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Carlo Bordini, Poesie/Gedichte, Bestreaders 2012 (e-book)

Heute veröffentlichen wir eine Gedichtauswahl von Carlo Bordini aus der zweisprachigen Anthologie Poesie/Gedichte, die von Bestreaders in 2012 als e-book veröffentlicht wurde.

Oggi pubblichiamo una scelta di poesie di Carlo Bordini dal libro Poesie/Gedichte, pubblicato in forma di e-book da Bestreaders nel 2012.

I gesti

 

Persone i cui gesti sbagliati tremano

un po’

Persone i cui gesti sbagliati. Ci sono persone

per cui

fare gesti è una cosa

difficilissima. Provano e

riprovano i loro

gesti sbagliati, e quando uno riesce sembra che tutti

riescano, ma la fila

più lunga è quella dei gesti

sbagliati, [che

fila interminabile!!

 

I gesti maldestri ripetuti

dopo tanti anni, i gesti

ripetuti per tanti

anni, i gesti comici,

i gesti un po’ suicidi.

i gesti interlocutori. I gesti

che non si fanno capire, le richieste

di aiuto

non accettate,

le richieste

maldestre,

continuate. le

richieste

suicide. I gesti goffi

un po’ vergognosi, blasfemi. I gesti

altezzosi, I

gesti

che non hanno peso o valore perché

maldestri, i gesti

tranquillamente maldestri, abitudinari,

i gesti

ironici.

I gesti

rassegnati

I gesti consapevolmente

goffi,

consapevoli

di essere

maldestri e goffi,

I gesti che

contengono

un’implicita

scusa

e quelli che fingono

di essere superbi

I gesti che

sanno

che non c’è niente da fare.

I gesti

silenziosi

che si

appartano

I gesti orgogliosamente

ben poco destri

I gesti di chi sa di essere maldestro

e fa dei gesti

per

allontanarsi

per non

figurare

I gesti

rassegnati

I gesti infastiditi

di chi sa di

essere goffo e di essere

considerato maldestro

I gesti straniti

di chi non sa bene

quello che fa

i gesti indispettiti

che chiedono solitudine

 

Oppure il gesto maldestro

definitivo, quello di non

comunicare più

di partire per la tangente per la propria

solitudine

e non comunicare più

più più

 

i tic

i piccoli tic

i gesti che cercano di allontanare

qualcuno

immaginato o

immaginario

 

il sapersi

giudicati

[da tutti]

 

il sapere che i propri gesti

sono

giudicati

 

I gesti di chi sente dentro

una debolezza

che gli rende difficile fare

qualsiasi gesto

il gesto silenzioso

come se volesse che gli altri capissero

ciò di cui ha bisogno

senza bisogno di muoversi

 

il gesto di non fare

nessun gesto

 

I gesti

immaginari

l’immaginare

di fare

un gesto

 

i gesti sott’acqua

fare dei gesti sott’acqua

indicando alla gente che passa

ma nessuno scopre il tuo dito

che si muove sott’acqua

 

I gesti estranei

c’è sempre qualcuno che guarda

i gesti che si fanno

e stabilisce che sono

maldestri folli pazzi goffi gratuiti

ridicoli

osservabili

 

c’è sempre qualcuno che stabilisce

che sei troppo magro

troppo grasso

un po’ troppo silenzioso

poco coerente,

un po’ strano

un po’ disturbato. [(detto

a voce bassa).],

un tipo poco

pratico

volenteroso ma

troppo solitario,

troppo introverso

troppo poco pratico

troppo poco sociale,

 

I gesti che evitano

la gente. I gesti che evitano

di esser visti. I gesti

che coprono, che cercano

di coprire.

I gesti che proteggono

istintivamente la faccia,

la testa le mani

la bocca, anche se

inconsapevoli

 

I tic

i tic un po’ ridicoli

 

I gesti inutili

La paura dei rumori. Il

desiderio

di non esser visti, il gesto

di coprirsi, il

desiderio di nascondersi, il

gesto di

coprirsi la testa. I gesti

di chi

ha la testa

da un’altra parte, il

gesto di coprirsi

la testa, la faccia,

la bocca, i gesti

illibati. I pensieri

illibati, i pensieri

candidi, virginali, illibati.

i gesti che fanno

il male senza saperlo

 

 

 

 

 

Da “Polvere

 

Sarò sempre un po’ meno di quello che sono,

e anzi, molto meno. Polvere. Ho perso molto.

