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Davide Morelli, Passeggiate per Pontedera

Passeggiate per Pontedera:
Guardo il versante del monte Serra.
Attraverso sulle strisce pedonali.
Le auto sfrecciano incuranti di tutto.
Cammino per le vie della Sozzifanti
sempre totalmente sovrappensiero.
È qui che io vorrei invecchiare
in questo agglomerato tranquillo
di villette con cani e appartamenti,
in questo quartiere quieto e sereno.
Qui ogni strada vive di luce propria.
Non c’è caos. Tutto è più vivibile.
Questo è un quartiere sornione.
Niente risse, niente assassini.
Non ci siano pusher che spacciano.
I parcheggiatori abusivi sono più in là.
I marciapiedi non hanno buche.
Le fognature funzionano.
Le ragazze sono carine, pulite.
Tutto è apparentemente sereno.
Non so davvero le valvole di sfogo.
So solo che oggi non piove più
e che ho bisogno di passeggiare.
Sotto i loggiati alcuni negozi.
Le nostre frasi risuonano in aria,
ma sono ombre di voli di uccelli:
non sono affatto memorabili.
Il vento gelido ora è sferzante.
Ai bordi delle strade i forasacchi.
Guardo alcuni avventori di un bar.
Non so cosa leghi la verità
all’esserci, alla nostra esistenza.
Abbiamo tutti un senso per il semplice
fatto che qui ed ora esistiamo,
anche se siamo solo un formicolio,
un tremito e davvero niente più
in questo universo in espansione.
Siamo qui a raccogliere i cocci,
a tergiversare, a imprecare,
a lottare contro attriti e resistenze,
ad ammazzare il tempo e la noia.
Il cielo ha le sue fenditure
e le guardo al confine della città.
Questa città ha un cuore malato
e troppi medici al suo capezzale.
Nel cielo ti ci puoi specchiare.
Le nuvole e gli astri sembrano fatte
per stimolare l’immaginazione.
Arriverà l’estate senza esserci
stata una sfolgorante primavera.
Un clima così per l’agricoltura
può vanificare tutto oramai:
la misura è colma a questo punto.
I giorni si affastellano dentro noi.
Alcuni istanti restano incastonati
nella memoria, nella nostra storia.
Azioni e fatti sono la vita.
Non cercare mai più macchinazioni.
Nessuno passa indenne dalle forche
caudine della coscienza.
Alcuni sono attratti dal pericolo
come i cani da vipere serpeggianti.
Abbiamo bisogno di tempo e futuro.
Dalle finestre battono i panni.
Sui muri nuovi slogan e amori.
Migliaia di storie si racchiudono
dietro cancelli, portoni, pareti.
Ascolto il battito di ali di rondini
che si fermano su quei tetti.
In questo luogo o in nessun luogo
saremo cittadini del mondo ed esuli.
Calpestiamo spesso queste foglie,
questo asfalto e questa terra.
Respiriamo spesso questa atmosfera.
Siamo amici di queste case e spazi.
Dovrebbe essere il nostro posto.
Abbiamo dato l’addio ad altri luoghi.
Dovrebbe essere il nostro tempo:
non possiamo rimandare di nuovo.
Non sappiamo quanto tempo ci resta.
Oggi non è neanche domenica.
È festa solo per noi disoccupati.
Oggi è un giorno che ci scorderemo.
Non c’è nulla di nuovo ormai.
Non c’è la fine del mondo oggi.
Tutto è ordinaria amministrazione.
Leggo le locandine dei giornali.
Guardo le vetrine di un locale.
Mi fermo a prendere un caffè.
Saluto la giovane barista mora.
Mi appoggio al banco del bar.
Prendo il dolcificante e lo giro
e lo rigiro più volte nella tazzina.
Pago il conto. Prendo lo scontrino.
Evito gli altri clienti. Oggi non ci sono
Erinni né contrarietà per noi
che un tempo eravamo legati
a doppio nodo. Ora tutto è passato.
Nella biblioteca un viavai continuo.
Penso alla luce dei nostri occhi,
al nostro bel soffio vitale.
Che ci importa allora dell’oblio,
dato che non lasciammo nulla
di intentato nella nostra vita?
Nulla e tutto si compenetrano.
Siamo solo corteccia scorticata,
linfa disseccata, fibra sfibrata.
Adesso siamo vicini al cimitero.
Guardo i butti alle radici dei tigli.
