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Mudrooroo

 

a cura di Chiara De Luca

 

Bisogna fare di sé dei capolavori

Carmelo Bene

 

 

Il leggendario Mudrooroo proviene dal lontanissimo Ovest dell’Australia, dove il sole cuoce la terra e l’arrossa e le piogge torrenziali si ritirano per lasciare che i fiori selvatici possano brevemente sbocciare.
Il padre morì prima che nascesse e anche l’identità della madre fu messa in dubbio. Quando gli pongono domande rispetto alla sua origine incerta, Mudrooroo risponde con un sorriso: “Nell’Eroe dai mille volti si dice che gli antecedenti di un eroe sono sempre dubbi.” E se la cava così.
La vita di Mudrooroo è stata sconvolta fin dalla nascita, sua madre lo portò con sé da un punto all’altro della York-Narrogin road per poi infine stabilirsi a Beverley. Ricordando questa città, lui dice ironicamente: “Nessuno ci rivolgeva la parola, a scuola io e gli altri ragazzini aborigeni ci sedevamo al nostro personale banco privato, ignorati. Non mi sono fatto vedere molto.”

Dopo poco tempo intervennero i servizi sociali per l’infanzia e Mudrooroo fu spedito al Sud, a Perth. La prima parte della sua vita è parzialmente descritta nel suo primo romanzo, Wild Cat Falling (Gatto selvaggio cade, Le Lettere, Firenze 2013). L’autore descrive il suo romanzo come un testo profondo che non ha a che fare solo con le ingiustizie della vita, ma anche con l’approccio dei Beatniks al jazz e ai musicisti jazz.

When I was youngDopo qualche anno, Mudrooroo approfittò della proposta di andare a Melbourne.  In questa città assaporò la vita bohémienne, poi partì per il Sud Est Asiatico e finì nel bel mezzo della Swinging London degli anni Sessanta. Viaggiava con la moglie Jenny e quando lei dovette ritornare a Melbourne, l’accompagnò, rimase là per un po’, per poi partire per L’India. Vi trascorse cinque anni nomadi, tre dei quali come monaco buddista, per poi fare ritorno in Australia, a Sydney, Melbourne e infine Perth. Là incontrò una ragazza americana, Elaine, che alla fine seguì in California, a San Francisco, dove andava in pellegrinaggio alle librerie City Light dei quartieri di North Beach e Haight Ashbury, per poi rimettersi in viaggio e risalire la West Coast fino al Canada facendo l’autostop.

Tornato a San Francisco, ne assaporò la cultura locale, praticando terapia primaria, che trovò interessante, e vivendo con i membri della Chiesa dell’Unificazione, che trovò fascisti. Poiché ilMudrooroo003 suo permesso di soggiorno era scaduto, partì per l’Australia prima che lo deportassero, ed entrò nella sua “aboriginalità”. Incontrò Burnam Burnam, l’attore attivista, e andò con lui alla Monash University per assistere a una conferenza all’Aboriginal Studies Centre. Ne incontrò il direttore, Colin Bourke, che lo invitò a scrivere con lui a quattro mani un libro per bambini. Il risultato fu Before the Invasion[Prima dell’invasione]. Dopodiché, Mudroodoo decise di scrivere un romanzo storico e si trasferì in Tasmania. Ne risultò il suo popolare Dr. Wooreddy’s Prescription for Enduring the ending of the World [La ricetta del dr. Wooreddy per sopravvivere alla fine del mondo]. Mudrooroo partì per una serie di escursioni nell’isola, percorrendola in lungo e in largo. Di quel periodo, dice: “Mentre scrivevo Wooreddy, non ritenevo ancora il mio ego abbastanza grande per misurarsi con l’Australia” – frase che stimola la seconda domanda: “E ora lo consideri abbastanza grande?” “ Dopo aver scritto la serie Master of the Ghost Dreaming[Maestro nel sognare fantasmi], lo considero più grande dell’Australia, grande quanto l’universo,” risponde con un sogghigno, che ti porta a dubitare delle sue parole, finché non realizzi l’effettiva entità dei suoi viaggi.

mud1Il lavoro scarseggiava e Mudrooroo si rivolse alla Melbourne University, dove ottenne una borsa di studio nell’area degli Studi Indiani. Al contempo, divenne tutor a Koori Kollej, dove insegnava agli studenti aborigeni. Fu allora che la sua carriera letteraria iniziò e che, insieme ai commediografi aborigeni Jack Davis e Marlene Chesson, fondò la Aboriginal Writers, Oral Literature and Dramatists’ Association (AWOLDA, l’Associazione degli scrittori aborigeni per la letteratura orale e la drammaturgia).