Ciò che si perde è irrecuperabile, e se lo si recupera esso

è ormai disperso, non rientra più nell’ordine prestabilito

delle cose. Sono contento

se di me non rimane che un lieve

involucro. Ho perso

molto. In questa levità,

ciò che più importa è l’assenza di acuti,

che tutto sia tondo e raccolto. Basta

questo. Tutto ciò che è devastato può divenire rotondo,

ancora rotondo. Come un vaso. E’ ancora possibile.

La polvere può essere recuperata. La polvere era una volta

detriti. Ora la polvere non è detriti,

è lenta friabile. La polvere

è un po’ meno, ma può essere

tenuta insieme. Le ferite

possono diventare polvere, raccolta

e conchiusa. Sono contento

di non capire le cose. La loro

ragione. Vi sono cose che ignoro, e sono

contento. Appaiono come misteri,

tranquille. Ad esempio,

la ragazza che incontro sempre, mi ama

o no? Non lo so. Sono contento

di non saperlo. Sono contento di non sapere

se l’amo, o meglio, so che non l’amo, che potrei

amarla; sono contento

di non sapere se avrei potuto amarla. Questo mistero

mi rassicura più del suo amore.

E’ bello non sapere. Non sapere, ad esempio,

quanto vivrò,

o quanto vivrà la terra.

Questa sospensione

sostituisce l’eternità.

 

 

 

 

 

Quando dalla tempesta gli idrocarburi giunsero nella

palude, che comunicava colla tempesta, ma ne era separata,

nella palude calda ed assolata,

allora lì nacque la vita come polvere immersa nell’acqua,

come qualcosa di infinitamente piccolo e debole, che

trovava le condizioni favorevoli per fiorire e faceva

della sua debolezza la condizione della sua essenza.

Se non fosse stato debole non sarebbe potuto nascere,

né farsi penetrare dal sole. Se la tempesta

non l’avesse sbattuto non si sarebbe frantumato e non avrebbe

raggiunto piano piano la palude, coi suoi simili frantumati,

per farsi penetrare dal sole.

Così nacque la vita. Dalla polvere, dalla

catastrofe. Dal frantumarsi e dai detriti

frantumati. Così nacque la forza. Dalla

debolezza, dall’argomentare della

debolezza. Dal suo accettare di farsi

penetrare dal sole.

 

 

 

 

Marina

 

Il mare entra tutti i giorni nel mio giardino.

Circonda le pietre e in uno slancio

bagna gli aranci ancora verdi.

Da molti anni l’ho visto singhiozzare.

Sollevare le sue creste, abbattersi sull’arena.

Rompersi in ali di luce viola e scarlatte

Grave e sontuoso nel suo mormorare lontano.

Il sole addormenta le cicale.

Candide e ingenue errano le nuvole.

 

Questo penso quando contemplo

Le immagini fulgenti del mezzogiorno.

L’ape sopra le uve di spiaggia

Succhia in estasi il loro purpureo nettare,

ebbra di un dolce sogno celeste.

 

 

 

 

I tuoi capelli sono di un biondo velenoso

lentamente mi hanno avvelenato

ho il cuore e il petto pieni dei tuoi capelli

 

non sapevo che fossero così

non ho mai immaginato l’amara fava che stavo mangiando

credevo che vivere costasse ma non tanto

 

sono incenerito

è l’ultimo giorno dell’anno

ti porterò sempre dentro

 

la mia pelle rugosa azzurra

con l’impronta dei tuoi baci velenosi innocenti

 

 

La poesia “I gesti“è stata tradotta da Katia Nappa e Sarah Wollberg. Le altre poesie sono state tradotte da Silvana Bussmann in collaborazione con Reinhart Moritzen

 

www.carlobordini.com

bordini7@gmail.com

 

 

 

Die Gesten

 

Menschen, deren falsche Gesten ein wenig

Zittern

Menschen, deren falsche Gesten. Es gibt Menschen,

denen

Gesten machen

sehr schwer fällt. Sie probieren

wieder und wieder ihre

falschen Gesten aus und wenn ihnen eine gelingt, dann scheinen alle anderen auch

zu gelingen, aber die längste Reihe ist die

der falschen Gesten, [was für eine

endlose Reihe!]

 

 

Die ungeschickten Gesten

nach vielen Jahren wiederholt, die Gesten

über viele Jahre wiederholt,

die komischen Gesten,

die etwas selbstmörderischen Gesten.

die fragenden Gesten. Die Gesten,

die sich nicht verstehen lassen,

die nicht erhörten

Hilferufe,

die ungeschickten,

ununterbrochenen

Forderungen. die

selbstmörderischen

Forderungen. Die plumpen Gesten,

die etwas verschämenden, lästerlichen. Die hochmütigen

Gesten, Die

Gesten

die weder Bedeutung, noch Wert haben, weil

sie ungeschickt sind, die Gesten,

die einfach ungeschickt und gewöhnlich sind,

die ironischen

Gesten.

Die resignierten

Gesten

Die bewusst plumpen

Gesten,

die wissen

ungeschickt und plump

zu sein,

Die Gesten, die

eine indirekte

Entschuldigung

enthalten

und diejenigen, die vortäuschen

stolz zu sein

Die Gesten, die

wissen

dass nichts mehr zu machen ist.

Die stillen

Gesten,

die sich

absondern

Die stolzen,

wenig geschickten, Gesten

Die Gesten desjenigen, der weiß ungeschickt zu sein,

und Gesten macht,

um

sich zu entfernen

und nicht

aufzufallen

Die resignierten

Gesten

Die verärgerten Gesten

desjenigen, der weiß,

plump zu sein und als

ungeschickt zu gelten

Die verwirrten Gesten,

desjenigen, der nicht weiß,

was er tut

die verärgerten Gesten

die Einsamkeit verlangen

 

Oder die definitiv

ungeschickte Geste, nicht

mehr zu kommunizieren,

abzuschweifen, in die

Einsamkeit,

und nicht mehr zu kommunizieren,

nicht mehr, nicht mehr

 

die Ticks

die kleinen Ticks

die Gesten, die versuchen,

jemanden Fern zu halten,

jemanden,

den man sich vorstellt

oder erfindet

 

zu wissen,

dass man verurteilt wird

[von allen]

 

zu wissen, dass die eigenen Gesten

verurteilt

werden

 

Die Gesten, desjenigen, der sich

so schwach fühlt,

dass es ihm schwer fällt

irgendeine Geste zu machen

die stille Geste

als ob er wollen würde, dass die anderen verstehen,

was er braucht

ohne dass er sich dafür bewegen muss

 

Die Geste

überhaupt keine Geste zu machen

 

Die eingebildeten

Gesten

sich einbilden

eine Geste

zu machen

 

Die Gesten unter Wasser

Gesten unter Wasser machen

auf vorbeigehende Leute zeigen

ohne dass jemand deinen Finger entdeckt

der sich unter Wasser bewegt

 

Die befremdlichen Gesten

es gibt immer jemanden,

der die Gesten sieht

und beschließt, dass sie

ungeschickt irrsinnig verrückt plump umsonst

lächerlich

sehenswert sind

 

 

es gibt immer jemanden, der bestimmt,

dass du zu dünn

zu dick

ein wenig zu still

zu inkonsequent,

ein bisschen komisch

ein bisschen gestört. [(flüsternd

gesagt).],

ein unpraktischer,

bemühter,

aber zu einsamer

zu introvertierter

zu unpraktischer

zu ungeselliger

Typ bist,

 

Die Gesten, die Leute

meiden. Die Gesten, die vermeiden

gesehen zu werden. Die Gesten,

die etwas verbergen, die versuchen

etwas zu verbergen.

Die Gesten, die instinktiv,

wenn auch unbewusst,

das Gesicht

den Kopf die Hände

den Mund beschützen

 

Die Ticks

Die etwas lächerlichen Ticks

 

Die unnötigen Gesten

Die Angst vor Geräuschen. Der

Wunsch

nicht gesehen zu werden, die Geste

sich zu bedecken, der

Wunsch sich zu verstecken, die

Geste

sich den Kopf zu bedecken. Die Gesten

derjenigen,

die mit dem Kopf

ganz woanders sind, die Geste

sich den Kopf, das Gesicht,

den Mund zu bedecken, die keuschen

Gesten. Die keuschen

Gedanken,

die reinen, jungfräulichen, keuschen

Gedanken.

Die Gesten, die weh tun

ohne es zu wissen

 

 

 

Aus “Staub

 

Immer etwas weniger werde ich sein, als ich es bin,

sogar viel weniger. Staub. Viel habe ich verloren.

Was verloren ist, kann nicht wiedergewonnen werden,

und wenn es wiedergewonnen wird,

ist es dann verstreut, in der vorbestimmten Ordnung

der Dinge findet es keinen Platz mehr. Ich bin froh,

bliebe von mir nichts anderes als ein Hauch

von Hülle. Vieles habe ich

verloren. Was bei diesem Hauch

am meisten zählt, ist die Abwesenheit des Spitzen,

rund soll alles sein und in sich geschlossen. Dies genügt.

