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Carlo Bordini, Poesia, l’unica che dica la verità (trans. into English, Spanish, French and Serbian)

Poesia, l’unica che dica la verità

 

Amo la poesia perché quando scrivo so sempre da dove parto, e non so mai dove arrivo. Arrivo sempre in territori sconosciuti, e dopo ne so più di prima. Non scrivo quello che so, ma lo so mentre lo scrivo, e per me la poesia è sempre fonte di continue rivelazioni. E’ come se durante la scrittura ci fossero in me improvvise rotture dell’inconscio. In questo senso sono abbastanza convinto che la parola venga prima del pensiero, sia un veicolo del pensiero. Non si scrive quello che si sa, ma lo si sa dopo averlo scritto.
A volte scrivo delle cose che non so assolutamente cosa significhino; lo capisco dopo, o a volte, addirittura, me lo faccio spiegare da altri. Sono d’accordo, in questo senso, con quanto scrive Perniola: “Il poeta non è il miglior fabbro, ma il miglior strumento”. Io non creo, ma sono creato. Non scrivo, ma sono scritto. A volte penso che la principale qualità che dovrebbe avere un poeta sia quella di non tradire quello che gli viene dettato con considerazioni banali (con quello che immagina di essere, o che crede di dover essere, per esempio). Penso in questo senso che sia difficilissimo essere spontanei: la spontaneità è nascosta sotto una serie di strati di rigidità intellettuali, di pseudo conoscenze ideologiche, di velleità banali; la poesia rompe tutto questo, va al centro dei problemi. Raggiungere la spontaneità è un atto che richiede infinite mediazioni, tecniche, ma soprattutto sensitive e di onestà intellettuale.
Credo che la poesia (come ogni forma d’arte) sia il tentativo, con mezzi non perfetti, di giungere alla perfezione. C’è quindi sempre dentro qualcosa di artigianale, di imperfetto, così come artigianale è una preghiera. Nulla di precostituito o di seriale. Gli architetti romanici facevano sempre la parte destra di un edificio un po’ diversa dalla sinistra, perché ritenevano che la perfezione potesse raggiungerla soltanto Dio. (Un esempio del fatto che la parola precede la conoscenza: prima di scrivere questo pezzo non avrei mai immaginato, a proposito dell’arte, che avrei parlato di Dio).
Tutto ciò che attiene al campo dell’estetica (non solo la poesia, ma l’architettura, la moda, la musica) è quello che tiene insieme la società, perché dà ragioni comuni per vivere, perché attiene all’autorappresentazione di se stessa che ha l’umanità. Apparentemente l’arte non serve a niente, perché non ha connessioni immediate (utilitarie) con la realtà. In realtà tutti gli artisti, dai poeti ai fabbricanti di cravatte, ai disegnatori di fumetti, in qualche modo contribuiscono a creare un’autorappresentazione e un’idea di sé dell’umanità. E spesso sono gli unici a dire la verità, e l’umanità se ne accorge solo in ritardo: i poeti non possono salvare il mondo, perché il mondo se ne accorgerà solo dopo.

Questo articolo è stato pubblicato su “L’Unità” del 1° maggio 2002, e poi ripreso su I costruttori di vulcani.

Poetry, the only one that tells the truth

 

I love poetry because when I write I always know where I’m setting out from, and never where I’m heading. I always arrive in unknown territories and, afterward, I know more than I knew before. I don’t write what I know, but come to know it as I write, and for me poetry is always a source of continuous revelations. It is as if during the writing there were sudden ruptures of the unconscious in me. In this sense I am pretty much convinced that words precede thought, are a vehicle of thought. One doesn’t write what one knows, but knows it after one has written it.
Sometimes I write things that I have absolutely no idea what they mean: I understand it later, or even, at times, I’ll get others to explain it to me. I agree, in this sense, with what Perniola writes: “The poet is not the best fabbro (blacksmith, craftsman) but the best tool.” I do not create, but am created. I do not write, but am written. At times I think that the principle quality a poet should possess is that of not betraying with trivial concerns (with what he imagines himself to be, or thinks he must be, for example) what is dictated to him. In this sense, I think it is extremely difficult to be spontaneous: spontaneity lies hidden under a series of layers of intellectual rigidity, of ideological pseudo-knowledge, of banal velleities; poetry breaks all that, goes to the heart of problems. To attain spontaneity is an act that requires infinite mediations, technical, but especially sensitive and intellectually honest ones.
I think that poetry (like every form of art) is the attempt, by imperfect means, to attain perfection. Within it, therefore, there is always something handmade, imperfect, in the same way that a prayer is handmade. Nothing prefabricated or of a serial nature. The architects of ancient Rome always built the right side of a building in a way that differed slightly from the left, because they maintained that only God could attain perfection. (An example of the fact that words precede knowledge: before writing this piece, I would never have imagined, in regard to art, that I would have spoken of God).
Everything that concerns the realm of the aesthetic (not only poetry, but architecture, fashion, music) is what holds society together, because it provides shared reasons for living, because it concerns humanity’s self-image. Art is apparently useless because it lacks immediate (utilitarian) connections with reality. In reality all artists, from poets to the makers of neckties to cartoonists, in some manner contribute to the creation of a self-image and self-conception of humanity. And often they are the only ones who tell the truth, and humanity notices it only later: poets cannot save the world, because the world will take note of them only afterwards.

 Traduzione di Nail Chiodo

Poesía y verdad

 

Amo la poesía, porque cuando escribo siempre sé de dónde parto, pero nunca sé adónde voy a llegar. Llego siempre a territorios desconocidos, y luego los conozco mejor que antes. No escribo sobre lo que conozco, sino que eso que no conozco lo conozco mientras escribo, y para la mí la poesía es siempre fuente de continuas revelaciones. Es como si durante la escritura se produjeran en mí, de improviso, fisuras del inconsciente. En este sentido, estoy convencido de que la palabra viene antes que el pensamiento, de que es un vehículo del pensamiento. No se escribe lo que se sabe, pero se sabe después de haber escrito.
A veces escribo sobre cosas que no sé en absoluto qué significan; lo entiendo después, o incluso a veces me lo hago explicar por los demás. Estoy de acuerdo, así, con lo que escribe el filósofo Mario Perniola: “El poeta no es el mejor herrero, sino el mejor instrumento”. Yo no creo, sino más bien soy creado. No escribo, sino soy escrito. En ocasiones pienso que la principal cualidad que debería tener un poeta es la de no traicionar lo que recibe como dictado con consideraciones banales (con lo que imagina ser, o cree que debe ser, por ejemplo). Pienso por ello que es dificilísimo ser espontáneos: la espontaneidad está escondida bajo una serie de estratos de rigideces intelectuales, de pseudo-conocimientos ideológicos, de veleidades sin la menor importancia; la poesía rompe con todo eso, va al núcleo de los problemas. Alcanzar la espontaneidad es un acto que requiere infinitas mediaciones técnicas y en particular sensitivas, así como honestidad intelectual.
Creo que la poesía (como toda forma de arte) es la tentativa, con medios no perfectos, de llegar a la perfección. Por tanto, en ella habrá siempre algo de artesanal, de imperfecto, así como es artesanal una oración. Nada prefabricado o en serie. Los arquitectos románicos solían hacer la parte derecha de un edificio un poco distinta de la izquierda, porque consideraban que la perfección podía ser alcanzada únicamente por Dios. (Un ejemplo del hecho de que la palabra precede al conocimiento: antes de escribir esta página no me hubiera nunca imaginado, a propósito del arte, que iba a hablar de Dios).
Todo lo que se refiere al campo de la estética (no solo la poesía, sino la arquitectura, la moda, la música) es lo que mantiene unida a la sociedad, porque da razones comunes para vivir, porque se refiere a la auto-representación que de sí misma tiene la humanidad. Aparentemente el arte no sirve para nada, porque no tiene conexiones inmediatas con la realidad. Lo cierto es que todos los artistas, desde los poetas hasta los fabricantes de corbatas o los diseñadores de historietas, de alguna manera contribuyen a crear una auto-representación y una idea que la humanidad verá como propias. Y a menudo son los únicos que dicen la verdad, solo que la humanidad se percatará de ello con cierto retraso: los poetas no pueden salvar el mundo, porque el mundo solo se dará cuenta demasiado tarde.

Traducción de Renato Sandoval

Poesia, l’unica che dica la verità

Amo la poesia perché quando scrivo so sempre da dove parto, e non so mai dove arrivo. Arrivo sempre in territori sconosciuti, e dopo ne so più di prima. Non scrivo quello che so, ma lo so mentre lo scrivo, e per me la poesia è sempre fonte di continue rivelazioni. E’ come se durante la scrittura ci fossero in me improvvise rotture dell’inconscio. In questo senso sono abbastanza convinto che la parola venga prima del pensiero, sia un veicolo del pensiero. Non si scrive quello che si sa, ma lo si sa dopo averlo scritto.
A volte scrivo delle cose che non so assolutamente cosa significhino; lo capisco dopo, o a volte, addirittura, me lo faccio spiegare da altri. Sono d’accordo, in questo senso, con quanto scrive Perniola: “Il poeta non è il miglior fabbro, ma il miglior strumento”. Io non creo, ma sono creato. Non scrivo, ma sono scritto. A volte penso che la principale qualità che dovrebbe avere un poeta sia quella di non tradire quello che gli viene dettato con considerazioni banali (con quello che immagina di essere, o che crede di dover essere, per esempio). Penso in questo senso che sia difficilissimo essere spontanei: la spontaneità è nascosta sotto una serie di strati di rigidità intellettuali, di pseudo conoscenze ideologiche, di velleità banali; la poesia rompe tutto questo, va al centro dei problemi. Raggiungere la spontaneità è un atto che richiede infinite mediazioni, tecniche, ma soprattutto sensitive e di onestà intellettuale.
Credo che la poesia (come ogni forma d’arte) sia il tentativo, con mezzi non perfetti, di giungere alla perfezione. C’è quindi sempre dentro qualcosa di artigianale, di imperfetto, così come artigianale è una preghiera. Nulla di precostituito o di seriale. Gli architetti romanici facevano sempre la parte destra di un edificio un po’ diversa dalla sinistra, perché ritenevano che la perfezione potesse raggiungerla soltanto Dio. (Un esempio del fatto che la parola precede la conoscenza: prima di scrivere questo pezzo non avrei mai immaginato, a proposito dell’arte, che avrei parlato di Dio).
Tutto ciò che attiene al campo dell’estetica (non solo la poesia, ma l’architettura, la moda, la musica) è quello che tiene insieme la società, perché dà ragioni comuni per vivere, perché attiene all’autorappresentazione di se stessa che ha l’umanità. Apparentemente l’arte non serve a niente, perché non ha connessioni immediate (utilitarie) con la realtà. In realtà tutti gli artisti, dai poeti ai fabbricanti di cravatte, ai disegnatori di fumetti, in qualche modo contribuiscono a creare un’autorappresentazione e un’idea di sé dell’umanità. E spesso sono gli unici a dire la verità, e l’umanità se ne accorge solo in ritardo: i poeti non possono salvare il mondo, perché il mondo se ne accorgerà solo dopo.

Questo articolo è stato pubblicato su “L’Unità” del 1° maggio 2002, e poi ripreso su I costruttori di vulcani.

Poésie, la seule qui dise la vérité

 

J’aime la poésie parce que lorsque j’écris je sais toujours d’où je pars, et je ne sais jamais où j’arrive. J’arrive toujours en territoires inconnus, et j’en sais plus après qu’avant. J’écris ce que je sais, mais je le sais pendant que je l’écris, et pour moi la poésie est toujours la source de continuelles révélations. C’est comme si, durant l’écriture, il y avait en moi de brusques ruptures de l’inconscient. En ce sens je suis assez convaincu que le mot précède la pensée, qu’il est un véhicule de la pensée. On n’écrit pas ce que l’on sait, mais on le sait après l’avoir écrit.
Parfois j’écris des choses dont je ne sais absolument pas ce qu’elles signifient; je le comprends après, ou parfois, ce sont les autres qui viennent me l’expliquer. Je suis d’accord, en ce sens, avec ce qu’écrit Perniola: « Le poète n’est pas le meilleur artisan, mais le meilleur outil. » Je ne crée pas, je suis créé. Je n’écris pas, mais je suis écrit. Quelquefois, je pense que la principale qualité que devrait avoir un poète serait celle de ne pas trahir ce qui lui est dicté par des considérations banales (avec ce qu’il imagine être, ou qu’il croit devoir être, par exemple). Je pense en ce sens qu’il est très difficile d’être spontané: la spontanéité est cachée sous une série de couches de rigidités intellectuelles, de pseudo-connaissances idéologiques, de velléités banales; la poésie brise tout cela, va au cœur des problèmes. Atteindre la spontanéité est un geste qui requiert d’infinies médiations techniques, et surtout d’autres relevant de la sensibilité, de l’honnêteté intellectuelle.
Je crois que la poésie (comme toute forme d’art) est la tentative, avec des moyens imparfaits, d’atteindre la perfection. Il y entre toujours ainsi quelque chose d’artisanal, d’imparfait, comme une prière est artisanale. Rien de préfabriqué ou en série. Les architectes de l’époque romane faisaient toujours la partie droite d’un édifice un peu différente de la partie gauche, parce qu’ils considéraient que la perfection peut être atteinte seulement par Dieu. (Un exemple du fait que la parole précède la connaissance: avant d’écrire cet article je n’aurais jamais imaginé, à propos de l’art, que j’aurais parlé de Dieu).
Tout ce qui concerne le domaine de l’esthétique (non seulement la poésie, mais l’architecture, la mode, la musique) est ce qui maintient la cohésion d’une société, en ce qu’il crée des raisons communes de vivre et touche à la représentation que l’humanité se fait d’elle-même. Apparemment l’art ne sert à rien, parce qu’il n’a pas de connexions immédiates (utilitaires) avec la réalité. En réalité tous les artistes, des poètes aux fabricants de cravates, aux dessinateurs de bandes-dessinées, contribuent d’une manière ou d’une autre à créer une autoreprésentation et une idée de soi de l’humanité. Ce sont souvent les seuls à dire la vérité, et l’humanité ne s’en aperçoit que trop tard: les poètes ne peuvent pas sauver le monde, parce que le monde s’en apercevra seulement après.

Article publié sur L’Unità le 1er mai 2002, repris en postface à Sasso, Scheiwiller, Milan, 2008. Traduit par Olivier Favier.

Poezija, jedIna koja govori istinu


Volim poeziju jer kada pišem uvek znam odakle polazim, i nikada ne znam gde ću stići. Uvek stižem na nepoznatu teritoriju, a posle znam o njoj više nego pre. Ja ne pišem ono što znam, ali ga znam dok pišem, i za mene poezija je uvek izvor neprestanog saznavanja. To je kao da tokom pisanja postoje u meni iznenadni lomovi nesvesnog. U tom smislu ja sam sasvim uveren da reč dolazi pre misli, da je prethodnica misli. Ne piše se ono što se zna, ali ga znate pošto ste ga napisali.

Ponekad pišem o stvarima o kojima apsolutno ne znam ni šta znače; shvatim to kasnije, ili ponekad, čak šta više, tražim da mi to objasni neko drugi. Slažem se, u tom smislu, sa onim što piše Perniola: “Pesnik nije najbolji kovač, ali jeste najbolji alat, instrument“. Ja ne stvaram, ali sam stvoren. Ne pišem, ali sam napisan. Ponekad mislim da bi osnovni kvalitet koji bi trebalo da ima jedan pesnik trebalo da bude taj da ne izneveri ono što mu biva diktirano banalnim razmišljanjima (sa onim što zamilja da je, ili veruje da bi trebalo da bude, na primer). Mislim da bi u tom smislu najlakše bilo da budemo spontani: spontanost je prikrivena ispod nekoliko slojeva intelektualnih rigidnosti, ideoloških pseudo znanja, trivijalnih težnji; poezija razbija sve to, ide u srž problema. Dosegnuti spontanost je čin koji zahteva beskrajne medijacija, tehničke, i nadasve senzitivne i intelektualno poštene.
Verujem da je poezija (kao i bilo koji drugi oblik umetnosti) pokušaj, sredstvima koja nisu savršena, da se dosegne savršenstvo. Ima, dakle, u tome uvek nečeg artificijelnog (zanatskog), na način na koji je artificijelna jedna molitva. Ništa prekomponovano ili serijsko. Romanski arhitekti pravili su uvek desnu stranu neke zgrade malo drugačijom od leve, jer su verovali da savršenstvo može dostići samo Bog (Jedan primer činjenice da reč prethodi znanju: pre pisanja ovog dela nikada nisam ni pomislio da ću, u vezi sa umetnošću, govoriti o Bogu).
Sve ono što se odnosi na oblast estetike (ne samo poezija, već arhitektura, moda, muzika) je ono što drži društvo na okupu, jer daje opšti smisao življenju, tako što se drži samopredstave koju samo o sebi ima čovečanstvo. Očigledno umetnost ne služi ničemu, jer nema neposredne (korisne) veze sa realnošću. U stvari svi umetnici, od pesnika do proizvođača kravata, do crtača stripova, na neki način doprinose stvaranju samopredstave i ideje čovečanstva o sebi. I često su jedini koji govore istinu, i čovečanstvo postaje toga svesno ali sa zakašnjenjem: pesnici ne mogu spasiti svet, jer ih svet shvata uvek sa zakašnjenjem.


Sa italijanskog prevela Duška Vrhovac

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