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Cipro: La poesia al femminile

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A cura di Crescenzio Sangiglio

 

Nell’apprestare l’Antologia della poesia contemporanea cipriota – un volume che comprende i migliori autori nati tra il 1930 e il 1980 con una produzione quindi che va dal 1950-55 al 2010 – non è stata piccola la sorpresa nel constatare il davvero cospicuo numero di poete(trovo un po’ volgare dire “poetesse”), da una parte, e il non minor valore delle loro creazioni, dall’altra.
In un Paese dove, proporzionalmente al numero degli abitanti, il numero dei poeti risulta essere il maggiore fra tutti i Paesi europei, la presenza della donna poeta occupa uno spazio tra i più ampi e di tutto rispetto.
Com’è noto, in pratica fino alla prima guerra mondiale la poesia dappertutto coltivata dalle donne esprimeva – tranne un molto limitato numero di eccezioni ritenute “eretiche” e “trasgressive” – per lo più la condizione stessa dell’essere donna, con tutti i quesiti, i sentimenti, le sensazioni e le aspettative ivi connesse: era pertanto un mondo a parte, proprio del sesso femminile, anni luce lontano dalla prevalente “visione poetica” degli autori uomini per i quali sostanzialmente tale mondo era quasi inesistente e comunque ininfluente nell’evoluzione del genere poetico. Si trattava quindi di una condizione strettamente legata allo stato sociale e familiare della donna, fissata in inviolabili clichés, e racchiusa entro un cerchio evadere dal quale era quasi sempre impossibile, per non dire delle volte anche “sconsigliabile”.
A Cipro questa situazione durò più o meno fino al 1950, quando ebbe inizio il fermento nazionalista che condusse alla rivolta armata contro l’occupante inglese e la lotta che ne seguì(1955-1959) fino al raggiungimento dell’indipendenza(1960). Negli anni che seguirono (dal 1963 al 1980 circa) radicalmente mutò la realtà della presenza della donna: ne scaturì una liberazione dai vecchi, anacronistici “stampi” che a sua volta “liberò” tutte le sue sino allora compresse potenzialità spirituali ed intellettuali della donna dando luogo ad una spontanea, vasta fioritura nell’ambito dell’arte e della letteratura, sopra tutto nella poesia (non è qui luogo riferirsi al pur esteso ed importante campo della partecipazione alle res publicae e in genere al divenire sociale).
Inoltre, gli incontri sempre più frequenti e fertili con il generale sviluppo dell’universo femminile in Europa(e non solo) e gli innesti che ne seguirono, produssero ulteriormente fino allo scorcio del XX secolo il sorgere di visioni generazionali che in nulla differivano da quelle dei coetanei uomini, sì che attualmente a Cipro, come credo in qualsiasi altro Paese europeo, è del tutto ridicolo e non ha senso parlare di una “poesia femminile” opposta ad una “poesia maschile”, quest’ultima superiore alla prima: vi è un’unica poesia in un mondo che è il medesimo sia per le donne che per gli uomini, ugualmente tragico o drammatico per tutti, nella comune, coinvolgente identità dei vissuti, nel crogiolo dei quali poeti e poete trovano e sviluppano le proprie problematiche secondo le particolari sensibilità che le e li distinguono.
Questa poesia qualitativa nel mondo della donna a Cipro si svolge in una propagazione che include la più importante visuale dell’”altra metà del cielo” e pone le premesse per una novazione dell’universo poetico e della maniera di esprimerlo.

     Di questa poesia qui di seguito si propone una minima antologia con 16 autrici nate tra il 1939 e il 1980.

 

 

Vera KORFIOTI

 

Eccentrico

 

Contesta quello che noi ammettiamo

quanto più profondamente ci influenza

tanto più profondamente ci minaccia

in verità

ci sentiamo più sicuri

in un mondo succedaneo

 

Esiste una vecchia convinzione

secondo cui logica e poesia

non posseggono alcun punto in comune

 

Le conseguenze dell’ambiguità

affatto insignificanti e usuali

interminabili i contrasti

e gravosi

 

E che ironia

la fama di Parmenide

il fondatore della logica

si basa su una poesia!..

 

È proprio qui

nell’eccentrico

nella contraddizione

che dobbiamo fare

il primo passo

 

 

 

 

 

Pitsa GALASI

 

Da Ipnopedia

 

XV

Espansionismo di carcere

espropria giardini pubblici,

la vita minima espugna,

incruento crocifigge Costantino abbandonato.

E Alessansdro imbavagliato

nel mio bosco appeso Abessalom.

 

Adesso che il Pentadàttilo tormento

si limita alle cinque dita della transazione,

e amaro il miele rende

di Onìssilo dimenticato,

e la patria minorenne Madonna

violentano fallìfere parole.

 

Io il Poeta,

il maniscalco delle parole,

avvolgo di bende luminose

le radici malignamente rose,

busso sotterra

sotto le infiammate radici del silenzio,

perchè nei secoli

ho appreso che

i galli cantano all’alba.

 

 

 

 

 

Elli PEONIDU

 

Risposta alla lettera di un poeta in prigione

 

IV

Una volta abbiamo combattuto.

Così almeno dice la storia

e i monumenti che abbiamo collocato nelle vetrine.

Non voglio riferirmi ai tozzi stampi

che stanno nelle piazze e ci scherniscono.

Forse di questi avrebbe potuto raccontare la storia

l’onda che conosce molte cose.

Comunque sembra che abbiamo lottato

quando la terra aveva ancora una propria consistenza,

era suolo, acqua e vita.

Adesso non è altro che la soluzione

all’eterno problema dell’avvicendamento.

 

VIII

Là dove ti trovi salùtami l’aspettazione

e dille che comunque sia

è una compagnia,

curva come vecchia che lavora a maglia

cogli occhi inariditi sopra il filo.

Non ha bisogno di noi qui.

Siamo diventati quasi autosufficienti con la nostra noia

che portiamo in giro dappertutto

come uno strepitante premio.

Noi qui siamo diventati autosufficienti nella nostra inesistenza

che colmiamo con gl’involucri di libri vuoti.

Salùtami la nuvola violetta che non mi ha riconosciuto.

Forse la sua pioggia ci porterà dei frutti quest’anno.

 

 

 

 

 

Dina PAJASSI-KATSÙRI

 

Ancora amore

 

E allora, va bene.

Non ti parlerò

di giustizia sociale

e di liberazione nazionale.

Semplicemente ti dirò

che mi sento

come un fiume

che cerca disperatamente

uno sbocco verso il mare

 

come un prato verdissimo

che rabbrividisce

alla carezza del vento

 

come terra brulla

che aspetta pazientemente

la pioggia

 

come la disperazione dell’indomani

che sa

che non arriverà mai

 

come un lenzuolo sgualcito

con le tracce del parossismo erotico

del giorno prima

 

come una Medea in disarmo

che pure insiste

ancora a voler scoprire

quanti Giasoni

si nascondono

dietro al tuo impercettibile sorriso

e gli occhi umidi.

 

 

 

 

 

Elena TUMASÌ

 

Inventeremo sorella

 

Inventeremo sorella

 

la lingua del nostro finale esilio

nave di un’acre ma anche

dolcissima nostalgica rimembranza

sulle rive della patria

 

Intesseremo il vestito di un’estrema nudità

 

per camminare nelle

 

sue strade imbandierate

 

Per la seconda volta

anche il cuore, sì il cuore

 

caricheremo di ossigeno

per fargli intonare il suo canto,

non il canto del cigno, no, no

-lungi da me pensieri neri del genere-,

ma l’altro cantico,

quello dei Cantici,

che il tempo con le sue narrazioni,

le sparizioni,

le sue tempestive mazzate

ha lasciato

incompiuto.

 

 

 

 

 

Niki MARANGÙ

 

Sul lungomare di Lemessòs

 

Un mare torbido a Lemessòs

e impercettibile

come se neve grigia fosse caduta

sui frangiflutti e sul molo

e sulla vecchia casa

con la scala laterale e le botteghe

 

addormentata sulle foglie dell’imenocalo

 

È un’altra cosa però il mare

così come ti si abbandona

così come ti trascina

così come ti si estende al di là degli eucalipti

carico di oleandri legno marcio terme marine

un’altra cosa il mare

così come penetra nella città galoppando agli angoli

si arrampica sui terrazzi

s’impiglia alle farmacie

arriva fino ai tribunali

con sè trascinando carene ed aquiloni

un odore di carrubo

ruggine baci naufragi

per riportarmi ogni mattino

alla mia vera destinazione

 

 

 

 

 

Alexandra GALANÙ

 

Senza titolo

 

Nessuna importanza

se la casa è stata venduta

senza titolo di proprietà

-anche questo faceva parte

di un certo accordo-

Ciò che importa è che tu abbia fatto in tempo

a stralciare dal documento

i frammenti della memoria

che si erano conficcati nel muro,

le risate che echeggiavano

nel cortile,

i sogni rimasti impigliati

alle finestre

e quei pispigli serotini

che stretti in un abbraccio

ci addormentavano.

 

 

 

 

 

Mona SAVVIDU-THEODULU

 

Testimonianza

 

Harita Màndoles testimonia

per il prigioniero e l’albero.

 

Sradicato si rifugiò

egli nel cavo dell’ulivo

per salvarsi.

E quando i soldati armati

invasori della sua terra

lo localizzarono,

sul tronco egli stretto s’abbarbicò

saldandosi con la corteccia.

Impossibile staccarlo

dall’albero.

L’uccisero così,

avvinto all’anima

al tatto

alla sua immagine

tutt’uno con l’ulivo

il disperato

andato incontro ad un amore di morte

più forte di se stesso.

 

Harita Màndoles

ti baciamo la mano

in ginocchio

per la poesia.

 

 

 

 

 

Elèni THEOCHARUS

 

Mille perplessità per il rovo ardente

 

Guardando dentro i tuoi occhi

scorgo un noto vicolo, i leandri

la vecchia camera bislunga in mattoni

nelle stanze le rondini che squittiscono,

nel fienile i bambini a voltolarsi

dentro la paglia, te che ànsimi

davanti al cavo del coppo, a cercare

la chiave nella brocca vuota…

 

Nei fusti di latta si sviluppa la ruggine,

un rammarico i basilichi disseccati.

 

Scorgo il pergolato ingigantito

soffocare i balconi,

e dalla finestra spalancata

vedo l’Arcangelo

legarsi i lacci delle scarpe

appoggiato sul forziere pieno dei nostri genitori.

 

Nelle volute del suo cervello è generato il rifiuto

nelle volute dei nostri cervelli impronte digitali.

 

L’Arcangelo sigilla la porta di legno della soffitta

e nasconde la chiave nel cavo del coppo.

Nuovamente le rondini entrano in casa

attraverso gli abbaini rotti

e le finestre aperte.

I tuoi occhi, un rammarico.

 

 

 

 

 

Frossùla KOLOSSIATU

 

Attraverso vecchi oblò

 

Vena

fatta di parole

colori

senza nome

voce piena di segreti

con il timbro del modo

in cui pronunciano il tuo nome

quelli che ti amano

caricatura di una bambola

della ragazza

viaggia

con la ferrovia della seta

a fare in tempo prima che il sole tramonti

nelle sue palme

stringe spruzzaglie crepuscoli

gesti salgono

su scale mobili

come implorazioni di Amadriade

verso i taglialegna

 

Con l’odore di Dio

tra etica ed estetica

c’era una volta un tripode di bronzo

c’era una volta

una ragazza con le sue bambole

 

 

 

 

 

Maria THERISTÌ

 

Davvero parti in viaggio?

 

Adesso ormai l’aquilone è stato lasciato andare

annunciando un grande viaggio

senza l’uggiosa libertà con uno spago

declamando una poesia

senza il noioso alito della bellezza.

 

Diviso in due, rappezzato con maestria

colpito da raffiche di ceci

senza sapere verso dove dirigersi.

 

Molti sono arrivati con lo spago in mano

cantavano di venti rabbiosi

brecce nei loro sogni

inciampavano però nella veglia

e gli sembrava di ergere un gran portamento.

 

Fino a quando resisteranno abituati come sono

a sentire storie di aquiloni

e d’un tratto gli viene concesso di parlare.

Muoiano pure di solitudine le Sfingi

melliflue per anni mi sottoponevano ad interrogatorio.

 

 

 

 

 

Nena FILUSSI

 

Molto si parla dei funamboli

 

Là dove ti stavo cercando mancano i fiori

aspetto la tua rabbia per solitudine

passi tuoi da umide foreste

che intorno e in me penetri rugiada

come se non avessi lacrime

perchè sei tornato.

