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CATTANEO, Simone

coverviandanteSimone Cattaneo

frontiere avide di dubbi latitanti

“Stropicciata e senza nervi faticavi a contare / quante dita delle mani servono per sollevare / una tazza di caffè. È stato piacevole guardarti. / Sono messo meglio di te”. In questo verso di apertura delle poesie di Simone Cattaneo qui presentate emergono subito alcuni dei tratti che caratterizzano una voce diretta e durissima, che spazia tra le varie gradazioni dell’ironia e fino al cinismo, ma con una costante attenzione al dato oggettivo in cui il poeta s’immerge senza alcuna pretesa di superiorità o intento di categorizzazione. L’ironia è qui sempre anche auto ironia, è considerazione della debolezza e della fragilità che ci accomuna tutti, e che rende vani gli sforzi di chi voglia illudersi di esserne immune, come chi “non s’è mai capito per cosa parteggiasse / forse solo per quell’albanese comprata e smontata / a piacere sulla branda buttata in fondo al cantiere”.

Simone Cattaneo dipinge con scabre e precise pennellate quadri di vita e ritratti che – contrariamente a quanto avviene in tanta poesia contemporanea – non rappresentano personaggi o tipi, bensì persone vive, reali, che pare di poter vedere, sentire, immerse in quel degrado che ben conosciamo e che pochi sono in grado di dire in poesia rifuggendo alla tentazione di abbellirlo e stilizzarlo.

Ogni cosa in questa poesia è osservata con uno sguardo che taglia, ridimensiona, senza alcun compiacimento “poetico”. La parola è come riempita di nuovo per opporsi al vuoto, scagliata senza ponderare, senza dosare lo slancio. Anche nei paesaggi naturali e urbani che descrive il poeta coglie lo stesso degrado che abita l’animo umano e ne informa le azioni e relazioni: “A fine agosto il tuono morde i lampi prima che piova e / il cielo sembra sempre avere bisogno di un’autopsia”.

Altre volte il dato reale è filtrato dalla lente della soggettività, alterata dalla percezione del dolore, si anima e figlia l’immagine mentale: “Guardo dalla finestra di casa lo scheletro di una lavatrice / partorire soto i platani del viale una nidiata di conigli elettrici, / alzo la testa e vedo un soffitto di stagno rosso arancio / sbilanciarsi in avanti con rumori assordanti […]”

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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