné

Trotsky, chef de l’armée rouge, défie le

champion du monde des échecs, tous deux

veulent perdre, tous deux perdent, finissent

tragiquement, mais qu’il est beau,

qu’il est beau de choisir le côté perdant, mourir par procuration

à travers

les autres,

se suicider en effigie

(durant cette période j’avais pensé au suicide comme possible

stratégie

de mon impression d’inutilité)

et puis je tombai sur l’article de journal qui parlait de cette

partie d’échec

et j’en fus

fasciné

maintenant je suis très différent du moment où j’ai commencé cette

poésie

je sais beaucoup de choses

et tant d’autres encore qui ne sont pas écrites ici

durant cette période il y avait aussi une jeune femme blonde un amour malheureux

j’ai trop joué avec les sentiments des autres

Ce n’est pas vrai: je vécus une situation de millénarisme

c’est pourquoi je demeurai si longtemps.

dans ce monde qui sombre dans la barbarie

 

Traduit par Olivier Favier

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