Organizzò tre conferenze e cercò di assicurare basi solide all’Associazione, ma trovare collaboratori volontari era difficile e l’Associazione si sciolse. A parte questo fallimento, Mudrooroo avviò corsi di Scrittura Aborigena alla Queensland University e alla Murdoch University. È in questo periodo che iniziò la sua opera di riflessione teorica.


Alla Murdoch University ottenne un contratto d’insegnamento, che descrive come un assegno di scrittura. All’università fece buon uso del suo tempo e produsse la sua opera determinante, che tirava le somme rispetto alla sua identità aborigena, così come alla delusione nei confronti del movimento aborigeno. Parole incontrollate spesso producono effetti incontrollati, e questo è ciò che avvenne nel caso di Mudrooroo, quando gli chiesero di provare la sua identità
aborigena. A quel tempo lo prese come un insulto personale e controbattéMud2

 “Mi toccherà scrivere un’autobiografia romanzata come altri hanno fatto per provare chi sono. Non ho mai conosciuto mio padre e neppure l’identità di mia madre è sicura.
Perciò consideratemi pure un bastardo e dimenticate ogni altra etichetta.”

 Nonostante fosse ormai avanti con gli anni, Mudrooroo lasciò l’Australia Occidentale e si trasferì nel Queensland. Visse in un’isola al largo della Queensland Coast, lontano da ogni scontro. Là terminò la stesura la storia che ripercorreva in chiave mitologica le origini della costa meridionale dell’Australia, e poi scrisse due romanzi ambientati nel Queensland, che lo aveva affascinato fin dal tempo del governo di Bjelke-Petersen. A quell’epoca iniziò anche a scrivere il suo The Kwinkan. Nel frattempo, i suoi detrattori continuavano a perseguitarlo e Mudrooroo decise di lasciare l’Australia.

Tornò in India, a Dharamsala, sulle colline ai piedi dell’Himalaya, che è la capitale dei Tibetani Liberi. Là incontrò il Dalai Lama e ricevette da lui l’iniziazione. Dopo Dharamsala, si addentrò più a fondo nelle montagne e raggiunse la valle di Katmandu. Più a Nord, all’ombra dell’Everest, incontrò l’altra metà del suo cuore, Sangita, e ora hanno un figlio, Saman. Sia il marito che la moglie sono nomadi accaniti e sperano di fare presto un viaggio fino all’axis mundi della terra, il Monte Kailash. Nel frattempo, Mudrooroo scrive la sua autobiografia, Not My Place? [Non è il mo posto?] o la contempla nel figlio.

 

 

Traduzione di Chiara De Luca dal sito dell’Autore, curato da ETT IMPRINT, che ringraziamo per averci concesso di tradurlo e pubblicarlo

 

  

 

Da The Shredding Bark Shreds. Selected Poems

[Truciolatura di corteccia truciolata. Poesie scelte].

A cura di Thom Tompson e Mudrooroo. Traduzione di Chiara De Luca

In preparazione per Kolibris nella nuova collana di poesia australiana contemporanea

 

 

THIS MIND

 

I don’t know, I can’t think about it, somehow, somewhere

Maybe about here, or there, perhaps just about now

Or was it yesterday, I can’t recall, a huge ship, a vessel

Of some awesome description held me fastened in chains

Yes I believed it though they insisted otherwise, why, well

I can’t remember except, did they order me to forget when, yes

Yes I believe that they surely did, at loggerheads with the world

I attempted to write a foregone collusion to my life, I surely did

And believe me, if you will, it took some doing, a coward always

I slipped away into that foregone collusion with the night time lost

In a hurricane of despair as I sought to topple the – I don’t know

This mind, it imagines things, it does I don’t, not a thing entire

It thinks, it tells me things, I harken then dream away far way

When I am not here, will it think, will it ponder about this subject

It formed its thoughts entire to create a possum running

Up the tree and down the tree and across the road, squashed

A smear of skin and flesh and bone and thought I’m dead, dead

Yes dead to the dreams of this mind entirely beyond its thoughts

Its feelings, its objects, its desires, caterwauling and complaints

Yes indeed I have done with it never ever shall it be me again ever.

