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Dylan Thomas, Before I Knocked/Prima che bussassi

A cura di Mattia Tarantino

 

Before I knocked

Before I knocked and flesh let enter,
With liquid hands tapped on the womb,
I who was as shapeless as the water
That shaped the Jordan near my home
Was brother to Mnetha’s daughter
And sister to the fathering worm.

I who was deaf to spring and summer,
Who knew not sun nor moon by name,
Felt thud beneath my flesh’s armour,
As yet was in a molten form
The leaden stars, the rainy hammer
Swung by my father from his dome.

I knew the message of the winter,
The darted hail, the childish snow,
And the wind was my sister suitor;
Wind in me leaped, the hellborn dew;
My veins flowed with the Eastern weather;
Ungotten I knew night and day.

As yet ungotten, I did suffer;
The rack of dreams my lily bones
Did twist into a living cipher,
And flesh was snipped to cross the lines
Of gallow crosses on the liver
And brambles in the wringing brains.

My throat knew thirst before the structure
Of skin and vein around the well
Where words and water make a mixture
Unfailing till the blood runs foul;
My heart knew love, my belly hunger;
I smelt the maggot in my stool.

And time cast forth my mortal creature
To drift or drown upon the seas
Acquainted with the salt adventure
Of tides that never touch the shores.
I who was rich was made the richer
By sipping at the vine of days.

I, born of flesh and ghost, was neither
A ghost nor man, but mortal ghost.
And I was struck down by death’s feather.
I was a mortal to the last
Long breath that carried to my father
The message of his dying christ.

You who bow down at cross and altar,
Remember me and pity Him
Who took my flesh and bone for armour
And doublecrossed my mother’s womb.

Prima che bussassi

Prima che bussassi lasciando
entrare la carne, con mani fuse a pestare
il ventre, io che fui informe come l’acqua
che tracciava il Giordano accanto casa mia
fui fratello della figlia di Mnetha
e sorella del verme capostipite.

Io che ero sordo a primavera ed estate,
che non chiamavo sole o luna per nome,
sentivo avanzare sotto l’armatura
della mia carne aggrovigliata le stelle
plumbee, il maglio piovoso
scagliato dalla grande casa di mio padre.

Compresi il messaggio dell’inverno,
le frecce della grandine, la neve
bambina, e il vento
attraversava mia sorella;
il vento balzò in me, rugiada corrotta;
le mie vene attorcigliate all’Oriente;
non nacqui, e conobbi il giorno e la notte.

Tuttavia, ingenerato, fui testimone;
torturate dai sogni le mie ossa liliali
caddero contratte tra i sussulti di un libro
antico, e la carne
fu tagliata a incrociare le linee
di croci da mannaia sul fegato.
E rovi, nel cervello grondante.

La mia gola conobbe la sete prima del tempio
di pelle e di vene intorno al precipizio
dove parole e acqua formano una mistura
infallibile nell’incedere del sangue.

Il mio cuore conobbe l’amore, il mio ventre
ebbe fame, e sentii
il tanfo del verme nelle feci.

E il tempo scaraventò la mia forma
mortale alla deriva, oltre le acque;
esperta, all’avventura salata
di maree che non conoscono rive.
Io che ero ricco fui reso il più ricco
trangugiando il vino basso dei giorni.
Io, nato di carne e spirito, non fui
né spirito né uomo, ma un’anima mortale.
E fui straziato dal fiore della morte.
Io fui un mortale fino all’ultimo
sospiro che recò a mio padre
la parabola del suo Cristo moribondo.

Voi, genuflessi alla croce, all’altare,
abbiate memoria di me e compiangete
colui che per corazza usò la mia
carne e le ossa.
E ostacolò, feroce, il ventre di mia madre.

Do not go gentle into that good night

Do not go gentle into that good night,
Old age should burn and rave at close of day;
Rage, rage against the dying of the light.

Though wise men at their end know dark is right,
Because their words had forked no lightning they
Do not go gentle into that good night.

Good men, the last wave by, crying how bright
Their frail deeds might have danced in a green bay,
Rage, rage against the dying of the light.

Wild men who caught and sang the sun in flight,
And learn, too late, they grieved it on its way,
Do not go gentle into that good night.

Grave men, near death, who see with blinding sight
Blind eyes could blaze like meteors and be gay,
Rage, rage against the dying of the light.

And you, my father, there on the sad height,
Curse, bless, me now with your fierce tears, I pray.
Do not go gentle into that good night.
Rage, rage against the dying of the light.

Dylan Thomas

 

Non andare ingenuo in quella buona notte

Non andare ingenuo in quella buona notte,
a giorno concluso i vecchi dovrebbero ardere e delirare;
insorgi, insorgi contro la luce che muore.

Nonostante i saggi sappiano giusta l’oscurità
alla fine, quando le loro parole dividono la luce,
non vanno ingenui in quella buona notte.

I buoni, con l’ultimo cenno, piangendo per quanto
brillerebbero danzando in una baia verde,
insorgono, insorgono contro la luce che muore.

I selvaggi che presero il sole e cantarono
e troppo tardi capirono di averlo ormai afflitto,
non vanno ingenui in quella buona notte.

Chi solenne, vicino alla morte, si accorse cieco che i ciechi
con occhi di meteora potevano gioire,
insorge, insorge contro la luce che muore.

E tu, padre mio, su questa triste altura ti prego
benedici, maledicimi con le tue lacrime feroci.
Non andartene ingenuo in quella buona notte.
Insorgi, insorgi contro la luce che muore.

Traduzione di Mattia Tarantino

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