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Chiara Catanese, inediti

Ferita di luce

Nascano soli
su praterie vuote di senso
in valzer di soffioni e foglie,

in una ferita di luce ho cercato
di ricongiungermi alla mia ombra.

 

 

 

 

 

Verso(i) primavera

Calici di nuvole lievi beve
il cielo
su tovaglie di erba.

Non è che l’antipasto
della festa di Gaia.

 

 

 

 

 

Non ho patria

Non ho patria perché sono vento
e il mio tocco è per pelli salmastre
ora di mare, ora di notte, ora di neve

non ho patria perché sono pensiero
sono pensiero e non ho dimora
solo tracce ad accendere i passi
e la meta è una piazza bianca

non ho patria perché sono luce
e non sono neanche di me stessa
sono degli alberi e del cielo,
e della vita che è vena d’acqua

vivo nel mondo e nella luce del mondo
vivo,
luce nella luce.

 

 

 

 

 

Dei cuori che sognano

Dei cuori che sognano non ridete
non ridete di chi sente gli alberi cantare
di chi sa che la notte è densa e l’alba è lieve
ma che anche il contrario è vero,

non ridete di chi ha scommesso su sé stesso
rischiando di perdersi sul crinale del buio
non ridete di chi sogna i suoi sogni, e non i vostri
di chi rincorre stelle che sono universi

non ridete di chi ancora è vivo.

 

 

 

 

 

Mentre

E mentre Lora nasceva
qualcuno moriva, all’angolo
della strada,
fra il piede d’un ubriaco
e la vastità della notte;

e i prati altrove fiorivano
e il vento cantava e Rose
stendeva i panni, mentre Lora
nasceva e la vita non era morta.

 

 

 

 

 

Echi di sale

Echi di sale
dagli angoli di vecchie mulattiere
gridano
con voce di flauto

è l’estate dimenticata
– un’alga avvizzita –
sabbia e polvere
di giochi d’infanzia.

 

 

 

 

 

Fingendo che sia notte

Perché  è la notte
ad abitare lo spazio
che si divide inerte
fra cuore e viscere.

Ho una galleria di quadri
a carboncino
– dentro –
e un Urlo muto
è l’unica nota di colore.

Andrò per le strade,
fingendo che sia notte.

 

 

 

 

 

La notte

La notte? Solo il suo drappeggio da regina
che le scivola tra i fianchi e quel bagliore
sono le stelle – i suoi occhi –

Lei è la presenza del segreto taciuto
è l’indizio del mistero
le parole dell’incantesimo
che mi rende vento,

quando pronuncio il suo nome
ho in bocca il rosso delle ciliegie.

 

 

 

 

 

Ci sono volte

Ci sono volte che mi dimentico
e mi vedo, come fossi notte,
fra quattro mura che non sanno luce

e come sparo nella brughiera
qualcosa mi risveglia al giorno.

Chiara Catanese nasce ad Agrigento nel 1987. Laureata in filosofia con una tesi su La musica come flusso vitale – Kierkegaard e il Don Giovanni di Mozart  e amante dell’arte in tutte le sue forme, è anche content writer e copywriter. Ha collaborato con varie webzines scrivendo articoli e recensioni musicali. Nel 2015 ha pubblicato in self publishing la sua prima raccolta poetica, Biografia d’acqua, con YouCanPrint.
Suoi versi e racconti compaiono in varie raccolte, ebook, blog e riviste letterarie tra cui CET Scuola Autori di Mogol 2018 (Aletti Editore), 365 racconti sulla fine del mondo (Delos Books, 2012), Bibbia d’Asfalto.

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