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Dmitrij Grigor’ev, La scala per il cielo

 

a cura di Paolo Galvagni

 

Lui si sedette accanto a me in mètro. L’impermeabile sporco, sgualcito, le scarpe lacere con corde al posto dei laccetti, l’odore di alcol e di povertà.
– Leggi, studente, – chiese, guardando il mio libro.
– Leggo.
Per un po’ tacque. Ma la sua presenza mi impediva di concentrarmi, le parole passavano oltre la mia coscienza, dovevo rileggere due volte quasi ogni paragrafo. Infine lui sbottò:
– Ma lì che cosa scrivono di quelli che stanno in cielo, esistono o no?
La domanda era così lontana dal testo del libro, che mi venne da sorridere.
– Scrivono di questo nei libri o no? – ripeté lui.
Lo irritò il mio sorriso, adesso ogni sua parola terminava con schizzi di bava, che volavano in tutte le direzioni.
– Sai, studente, loro non amano quando si ride.
Io mi strinsi nelle spalle.
– Tu, ecco, dici di no, – continuò l’uomo (non guardavo verso di lui, ma sentivo le gocce che volavano dalle sue labbra sui miei vestiti), – ma io li ho incontrati. Sono venuti in volo prima di tutto questo, subito dopo la guerra. E non amano quando si ride. Erano sfere. Capisci?
Annuii. Il treno si avvicinava alla mia stazione.
– Sono venuti in volo e hanno calato una scala. E la scala che arriva a loro è di otto metri e mezzo. Capisci?
Annuii e mi alzai.
– Arrivederci, – dissi, – devo scendere.
Non mi sentì e continuò a urlare con sempre maggior espressione (su tutto il vagone):
– Otto metri e mezzo! Ricorda, la scala che arriva a loro è di otto metri e mezzo! Com’è grande!

Ora so quant’è lunga la scala che arriva al cielo.

 

 

Dmitrij Grigor’evDmitrij Grigor’ev è nato nel 1960 a Leningrado-Pietroburgo, dove vive tuttora. Laureatosi in chimica, ha svolto i più vari lavori: cementista, carpentiere, decoratore, redattore, etc. Attualmente lavora come fuochista nella sala caldaie di una scuola elementare. È poeta e prosatore. Fino al 1989 ha pubblicato nel samizdat, in edizioni clandestine, quali “Časy”, “Obvodnyj Kanal”, “Mitin Žurnal”, “Sumerki”. Dagli anni Novanta i suoi versi sono apparsi sulle riviste “Černovik”, “Arion”, “Neva”, “Indeks”, “Rodnik”, “Mnogotočie”, “NLO”; e in volumi collettanei: Russkij verlibr [Il verso libero russo] (2002), Legko byt’ iskrennym [È facile essere sinceri] (2002). Ha pubblicato le raccolte Poslednij vrag [L’ultimo nemico] (1994), Perekrëstki [Incroci] (1995), Zapiski na obočine [Appunti sul ciglio della strada] (2000) e il romanzo Gospodin veter [Il signore vento] (2002). Nel 2005 è uscito a San Pietroburgo il volume Ognennyj dvornik [Il netturbino infuocato], che comprende versi e racconti. L’ultima raccolta poetica risale al 2009: Drugoj fotograf [Un altro fotografo]. Traduzioni dei suoi versi sono apparse su “L’Immaginazione” (marzo-aprile 2004).

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