Facebook

Dylan Thomas, due traduzioni

A cura di di Mattia Tarantino

Deaths and Entrances

On almost the incendiary eve
Of several near deaths,
When one at the great least of your best loved
And always known must leave
Lions and fires of his flying breath,
Of your immortal friends
Who’d raise the organs of the counted dust
To shoot and sing your praise,
One who called deepest down shall hold his peace
That cannot sink or cease
Endlessly to his wound
In many married London’s estranging grief.

On almost the incendiary eve
When at your lips and keys,
Locking, unlocking, the murdered strangers weave,
One who is most unknown,
Your polestar neighbour, sun of another street,
Will dive up to his tears.
He’ll bathe his raining blood in the male sea
Who strode for your own dead
And wind his globe out of your water thread
And load the throats of shells
with every cry since light
Flashed first across his thunderclapping eyes.

On almost the incendiary eve
Of deaths and entrances,
When near and strange wounded on London’s waves
Have sought your single grave,
One enemy, of many, who knows well
Your heart is luminous
In the watched dark, quivering through locks and caves,
Will pull the thunderbolts
To shut the sun, plunge, mount your darkened keys
And sear just riders back,
Until that one loved least
Looms the last Samson of your zodiac.

Morti e ingressi

Nell’incombente vigilia incendiaria
di diverse prossime morti,
quando uno degli ultimi tra i vostri
più amati e conosciuti da sempre dovrà abbandonare
i leoni e le fiamme del suo fiato
a precipizio; dei vostri amici immortali
colui che inciterebbe della polvere
contata gli organi a colpire e cantare le vostre
lodi; uno chiamato nel baratro terrà la sua pace,
uno che non può ridurre né chiudere
in eterno la propria ferita
nel dolore straniante di molti sposi di Londra.

Nell’incombente vigilia incendiaria
quando alle tue labbra e chiavi
serrando, disserrando, la trama straniera
assassinata, il più sconosciuto,
la tua vicina stella polare, sole
di un’altra strada, si gettava tra le sue lacrime.
Laverà il suo sangue scrosciante nel maschio
mare chi camminò per i tuoi morti e avvolse
il suo globo fuori dal tuo filo d’acqua, caricando
la gola delle conchiglie con ogni pianto da quando
la luce folgorò per prima i suoi occhi tuonanti.

Nell’incombente vigilia incendiaria
di morti e ingressi,
quando una prossima e strana ferita sulle onde
di Londra ha cercato la tua unica tomba,
un nemico tra i tanti che conosce
bene il tuo cuore luminoso
nel buio vegliato, fremendo tra grotte
e serrature strapperà i tuoni
per colpire il sole, scagliandoli mentre monta
le tue chiavi oscure bruciando solamente
i cavalieri, finché su colui che hai meno amato
incomberà l’ultimo Sansone del tuo zodiaco.

The Conversation of prayer

The conversation of prayers about to be said
By the child going to bed and the man on the stairs
Who climbs to his dying love in her high room,
The one not caring to whom in his sleep he will move
And the other full of tears that she will be dead,

Turns in the dark on the sound they know will arise
Into the answering skies from the green ground,
From the man on the stairs and the child by his bed.
The sound about to be said in the two prayers
For the sleep in a safe land and the love who dies

Will be the same grief flying. Whom shall they calm?
Shall the child sleep unharmed or the man be crying?
The conversation of prayers about to be said
Turns on the quick and the dead, and the man on the stair
To-night shall find no dying but alive and warm

In the fire of his care his love in the high room.
And the child not caring to whom he climbs his prayer
Shall drown in a grief as deep as his made grave,
And mark the dark eyed wave, through the eyes of sleep,
Dragging him up the stairs to one who lies dead.

Il discorso della preghiera

Il discorso delle preghiere prima che vengano
dette andando a letto dal bimbo; dall’uomo
sulle scale, salendo nell’alta
stanza dell’amata che muore; noncurante, l’uno
di chi scorgerà nel sonno; l’altro
pieno di lacrime perché lei sarà morta,

gira al buio nel suono che sanno
crescerà nei cieli che rispondono dal suolo
verde, dall’uomo
sulle scale e il bambino nel letto.
Il suono a breve ripetuto nelle due preghiere
per il sonno su una terra sicura e l’amata che muore,

sarà lo stesso volo di cordoglio. Chi calmeranno?
Dormirà salvo il bambino, o l’uomo sarà tra i singhiozzi?
Il discorso delle preghiere prima che vengano
dette ruota tra vivi e morti, e l’uomo
sulle scale a notte non troverà
morente, ma viva e calda

nel fuoco della sua custodia l’amata
nell’alta stanza. E il bambino non avrà cura di chi
troverà la preghiera; crollerà in una pena tanto
profonda quanto la sua vera tomba. E segnerà
con quelli del sonno gli occhi scuri dell’onda
che lo trascina, sulle scale, da una che giace.

Dylan Thomas (1914 – 1953) è stato un poeta gallese.
Ha pubblicato diversi volumi in poesia e prosa, e alcuni pezzi teatrali.
Considerato l’ultimo dei poeti maledetti, data la sua precoce morte attribuita a un’intossicazione alcolica, ha dato alle stampe in vita 18 Poems (1934), 25 poems (1936), The World I Breathe (1939), The Map of Love (1939), Portrait of the Artist as a Young Dog (1940), Deaths and Entrances (1946), Collected Poems 1934-1952 (1952) e The Doctor and the Devils and Other Scripts (1953). Sono postumi, invece, Under Milk Wood, Quite Early One Morning, Adventures in the Skin Trade, A Prospect of the Sea and Other Stories and Prose Writings, A Child’s Christmas in Wales, Letters to Vernon Watkins, Rebecca’s Daughters e Selected Letters.

In Italia è apparso per la prima volta nel 1949, sulla rivista Botteghe Oscure, con la poesia Over Sir John’s Hill.

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: