Facebook

Claire Askew, Poltergeistrix

Poltergeistrix

First, she watches her lover’s grief
with tasty horror. When he lies
face down and foghorns out her name,
she places her weightlessness along him,
sinks her fist into his chest
and rummages, touching the shuddering lungs
in turn, the heart chugging down
its jello-shots of blood.

She loves that she is presence
without mass: her pass says
access all areas and she does,
sampling all the things he’d not
be seen dead doing. Within a week,
she learns he likes his porn vanilla,
blonde and young; that when he comes
alone he wears a different face.

But without her, he’s thuddingly dull.
After a month she’s done
going bump in the night, writing
love notes in his minging human dust.
The pizza cartons piling up,
mugs scumming green and grey
till he runs out and buys a slub
of plastic party cups, the final straw.

It’s been weeks now, but he’s still
so lousy with the snot and tears
and stench of death, it’s gross.
I want to see other ghosts, she says,
it’s over – but he doesn’t even flinch.
She spends a final night, fingering
things she’ll miss: gilt picture frames,
a silver brooch, the cat. Not him.

My dawn, she’s gone. Now being dead
is fun: she melts through buildings floor by floor
the way a good knife butchers wedding cake.
But the more she poltergeists around, the less
she’s human: soon she’s gawping through
their windows like this city is a massive,
boring zoo. They’re all the same.
Dysfunctional, but ultimately dull as rust.

She gives up: finds a crypt whose lock is good.
There’ll be no piss-stink, no kids crawling in
to smoke and fuck, just leaf mould
and the local dead. She’s heard you get
a dying wish, and saved hers up,
but now she speaks it to the hunkered stumps,
the graveyard and its scary sky. Make sure
he never finds me. Better: never let him die.

Claire Askew

Poltergeistrix

Prima, osserva la pena del suo amore
con gustoso orrore. Quando lui mente
a capo chino e ulula il suo nome,
gli pone di fianco la sua assenza
di peso, gli affonda il pugno nel petto
e rovista, toccando i polmoni tremanti
a turno, il cuore tracanna
la sua gelatina alcolica di sangue.

Ama il fatto di essere presenza
senza massa: il suo badge dice
accedi a tutte le aree e lei lo fa,
campionando tutte le cose che lui
neanche morto. In una settimana,
scopre che ama i suoi porno vanilla.
bionde e giovani; che quando viene
da solo indossa tutta un’altra faccia.

Ma senza di lei, è sordamente idiota.
Dopo un mese si è sfatta
scoppiando nella notte, scrivendo
d’amore nella sua schifosa polvere umana.
I cartoni della pizza si ammucchiano,
nelle tazze c’è verde e grigia feccia
finché lui corre a comprare un set
di tazze di plastica da party, l’ultima goccia.

Sono già settimane, ma lui è ancora
un pessimo moccioso piagnone
che puzza di morte, è disgustoso.
Voglio vedere altri fantasmi, dice lei,
è finita – ma lui non fa una piega.
Lei passa un’ultima notte, tastando
ciò che le mancherà: cornici dorate,
una spilla d’argento, il gatto. Lui no.

All’alba, è già fuori. Ora essere morta
è forte: penetra edifici da un piano all’altro
come un buon coltello strazia una torta nuziale.
Ma più si aggira come un poltergeist, meno
è umana: presto fissa imbambolata attraverso
le loro finestre come questa città sia un enorme
mortifero zoo. Sono tutti uguali.
Anormali, ma alla fine fessi come la ruggine.

Si arrende: trova una cripta che chiude bene.
Niente più puzzo di piscio, né ragazzini che strisciano
dentro per fottere e fumare, solo foglie ammuffite
e i morti del luogo. Ha sentito che ti è concesso
un ultimo desiderio, e ha risparmiato il suo.
Ma ora lo esprime ai tronconi accucciati,
al cimitero e al suo spaventoso cielo. Fate in modo
che non mi trovi mai. O meglio: che lui non muoia mai.

Traduzione di Chiara De Luca

da This Changes Things, Bloodaxe Books, Eastburn 2016

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: