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Elena Cornaggia, Monologo addosso (anticipazione)

Tra slanci e disforie il testo, costituito da segmenti tutti anepigrafi, a indicare la continuità di un unico discorso frammentato e frammentario, vive della costante tensione fra vita e morte di tono per lo più grave, ma pur sempre capace di ironia (“Quando il cervello / è in via di guarigione / prude.”). Infatti appare evidente uno stato di malattia che una qualche guarigione potrebbe o dovrebbe emendare, ma si tratta di una condizione allusa e mai spiegata nelle cause e negli effetti. Rispetto a questa dichiarazione, l’Autrice fa volentieri riferimento al moto di una preghiera che trasformerebbe la scrittura in una pratica in qualche misura francescana, comunque capace di pietà e compassione per sé e per il prossimo, se allude alla necessità di una “battaglia del cuore”, pur se “Dio è lontano” (forse il deus absconditus pascaliano di secentesca memoria dei giansenisti?), ma “[…] riconosce / le mani / di chi / ha lavorato”).

L’intima modernità e contemporaneità di questa poesia, che è un piccolo miracolo di pensosa, uterina naturalezza, risiede nel suo desiderio (ora sogno ora speranza) “che tutte le parole diventassero corpo”, così affrancandole dall’astrazione concettuale dell’escarnazione platonica, direbbe Yves Bonnefoy.

Dalla prefazione di Fabio Scotto

Mi raccogliesse
nel grembo
tutto il sensibile
rinascerei
balbettando
feto dei diciannove sensi

 

 

 

 

 

Sono rimasta
nuda
come tutti voi
negli occhi
ma vi ho guardato
da un angolo
senza bende sulla bocca

 

 

 

 

 

C’è bisogno di un amore nobile
senza cenere in bocca
né tradizione
non sentirsi in gabbia
e avere la bava
alla bocca
dalla paura

 

 

 

 

 

La città che canta
mi sussurra
che tarpate le ali
l’uccello dorato
fabbricherà
il suo paesaggio mentale

 

 

 

 

 

Forse è cosi che si muore:
appoggiati a una sbarra
di sensibilità
che nessuno tocca
perché e troppo fredda.
Oppure e cosi che si vive:
afferrandola

 

 

 

 

Bisogna arrendersi
all’evidenza
e godere molto
appartenendosi
occhio per occhio
mano per mano

 

 

 

 

Tra il sonno
e le parole
ho scelto il vento
che
schiaffeggia le guance
asciuga la bocca
vengono le lacrime
porta via.

 

 

 

 

 

Non c’è tempo:
voglio una tana
lontana
dove portarmi
ferita
rotta
e davanti al fuoco
guarire.

 

Elena Cornaggia
Monologo addosso
In uscita per Edizioni Kolibris

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