Alles, was zerrissen ist, kann rund,

noch rund werden. Wie ein Gefäß. Noch ist es möglich.

Der Staub kann wiedergewonnen werden. Einmal war der Staub

Geröll. Jetzt ist der Staub kein Geröll,

allmählich wird er bröckelig. Etwas weniger

ist der Staub, aber er kann

zusammengehalten werden. Die Wunden

können zu Staub werden, zusammengehalten

und in sich geschlossen. Ich bin froh,

dass ich Dinge nicht verstehe. Ihren

Sinn. Es gibt Dinge, von denen ich nichts weiß, und darüber bin ich

froh. Wie Geheimnisse erscheinen sie,

sind ruhig. Zum Beispiel,

liebt mich das Mädchen, dem ich immer begegne,

oder nicht ? Ich weiß es nicht. Ich bin froh,

dass ich es nicht weiß. Ich bin froh, dass ich nicht weiß,

ob ich sie liebe oder besser, ich weiß, dass ich sie nicht liebe, dass ich sie

lieben könnte; ich bin froh,

nicht zu wissen, ob ich sie hätte lieben können. Dieses Geheimnis

gibt mir mehr Sicherheit als ihre Liebe.

Es ist schön, nicht zu wissen. Nicht zu wissen, zum Beispiel,

wie lange ich noch lebe

oder wie lange noch die Erde lebt.

Dieser Schwebezustand

ersetzt die Ewigkeit.

 

 

 

 

Als aus dem Sturm die Kohlenwasserstoffe in den

Sumpf gelangten, der mit dem Sturm in Verbindung war, jedoch von ihm getrennt,

in den warmen und sonnigen Sumpf,

entstand dort das Leben wie in Wasser versunkener Staub,

wie etwas unendlich Kleines und Schwaches, das,

um zu blühen, günstige Bedingungen fand und

aus seiner Schwäche die Bedingungen für sein Dasein schuf.

Wenn es nicht schwach gewesen wäre, hätte es nicht entstehen können

und sich auch nicht von der Sonne durchdringen lassen. Wenn der Sturm

es nicht hingeworfen hätte, wäre es nicht zerbröckelt und hätte nicht

im nachhinein den Sumpf zusammen mit seinen Gleichen, den Zerbröckelten, erreicht,

um sich von der Sonnen durchdringen zu lassen.

So entstand das Leben. Aus dem Staub, aus der

Katastrophe. Aus dem Zerbröckeln und dem zerbröckelten

Geröll. So entstand die Kraft. Aus der

Schwäche, aus dem Gedanken über die

Schwäche. Aus dem Hinnehmen, sich von der Sonne

durchdringen zu lassen.

 

 

 

 

Am Meer entlang

 

Jeden Tag kommt in meinen Garten das Meer,

umringt die Steine, und mit einem Schwung

wässert es die noch grünen Orangenbäume.

Seit vielen Jahren hab ich gesehen, wie es schluchzt,

seine Wellenkämme erhebt und auf dem Sand niederschlägt,

wie es aus violetten und scharlachroten Lichtflügeln auseinander bricht,

schwermütig und prachtvoll in seinem weit entfernten Gemurmel.

Die Sonne schläfert die Zikaden ein.

Schneeweiß und unbekümmert irren die Wolken umher.

 

Dies alles bedenke ich, wenn ich

die funkelnden Bilder der Mittagszeit betrachte.

Die Biene über den Trauben am Strand

saugt in Ekstase ihren purpurroten Nektar,

berauscht von einem süßen himmlischen Traum.

 

 

 

 

Deine Haare sind von einer giftig blonden Farbe

langsam haben sie mich vergiftet

voll von deinen Haaren sind mein Herz und meine Brust

 

ich wusste nicht, dass sie so waren

nie habe ich mir die bitteren Bohnen vorgestellt, die ich aß

ich dachte, Leben kostet etwas, aber nicht soviel

 

Asche bin ich

es ist der letzte Tag des Jahres

ich werde dich immer in mir tragen

 

meine faltige blaue Haut

mit dem Abdruck deiner Küsse, unschuldig und giftig

 

 

Das Gedicht “I gesti” wurde von Katia Nappa und Sarah Wollberg übersetzt.
Alle weiteren Gedichte sind von Silvana Bussmann in Zusammenarbeit mit Reinhart Moritzen übersetzt worden.

 

www.carlobordini.com

bordini7@gmail.com

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