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Dylan Thomas, “Fern Hill” (Il colle delle felci)

 

traduzione di Andrea Sirotti

 

 

FERN HILL

 

Now as I was young and easy under the apple boughs

About the lilting house and happy as the grass was green,

The night above the dingle starry,

Time let me hail and climb

Golden in the heydays of his eyes,

And honoured among wagons I was prince of the apple towns

And once below a time I lordly had the trees and leaves

Trail with daisies and barley

Down the rivers of the windfall light.

 

And as I was green and carefree, famous among the barns

About the happy yard and singing as the farm was home,

In the sun that is young once only,

Time let me play and be

Golden in the mercy of his means,

And green and golden I was huntsman and herdsman, the calves

Sang to my horn, the foxes on the hills barked clear and cold,

And the sabbath rang slowly

In the pebbles of the holy streams.

 

All the sun long it was running, it was lovely, the hay

Fields high as the house, the tunes from the chimneys, it was air

And playing, lovely and watery

And fire green as grass.

And nightly under the simple stars

As I rode to sleep the owls were bearing the farm away,

All the moon long I heard, blessed among stables, the nightjars

Flying with the ricks, and the horses

Flashing into the dark.

 

And then to awake, and the farm, like a wanderer white

With the dew, come back, the cock on his shoulder: it was all

Shining, it was Adam and maiden

The sky gathered again

And the sun grew round that very day.

So it must have been after the birth of the simple light

In the first, spinning place, the spellbound horses walking warm

Out of the whinnying green stable

On to the fields of praise.

 

And honoured among foxes and pheasants by the gay house

Under the new made clouds and happy as the heart was long,

In the sun born over and over,

I ran my heedless ways,

My wishes raced through the house high hay

And nothing I cared, at my sky blue trades, that time allows

In all his tuneful turning so few and such morning songs

Before the children green and golden

Follow him out of grace.

 

Nothing I cared, in the lamb white days, that time would take me

Up to swallow thronged loft by the shadow of my hand,

In the moon that is always rising,

Nor that riding to sleep

I should hear him fly with the high fields

And wake to the farm forever fled from the childless land.

Oh as I was young and easy in the mercy of his means,

Time held me green and dying

Though I sang in my chains like the sea.

 

 

IL COLLE DELLE FELCI

 

Ora ero giovane e semplice sotto i rami del melo

presso la casa sonora e felice come l’erba era verde,

la notte sulla vallata radiosa di stelle,

il tempo mi faceva esultare

e arrampicare d’oro nel rigoglio dei suoi occhi,

e venerato tra i carri ero principe delle città di mele

e cerunavolta io, il signore, che alberi e foglie

faceva scendere con orzo e margherite

giù per i fiumi di luce donati dal vento.

 

E com’ero verde e spensierato, famoso nei granai,

nell’aia felice, cantando ché la fattoria era casa,

nel sole che è solo una volta giovane,

il tempo mi faceva giocare

e essere d’oro nella grazia dei suoi mezzi,

ed ero verde e d’oro, cacciatore e pastore, i vitelli

cantavano al mio corno, le volpi sui colli latravano nitide e fredde,

e il sabba risuonava lento

sui sassi dei sacri torrenti.

 

E per tutto il sole erano corse, era bello, e i campi

di fieno alti come la casa, i canti dei camini, era aria

e gioco, bello e acqueo

e fuoco verde come l’erba.

E a notte, sotto le semplici stelle

mentre cavalcavo nel sonno le civette portavano via la casa,

e per tutta la luna sentivo, beato fra le stalle, i caprimulghi

che volavano coi mucchi di fieno, e i cavalli

che balenavano nel buio.

 

E poi svegliarsi, e la fattoria, come un viandante bianco

di rugiada, tornava col gallo in spalla: tutto era

splendente, era Adamo e vergine,

il cielo si componeva ancora

e il sole cresceva tondo proprio quel giorno.

così dev’essere stato dopo la nascita della luce semplice

nel primo spazio roteante, gli incantati cavalli caldi al passo

fuori dalla verde stalla nitrente

sopra i campi della lode.

 

E venerato fra le volpi e i fagiani presso la casa felice

sotto le nuove nuvole e gioioso per tutto il tempo del cuore,

nel sole che sorge in eterno,

percorsi le mie strade spensierate,

i miei desideri correvano per il fieno alto come la casa

e nulla m’importava, nei miei traffici azzurro-cielo, che il tempo permette

in tutte le sonore svolte solo poche canzoni del mattino

prima che i bimbi verdi e d’oro

lo seguano senza più grazia.

 

Non m’importava, nei giorni bianco-agnello, che il tempo

m’avrebbe condotto su nel solaio fitto di rondini per l’ombra della mia mano,

nella luna che sempre sta sorgendo,

né che cavalcando nel sonno

l’avrei udito volare insieme ai campi alti

e mi sarei svegliato nella fattoria scomparsa per sempre dalla terra senza prole.

Oh quando ero giovane e semplice nella grazia dei suoi mezzi,

verde e morente mi trattenne il tempo

benché cantassi nelle mie catene, come il mare.

 

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