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David Huerta, Declaración de antipoesía/Dichiarazione di antipoetica Featured

 


Dichiarazione di antipoetica

Non voglio più scrivere della città-che si estende-ai-miei-piedi
né di quel tipo di luce che solo io so percepire e capire.
Preferirei fare versi in cui gli stridori e i crepitii
che alcune notti, non troppe, mi assediano
– rumori e ombre di cui non so il senso – ,
abbiano un luogo e diano ai lettori
una sensazione d’inquietudine simile a quella
di sogni indimenticabili per ignote ragioni. Vorrei
un po’ di chiarezza nel mistero e un po’ di mistero
nel passaggio da una parola all’altra. Sono stanco della vaniloquenza
e della trascendenza di tante poesie che non mi convincono,
mi irritano, mi lasciano stremato di pompa e messaggi
– come D. H. Lawrence era stanco
delle donne che fingono un amore che non provano ed esigono,
con strepito, una reciprocità, forse falsa altrettanto.
Tuttavia, che cosa farò se la città si estenderà ai miei piedi
e l’inonderà una luce ultraterrena? Lascerò da parte quell’immagine
e mi concentrerò su altre cose: quel gesto perduto che aveva
un sentore di salvazione, il turbinare di certe mosche, il sibilo
dei commercianti ambulanti. Non so se potrò. Ma non saperlo
mi dà un grande senso di sollievo colmo di contraddizioni.

 

 

Declaración de antipoesía

Ya no quiero escribir acerca de la ciudad-tendida-a-mis-pies
ni de una clase de luz que nada más yo puedo percibir y entender.
Preferiría hacer versos donde los rechinidos y las crepitaciones
que me circundan algunas noches, no demasiadas
–ruidos y sombras cuyo significado ignoro– ,
tengan un lugar y le den a los lectores
esa sensación de inquietud semejante
a la de sueños inolvidables por razones ignotas. Quisiera
un poco de claridad en el misterio y un poco de misterio
en el paso de una palabra a otra. Estoy cansado de la vanilocuencia
y de la trascendencia de tantos poemas que no me convencen,
me irritan, me dejan exhausto de pompa y de mensajes
–como D. H. Lawrence estaba cansado
de las mujeres que fingen un amor que no sienten y exigen,
con estridencia, una reciprocidad, acaso igualmente fingida.
Sin embargo, ¿qué haré cuando la ciudad se tienda a mis pies
y la inunde una luz de ultramundo? Haré a un lado esa imagen
y me concentraré en otras cosas: ese gesto perdido que tenía
un aroma de salvación, la giración de ciertas moscas, el silbido
de los comerciantes callejeros. No sé si podré. Pero no saberlo
me da un gran sentimiento de alivio lleno de contradicciones.

 

David Huerta, da La strada bianca, Edizioni Kolibris, Ferrara 2015

 

 

 

Huerta-Fahrenheit-Magazine-620x300David Huerta (Messico, 1949) ha tenuto laboratori di poesia praticamente in tutto il paese; ha partecipato a letture poetiche in Messico e all’estero e curato numerose antologie di poesia. Molti dei suoi libri sono pietre miliari della poesia messicana: Cuaderno de noviembre [Quaderno di Novembre, Era, 1976], Huellas del civilizado [Impronte del civilizzato, 1977], Versión [Versione, 1978; Era, 2005, Premio Xavier Villaurrutia], Incurable [Incurabile, Era, 1987], Historia [Storia, 1990, Premio Carlos Pellicer], Los objetos están más cerca de lo que aparentan [Gli oggetti sono più vicini di quel che sembrerebbe, 1990], La sombra de los perros [L’ombra dei cani, 1996], La música de lo que pasa [La musica di quel che avviene, 1997], El azul en la flama [L’azzurro nella fiamma, Era, 2002]. È stato tradotto in inglese, francese finlandese e altre lingue. Fa parte del Sistema Nacional de Creadores de Arte e ha ricevuto borse di scittura del Centro Mexicano de Escritores e della Fondazione Guggenheim.

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