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Nigel Jenkins, Consiglio a un giovane poeta

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È un viaggio in direzione dell’ignoto.
Il tuo solo indizio è forse la sabbia del Sahara
quegli spettri, al crepuscolo, la vernice della tua auto.

Ci saranno cammelli in carovana e kif e jellabah,
ma il luogo che raggiungerai
sarà piuttosto diverso dal previsto,

e non sarai più uguale neanche tu.

 

*

 

Ha a che vedere con gli inizi,
ha potentemente (debole parola) a che vedere
con la forza levatrice che ti seminò,
e coi vitali cocci irrilevanti
che hai raccolto tra le stoppie
e che non cederai
all’oblio

con il quale
ha altrettanto a che vedere.

 

*

 

 

Conosci la lingua, conosci le lingue, conosci
la tua stessa lingua, per poter prendere parole
al di là delle parole: una poesia

di balzi.

 

*

 

Per servire una poesia
avrai necessità di essere
in stato di trance devozionale;

di gettare forse una maledizione
con musica o una passeggiata o un espresso forte,
poi assaporare il gesto
di spingere una sedia
verso il tavolo della creazione;
assaporare la carta, assaporare la penna,
fare un brindisi, se vuoi,
– d’acqua, acqua freddissima –
al pianeta e a questa vita,
soffiare alla musa un bacio speranzoso

e scrivere.

 

*

 

Possa la tua notte essere insonne
finché non otterrai almeno udienza
dal mondo estraneo che hai incontrato oggi.

 

*

 

Se ti disperi
perché non una parola sola
sa fare di più che brancolare
contro la realtà di un’onda,

trai conforto
dalla forza oceanica
vorticante nello spazio

tra parola e parola.

 

*

 

Ogni tipo di parola
ha i suoi utilizzi,
ma non dimenticare il potere
di piccole parole – il ‘poi’ raddoppiato
che porta un più amaro quiacasa;
l’astratto “e” che da un “piccolo minuscolo
bambino” trae una tale musica.

Sii parco, però,
di quella parolina di una lettera soltanto
che spesso è troppo grande per il suo stesso vanto.

 

*

 

Ci sono alcune parole
(per esempio) tanto “stregonesche”
piene di sé
che faresti meglio a non usarle
più di una volta
in un libro intero

– se non nel corso di un’intera vita di scrittura.

 

*

 

T’insegneranno,
recipiente di moltitudini,
ad assumere una voce, una sola,
e, dopo averlo fatto, ad incollare
quella merce gratuita
al tuo bardico essere.

Ignora quei richiami
alla monocorde beatitudine.
Ascolta, piuttosto, la voce capricciosa
di ogni nuova poesia.

Tante poesie. Tante voci.

 

*

 

Evita il poetese:
il font disegnato da gnomi da giardino;
la poesiola su misura
di parole come “derelitto”, “miriade”, “rossastro”;
elenchi chip ‘n easy di piante e cose
con nomi favolosi;
la molestia di routine di nomi innocenti
posseduti da aggettivi perversi;
pppppppppppppppp pseudo-
sperimentali inversioni a U
studiate per colpire;
sub-dylanesche ammucchiate nominali
studiate per colpire;
confetture di sabbia filata come
“il pappagallo della sua confusione” e “la lombaggine
della sua rovina”
astrazioni blateranti smarrite nello spazio;
rime che rimano soltanto;
elenchi come questo.

Non dovresti mirare
a nebbia e trucchi
bensì a magia ed accuratezza.

 

 

*

 

Non aspettarti che una spolverata
di numerologia, tarocchi
e giochi di prestigio riciclati
possa evocare la magia –

verrà, se vorrà,
lungo le arterie del discorso.

 

*

 

Attendi, dopo l’ultimo
naufragio di nave cisterna,
prima di tuffarti
con un’ode irosa

che soltanto accresce
la poetica macchia di petrolio.

 

*

 

I tre innovatori, che si ritenevano
poeti, abbatterono il salice

che aggraziava l’entrata
dello sgraziato edificio, sostituendo l’albero
con una installazione ramosa

che nessuno amava.

Ci sono momenti in cui il poeta
non dovrebbe fare proprio nulla

se non lasciare che gli alberi parlino da sé.

 

*

 

Vai a farti una birra, di tanto in tanto, con il Dott. Williams
– o Herr Brecht, Monsieur Rimbaud, Señor Neruda.

finché, col suo libro sulle ginocchia
nel bar chiassoso,

comincerai a chiamarlo per nome;
e lui prima dell’alba potrebbe addirittura
pagarti una birra.

 

*

 

Presta attenzione, prendi nota:
potresti dimenticare
nel giro di un giorno, figurati di un anno,
l’atalanta di questa mattina
che dopo la pioggia si abbassava, sul vapore emanato
dall’ardesia –

a meno che tu non interrompa un bacio
per scriverlo più tardi.

 

*

 

Celebra, con ogni mezzo,
il dramma affascinante di lingue schioccanti,

ma onora anche il quotidiano,
e non dimenticare i sogni.