La natura adesso si rinnova.
È uscito il sole e tutti escono
fuori come delle lucertole.
Il tramonto è un’uscita di scena
che emoziona solo i bambini.
Deve esserci qualcuno che ora
ci sta pensando: è per questo quindi
che esistiamo nonostante tutto.
Non abbatterti. Pensa alle donne
che nei parchi danno da mangiare
a piccioni, cani o a gatti randagi.
Le parole sono fiori di campo.
Guarda tutte le cose di tre quarti.
Cerca ora un’angolazione diversa.
Il reale ha troppe sfaccettature.
I vecchi lasciano spazio ai giovani,
salvo imprevisti. In fondo si muore
per fare spazio ai giovani nel mondo.
La morte dei giovani non ha senso.
Chiedo lumi al paesaggio
che non dà mai risposte perentorie.
C’è un segreto dietro ogni paesaggio,
che è un doppiofondo per l’animo.
Chiedo venia a questo mondo,
di cui mi sfugge senso ed essenza.
L’assertività può essere difetto o pregio.
A seconda delle circostanze
ogni idea, pensiero o opinione
può essere tirata per la giacchetta.
Ogni vita è pienamente incompiuta.
Quel viale di platani era bello
però io ai platani ero allergico.
Rasento i muri. Affretto il passo.
Mischio pensieri e fantasie.
Sono di nuovo alla Sozzifanti.
Non sappiamo niente del suo passato.
Questo quartiere non sa di noi.
Conto gli spiccioli nelle tasche.
Osservo le grondaie dei palazzi.
Ogni palazzo ha un’anima sua,
che veglia su tutti i condomini.
Qualcuno fischietta una melodia.
I desideri si impigliano tra i rami.
Non vogliamo certo scavare dentro
e neanche moltiplicare il già detto.
Qui non alberga certo la vittoria
e neanche la salvezza ultraterrena.
Forse in punto di morte ci pentiremo.
Per ora non vi è dato sapere niente
dei nostri più intimi convincimenti.
Ci barcameniamo come al solito
tra vari psichismi e somatismi.
Non credo a chi dice che ogni cosa
gli scivola addosso. Non ci credo affatto.
Passa un signore con il motorino.
Mio padre dice che è suo amico.
Lavorava alla Piaggio un tempo.
Ora anche lui è in pensione.
Ha visto la partita insieme sabato.
Mia madre guarda nella sua borsa.
Non so mai cosa stia cercando.
Poi si passa una mano tra i capelli.
Mio padre parla dei compagni di classe.
Parlano e gesticolano. Ascolto.
Dico di stare attenti a non inciampare.
Siamo raggi di sole conficcati
in una qualsiasi strada laterale.
Impareremo tutte queste strade:
impareremo questo quartiere.
Si finisce per somigliare alla via
in cui si abita. Non è vero forse?
Siamo l’aria che noi respiriamo.
Ci credi oppure non ci credi?
C’è poco traffico nonostante tutto.
Un ragazzo con la cuffia agli orecchi.
In una stanza una radio accesa.
Non attendo che sconfiggano il cancro,
che blocchino l’enzima dell’invecchiamento,
che inventino la macchina del tempo,
che sconfiggano la povertà,
che eliminino le ingiustizie,
che Cristo ritorni sulla terra.
Non aspetto la chiave di volta,
il miracolo, il senso riposto.
L’importante è qui ed ora:
forme, colori e sfumature
in questa zona di periferia,
non degradata, non ai margini.
Non ci addentriamo negli enigmi
insolubili. Non siamo criptici.
Lasciamo ad altri l’esoterismo.
Non cerchiamo uno slancio, un oltre,
un altrove. Cerchiamo un brivido
tra le cose quotidiane, un lume
fioco e intermittente nel buio.
Cerchiamo qualcosa di semplice
da reperire nelle vicinanze di casa
perché qui reale e immaginario
giocano e si rimpallano a vicenda.
Ci sono madri con i passeggini.
Ci sono innamorati sulle panchine.
Ci sono bimbi sulle altalene.
Ci sono i prati in fiore oggi.
Se un Dio c’è però si nasconde
dietro persone o volti impensabili.
Sta a noi scovarlo e scrutarlo.
È passato quel vago presentimento.
Non era niente il senso di oppressione
che avevo ieri al petto. Solo ansia.
Per oggi è tutto. Cordiali saluti.

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