 

 

QUESTA MENTE

 

Non lo so, non ci posso pensare, in qualche modo, o posto

forse qui intorno, o laggiù, forse, proprio ora all’incirca

oppure era ieri, non ricordo, una nave gigante, il vascello

di un qualche spaventoso racconto mi teneva in catene

sì ci credevo anche se sostenevano il contrario, perché, bene

non ricordo a parte che mi ordinarono di scordare quando, sì

sì, credo l’abbiano fatto davvero, ai ferri corti con il mondo

cercai di scrivere una precedente collusione con la vita, certo

lo feci e credete, se volete, ce ne volle, vigliacco come sempre

scivolai nella precedente collusione col tempo notturno perduto

in un ciclone di disperazione cercando di rovesciare – non lo so

questa mente, immagina cose, è lei, non io, non è una cosa intera

che pensa, immagina cose, ascolto poi il sogno a enorme distanza

quando io non ci sono, penserà, mediterà su questo punto, ha dato

forma d’intero ai suoi pensieri per generare questa corsa di opossum

su e giù lungo l’albero e attraverso la strada, schiacciato

una macchia di pelle ossa carne e pensai sono morto, morto

sì morto ai sogni di questa mente ben oltre i suoi pensieri

i suoi sentimenti, oggetti, i suoi desideri, miagolii e lagnanze

sì ho chiuso davvero con lei e non sarà mai e poi mai più mia.

 

 

 

THE WILD CAT FELL

 

Yeah, it’s been a long long time from May to September, 21st Century

And when the push came it was a hard shove between the shoulder blades

Don’t open your mouth, keep your trap shut, run run rabbit, yep, for sure

The wild cat was good at running, at skipping out, feet like smooth silk

Gliding, flashing like lightning, legs thin in thin blue jeans, yeah, smooth

For sure, the black cat looked good his black hair slicked back, curled

For sure, maybe, he went there and danced away the night, the fool

Don’t give me some loving, I’ll take it and leave with the dawn, cool

Life was, well, a blast of a rock-n-roll song, Little Richard himself

The way it was and we all grow old, haggard, slow steps staggering

Slowly towards where Yama waits on the black cloud of his buffalo

Yeah, the times drift into old age and tottering steps limping on

I can stand I can sit, hard is the moving both heels hurt one after another

What a life we have, it comes to this it has come to this, oh brother

There aren’t no more cutting the rug at Sweet Sue’s, nothing, eh sister

Nothing added to nothing makes sweet nothings, though there’s something else

That Yama sitting on his fat black buffalo smiling scowling whatever the day

The wild cat has just about done his time, release date pretty soon now

He’s finished what he could and forgotten half of it for sure, man

They held him up and they brought him down along a five mile track

And he disappeared when he found that home just meant homelessness

Oh yeah, so fine, let it be, no matter how, home just means homelessness.

 

 

GATTO SELVAGGIO CADE[1]

 

Eh sì, è durata un bel pezzo da maggio a settembre, 21° Secolo

e quando i nodi vennero al pettine si piantarono i denti tra le scapole

non aprire bocca, chiudi quella fogna, corri corri coniglio, sì, di certo

gatto selvaggio era forte nella corsa, nella fuga, le zampe lisce come

seta, svicolava, sfrecciando come un lampo, le gambe esili nei jeans,

sì, lisce certo forse andava là e danzava la notte intera, il pazzo

di sicuro, era bello gatto nero coi capelli lisciati all’indietro, ricci

non datemi amore, me lo prenderei per lasciarlo con l’alba, fresca

era la vita, bene, lo scoppio di un pezzo di rock n’ roll, Little Richard

in persona com’era e tutti invecchiamo, macilenti, trascinando passi lenti

lenti verso il punto in cui Yama attende sulla nera nube del suo bufalo

sì, i tempi scivolano nella vecchiaia e passi vacillanti claudicano ancora

posso stare in piedi e sedermi, muoversi è dura, i talloni fanno male uno dopo

l’altro che vita ci spetta, a questo porta, a questo ha portato la mia, oh fratello

niente più balli sfrenati al Sweet Sue’s, nulla, eh sorella

se sommi nulla al nulla risulta un dolce nulla, eppure c’è qualcos’altro quello

Yama seduto sul grasso bufalo nero sorride aggrottando la fronte ogni giorno

Gatto selvaggio ha già quasi fatto il suo tempo, rilasciate presto ora e data

ha finito tutto quel che poteva per scordarne la metà di sicuro, accidenti

lo trattennero e poi trascinarono a terra per tutta una pista di cinque miglia

e lui sparì quando ebbe scoperto che casa significava non averne una

oh, sì, bello, lascia stare, non importa come, casa significa non averne una.

 

 

Mud

 

 

 

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