 

*

 

Anche se un buon critico potrebbe salvare l’anima
della tua poesia, guardati dai demolitori risentiti
e dai linguisti scientisti.

E anche dal tuo consigliere –
forse è già semi sdentato e ha il capo ossuto,
ma anche lui ha una quantità terrificante
di cose ancora da imparare.

 

*

 

Non farti intimidire dal fugace
contatto col canone di chicchessia.

 

*

 

Le poesie, au contraire – e non meno a Cymru –
hanno fatto accadere molte cose.
Chirurghi del mondo, architetti del discorso:
i poeti sono tra
chi dona vita all’animale del linguaggio.

 

*

 

Canta per il Galles, certo, ma non chiudere il becco
su tutto il resto – non sono stronzate.

 

*

 

Il taglio netto, affilato e letale,
potrebbe causare, all’occorrenza, offesa creativa;

ma per un’azione memorabile,

la saggezza obliqua è ben più saggia,
perché viene da dietro
chissà quali cespugli.

 

*

 

Non perdere troppo tempo
ubriaco/a letto/drogato/a guardare la TV/
aspettando l’ispirazione.

Non hai molto tempo:
soltanto, se hai fortuna,
circa 300.000 ore da sveglio

– e la danza della scuola d’arte
è già terminata da un bel po’.

 

*

 

Anche quando il tempo è freddo e ostile
tieni la porta come minimo socchiusa –
incoraggia le visite.

Tieni il minimo, magari,
trascrivendo un sogno,
infornando il pane
o traducendo i versi di qualcuno

fino a quando, prima o poi,
ti assalirà il formicolìo inguinale.

 

*

 

“Il poeta deve sapere tutto,”
Hugh MacDiarmid dimenticò di dire
quel che disse Rilke.

 

*

 

Potrebbe essere talvolta là,

ma raramente qui
è un posto troppo piccolo.

 

*

 

Conosci il tuo posto – è rocce, è suolo,
il movimento delle sue acque –
non soltanto da mappe e storie
ma con corpo e mente presente.

Camminaci, mangiane, bevine la pioggia,
chiedi tra i suoi venti
segno e suono
di chi vi si è colmato i polmoni
quando ancora il mammuth girovagava
o il carbone era un potenziale d’alberi –

dis-vela la tua comunità.

 

*

 

Conosci il tuo posto. Quali miti e leggende
hanno preso forma qui?
Quali racconti, romanzi, storie?
A chi negarono una voce?

Quali canzoni, qui,
attendono di essere cantate?

E come, in questo posto, lavoratori del mondo,
potreste rendervi utili?

 

*

 

Conosci il tuo tempo.
Chi ha il cibo?
Chi ha il denaro?
Chi ha l’acqua?
Chi vuole il petrolio?
Chi ha le bombe?

E mentre tu, fortunato vincitore, scarichi
la tua piscia in acqua potabile,
potresti chiederti
che dovrebbe fare una poesia
per immaginare un domani

 

*

 

È una musica.

 

*

 

Se hai paura che te la chiamino prosa
il pedante problema è solo loro:
se ciò che hai scritto
fa quello che volevi facesse
(e qualcosina in più),
allora ha una possibilità –

lascialo libero

di andarsi a fare, se è capace,
gli affari suoi nel mondo.

 

*

 

Una poesia, ricordalo, ha delle conseguenze,
è una concreta presenza terrena aggiuntiva:
quel che dici (e di più) sarà quello che fa –

e vive,
anche solo per strade infinitesimali,
non può mai restare uguale.

 

*

 

Non accontentarti
delle nubi che scivolano sulla calma dell’acqua:

fai caso alle erbacce,
al pesce inabissato.

 

*

 

Dopo esserti schierato con fermezza
a favore della neve,

pensa invece

carbone.

 

*

 

Divertiti, ovviamente,
alla sfida e alla metamorfosi
di questo serio gioco,

ma non smettere di chiederti
della tua creazione appena nata

“Chi ne ha bisogno?”

 

*

 

Tieni a mente, mentre scrivi,
che questa poesia

potrebbe essere l’ultima.

 

*

 

Puoi anche avere fin dall’inizio,
l’ultimo verso della tua creazione,

ma il finale di una poesia non è mai la sua fine.