 

Impariamo la nostra scrittura

o andiàmocene

negli echeggiamenti nelle risonanze di Elena

dicevi.

 

E la guerra si porti pure di nuovo l’amore via

e lasci al suo posto corpi spalancati

che enfiati si protraggono.

 

È partita per prima la donna col nome pesante

senza figli e disperata

per i nostri silenzi.

 

Non ti aspetto più

ho cambiato strada e vicini

sogno giardini olezzanti e verità

l’eredità che Dio promette.

 

Solo la notte sale sulla fune

la mia anima

a misurare il suo equilibrio

che ancora ti sta cercando.

 

 

 

 

 

Elèni KEFÀLA

 

la poesia non è

 

La poesia non è consolazione

non è canzone della gioia e del dolore

non è rifugio nella bocca di un cieco

non è museo

la poesia non è manuale di significati

sullo scaffale con le opere classiche

nè bellezza in agguato in una stanza con specchi

e legna semibruciata

la poesia non è mare

nè naufragio

nè terraferma

nè mappa

nè bussola

 

la poesia non è

qualcosa d’altro

è

 

 

 

 

 

Christiana AVRAAMIDU

 

Da Tempo sott’acqua

 

27.

Apro le mani

ad abbracciare l’inverno sulla panchina.

Come ogni volta che stavo accanto a te,

schiudevo la finestra

per afferrare l’Amore.

 

Ricordo solo

cose rotte:

cuori,

ninnoli,

toppe,

carezze…

Guardo sopra tutto cose indivisibili…

anime,

sogni,

promesse,

occhi…

 

Gino a giungere alla stazione

mi assilla senza tregua questo unico quoziente:

-anima diviso cuore,

sogni diviso ninnoli

toppa diviso occhi-

 

È così che tutta una vita

…perdo il treno.

 

 

 

 

 

Lili MICHAILÌDU

 

Viaggiatore

 

Abbi l’amore per guanciale

sogna che

propaggini del sole s’infilano

tra le lenzuola

 

e mentre acque e foglie

insieme ti trascinano via

inverni che precipitano torrenti

discendi fiorendo

nel fervore della neve

 

e com’è con occhi che guardano

ma non vedono

nuota

e disvèlati inspiegabilmente

dentro il tramonto

 

Ritorna all’alba

con la cognizione di una compiutezza

per ciò che fosti…

 

 

 

 

 

Maria THOMÀ

 

Profufo Santo

 

Con un sermone illùminami ancora

quali scorte tenere, dove poggiarmi

mentre le mie antenne staranno registrando il paesaggio

Con questi miei capelli lunghi, le ascelle non rasate

Comunque mi vesta con decenza rievoco l’inferno, lo so

così più alta, più serena e garbata

di quanto tu autorizzi alle donne

Dimmi, dolcemente come una favola, come

sulle tue ginocchia mi vedevi ingrandire,

la strada che conduce lì

è una salita o una scalinata e come si addice ch’io mi vesta

Dimmi com’è il Paradiso, e cosa perdo

se perdo, o Padre

 

 

NOTE BIBLIOGRAFICHE

Vera KORFIOTI

Nata il 1939. Opere poetiche: Poesie, Lefkossia, 1971; Poesie II, Lefkossia, 1975; Oggetto: Poesia, Lefkossia, 1978; Se dispiego la sfera della mia anima…, Lefkossia, 1986; E ritorno alla poesia, Lemessòs, 1995; Dove andar lungi dal tuo volto poesia, Atene, 1999; Poems, Dayton Ohio, 1997; Poesia, mia bella preoccupazione, Daytonh Ohio, 2008.

Pitsa GALASI

Nata il 1940. Opere poetiche: Attimi di adolescenza, Atene, 1963; Ai margini dei tempi, Atene, 1968; Città bianca, Atene, 1968; Alberi e mare, Atene, 1969; Mosaico, Atene, 1973; La sorella di Alessandro, Atene, 1973; Ipnopèdia, Atene, 1978; Segnalatori, Atene, 1983; Il bel Arturo o Arthur Rimbaud nell’Isola di Cipro, Lefkossia, 1991; Gli uccelli di Efstòlios e l’Ènglistos, Atene, 1997; Gli e di Elena, Atene, 1998.

Elli PEONIDU

Nata il 1940. Opere poetiche: Palmo dischiuso al sole, Lefkossia, 1964; Ore di Lefkossia, Lefkossia, 1967; Terra di Cipro, Lefkossia, 1971; Il Ciclo della Denuncia, Atene, 1977; Canzoni della perduta menta, Lefkossia, 1979; Ore, Atene, 1983; Clessidra, Lefkossia, 1987; Percorsi, Atene, 1997.

Dina PAJASSI-KATSÙRI

Nata il 1941. Opere poetiche: Poesie, Lefkossia, 1964; Composizioni, Lefkossia, 1966; Il Principe, Atene, 1969; Memorandum, Lefkossia, 1978; Anti-tesi, Atene, 1987; Mi senti?, Lefkossia, 1996; Afrodite e Adone, Lefkossia, 2006.

Elena TUMASÌ

Nata il 1947. Opere poetiche: La piccola talpa e il sole, Lemessòs, 1972; Messa del defunto presente, Lemessòs, 1974; con lo speudonimo Elena Rebelina, I Corpi di Crisòtemi dopo la sua decapitazione pubblica alla fine del XX secolo dopo Cristo, Lemessòs, 1977; col nome Elena Tumasì Rebelina, Vieni, Lemessòs, 2010.

Niki MARANGÙ

Nata il 1948.Opere poetiche: Cose dei giardini, Atene, 1980; Inizio dell’Indizione, Lefkossia, 1987; Divan, 1967-2000, Atene, 2005; Per una pallida idea,Lefkossia, 2008.

Alexandra GALANÙ

Nata il 1949. Opere poetiche: Tra lo zeffirino e il terreno, Atene, 1996; Coabitanti dell’orizzonte, Atene, 2000; Agli angoli delle parole, Atene, 2008.

Mona SAVVIDU-THEODULU

Nata il 1949. Opere poetiche: A quelli coinvolti, Lemessòs, 1978; Nove poesie, Lemessòs, 1986; Un Argonàuta in mezzo alle Simplègadi, Lemessòs, 1986; Con licenza poetica di Leòndios Macheràs, Lemessòs, 1994; Specchio d’amore e di morte, Lemessòs, 1997; L’avanzo del silenzio, Lemessòs, 2003.

Elèni THEOCHARUS

Nata il 1953. Opere poetiche: Atto poetico e collaborazione politica, Lefkossia, 1990; Morte Causale Angelo mio, Lefkossia, 1996; I Grandi Terzi, Lefkossia, 2000; Dei Magi grecosiriani, Lefkossia, 2008.

Frossula KOLOSSIATU

Nata il 1954. Opere poetiche: L’epoca dell’occupazione, Atene, 1979; Condotta, Atene, 1981; Età, Atene, 1995; Come accaduto, Atene, 2002; Quando partono i flamingo, Atene, 2005; Attraverso vecchi oblò, Atene, 2008.

Maria THERISTÌ

Nata il 1968. Opere poetiche: Appunti d’ufficio, Lemessòs, 1999; Un quarto d’ora prima, Atene, 2003.

Nena FILUSSI

Nata il 1969. Opere poetiche: Flusso di memoria, Atene, 2002; Il resto del conto, Làrnaka, 2008.

Elèni KEFÀLA

Nata il 1975. Opere poetiche: Memoria e variazioni, Atene, 2007; Storie vaganti, Atene, 2010.

Christiana AVRAAMÌDU

Nata il 1978. Opere poetiche: Funi e naufragi, Lefkossia, 1999; Una ragione per amare la notte, Atene, 2002; Tutti i giorni neve, Atene, 2005; Ora sott’acqua, Atene, 2008.

Lìli MICHAILÌDU

Nata il 1955. Opere poetiche: L’alchimia del tempo, Atene, 2001; Forme in rilievo e strade, Atene, 2003; Ricordo di un Oriente, Atene, 2004; Allusioni, Atene, 2007.

Christina JEORGHÌU

Nata il 1980. Opere poetiche: Mentre affonda il mondo, Lefkossia, 1998; Fuliggine, Lefkossia, 2007.

Maria THOMÀ

Nata il 1980. Opere poetiche: Una storia per il cielo, Atene, 2001; Benvenuta a Micene, Atene, 2008.

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