 

 

da hotel gwales, Edizioni Kolibris, Bologna 2010. Traduzione di Chiara De Luca

 

 

nigel-jenkins-6638677-1Nigel Jenkins è nato in una fattoria di Gower, nel Galles, nel 1949. Al termine degli studi superiori, lavorato come reporter e in seguito, dopo un periodo di viaggi, ha studiato Cinematografia e Letteratura all’Università di Essex (1973–76). Per un breve periodo ha lavorato come cantante per un circo nomade negli Stati Uniti, esperienza che ha fornito le basi per la sua suite poetica Circus (1979; ripubblicata in Acts of Union, 1990). Nel 1976 è tornato a vivere in Galles e da allora ha lavorato come scrittore e conferenziere, vivendo a Mumbles, nei pressi di Swansea.  Tra le sue raccolte di poesia ricordiamo Song and Dance (Poetry Wales Press, 1981), Practical Dreams (Galloping Dog Press, 1983), Acts of Union: Selected Poems 1974–1989 (Gomer Press, 1990), Ambush (Gomer, 1998), Blue (Planet, 2002), la prima raccolta di haiku pubblicata da un editore gallese, Hotel Gwales (Gomer, 2006) e O For a Gun (Planet, 2007), un’altra raccolta di haiku. Nel 2011 – con Ken Jones e Lynne Rees – ha pubblicato la prima antologia nazionale di haiku: Another Country: Haiku Poetry from Wales (Gomer). La sua poesia è stata tradotta e pubblicata in Francia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi, Italia e Russia. Sue traduzioni di poeti contemporanei gallesi sono state pubblicate su numerose riviste e antologie, tra cui The Bloodaxe Anthology of Modern Welsh Poetry (2003); e sue poesie sono state a loro volta incluse in numerose antologie. In collaborazione con vari artisti visivi ha eseguito molte commissioni per lo Swansea City Council, lo Ebbw Vale Garden Festival e altri, che prevedevano la composizione di poesie per luoghi pubblici, realizzate in pietra, acciaio, neon, vetro e altri materiali. Nel 1989, la University of Wales Press ha pubblicato la sua biografia critica del poeta John Tripp. Ha scritto due pièce teatrali, Strike a Light!,basata sulla vita dell’”eretico gallese” del XIX secolo Dr. William Price, e Waldo’s Witness, sul poeta e pacifista gallese Waldo Williams. Ha lavorato come giornalista per la BBC, “Arcade”, “Planet” “Radical Wales”, il “Western Mail” e altri. È stato nominato membro della Welsh Academy nel 1978, ed è stato tra i fondatori, della Welsh Union of Writers, l’unione degli scrittori gallesi, che ha in seguito diretto. Tra i riconoscimenti che gli sono stati assegnati ricordiamo il Premio per la Poesia Giovane del Welsh Arts Council (1974), un Eric Gregory Award per la poesia (1976), due borse del Welsh Arts Council e il John Morgan Writing Award (1991), che gli ha consentito di viaggiare in India per fare ricerche sull’influenza esercitata dai missionari sulla tribù Khasi, sfociate poi in un film per la BBC, una serie di documentari, due libri, Gwalia in Khasia (Gomer, 1995) e una antologia di poesia e prosa Khasi dal titolo Khasia in Gwalia (Alun Books, 1995). Nel 1996, ha vinto il premio Book of the Year (Libro dell’Anno) del Wales Arts Council per Gwalia in Khasia. Nel 1998 è stato nominato “druido” del Gorsedd Beirdd Ynys Prydain (lett. ‘il trono dei bardi dell’isola di britannia’).
Tra le altre pubblicazioni ricordiamo: (in collaborazione con il fotografo Jeremy Moore) the Lie of the Land (Gomer), un libro sul paesaggio gallese e la raccolta di saggi Footsore on the Frontier (Gomer). È stato co-curatore della Welsh Academy Encyclopaedia of Wales / Gwyddoniadur Cymru Yr Academi Gymreig (University of Wales Press, 2008), e ha pubblicato Real Swansea, un personale resoconto della seconda città del Galles (Seren, 2008) e, con il fotografo David Pearl, Gower (Gomer Press, 2009), una celebrazione in prosa, poesia e fotografia della natia penisola di Gower. Con Seren Books sono uscite le due opere di psicogeografia Real Swansea 2 (2012) e Real Gower. (2014). Come tutor e conferenziere ha lavorato con numerose organizzazioni e istituzioni, tra cui il Trinity College, Carmarthen (dove ha co-diretto il master di Scrittura Creativa), la Workers’ Educational Association, e T
ŷ Newydd, il centro degli scrittori di Gwynedd. È stato direttore del programma di scrittura creativa dell’Università di Swansea University, dove ha insegnato dal 2003. Abile performer delle sue opere (è stato tra i vincitori del Tripp Spoken Poetry Award, il premio per la poesia orale), ha compiuto numerosi tour di letture negli Stati Uniti e in altri paesi, e lavorato con diversi gruppi musicali, tra cui le band di blues e poesia The Salubrious Rhythm Company, Y Bechgyn Drwg e Llaeth Mwnci Madog / Madog’s Moonshine; ha fatto parte della band di jazz e poesia Blue Gwales e del gruppo folk The Idrisiaid.

 

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3 comments

  1. Pingback: “Consiglio a un giovane poeta”. Di Nigel Jenkins | ANNE SEXTON

    1. Kolibris Reply

      Grazie per la condivisione! (Bellissima la foto che hai scelto)

  2. Pingback: “Consiglio a un giovane poeta”. Di Nigel Jenkins | ANNE SEXTON

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