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Éric Sarner

 

traduzione di Eliza Macadan

 

 

 

da Éblouissements de Chet Baker, La Passe du vent 2010

Le gris poignant d’Amsterdam

certains jours

où le jour souffle

et tombe

se casse

qui devient anonyme.

Oiseau jour je suis de ton côté

tant que tu tiens dans l’air

ou bien

marche

au bord de toi-même

parmi l’ombre.

On entend le son diamant

traverser d’une oreille à l’autre

la tête des malheureux.

L’umide n’a pas d’âge   plus?

que mon oeil

tenté toujours

de tirer du noir

à l’or

la présence de tout ange.

 

 

 

Il grigio infame di Amsterdam

certi giorni

dove il giorno spira

e cade

si frantuma

chi diventa anonimo.

Giorno uccello sono dalla tua parte

fin quanto resti in aria

oppure

cammini

sull’orlo di te stesso

fra l’ombra.

Sentiamo il suono diamante

attraversare da un orecchio all’altro

la testa degli infelici.

L’umido non ha età

che il mio occhio

tentato sempre

di tirare dal nero

all’oro

la presenza di ogni angelo.

 

 

 

La présence de tout ange

revenu

déjouer le brouillard.

Vers 1980

il y eut là un ange

effroyablement double

agent triple de soi

ange quadruple

sextuplement seul

marchant pieds nus

sur la pointe de notes suaves

qui lui brisaient

le coeur et les talons.

L’ange avait des visions

et des rêves.

Les anges ne sont pas toujours

faits pour cela

mais cet homme

pour la douleur

le roi vengeur de lui-même

dans le vent sec.

 

 

 

La presenza di ogni angelo

ritornato

per sventare la nebbia.

Verso il 1980

c’era un angelo

terribilmente doppio

agente triplice di sé

angelo quadruplo

sestuplicemente solo

in cammino a piedi nudi

sulla punta delle note soavi

che gli spezzava

il cuore e i talloni.

L’angelo aveva visioni

e sogni.

Gli angeli non sempre sono

fatti per questo

ma quest’uomo

per il dolore

il re vendicativo di se stesso

nel vento secco.

 

 

 

Dans le vent sec

dans l’effilement des jours

petit homme écoutait seulement

les mots doux

ou le jaune de la cymbale

vibrer vert sous l’éclairage.

On parle toujours trop ici

disait son père

il ne fallait jamais dire

il fallait être

sans dire

un poteau nu

dans le désert

de Sonora

dans le désert nu

de

Sonora

au-dessus de quoi planent

trois cents

espèces d’oiseaux

et sa mélancolie.

 

 

 

Nel vento secco

nel susseguirsi dei giorni

il piccolo uomo ascoltava solamente

le parole tenere

o il giallo del cembalo

vibrando verde nella folgorazione.

Parliamo sempre a dismisura qui

disse suo padre

non bisognava mai dire

bisognava essere

senza dire

un palo nudo

nel deserto

di Sonora

nel deserto nudo

di

Sonora

sopra il quale planano

trecento

specie di uccelli

e la sua malinconia.

 

 

 

Et sa mélancolie

lui comme emporté

enjambant à tue-tête

les sillons

zigzagant torse nu

entre les champs de pétrole

le sourire

jusqu’aux pommettes

tassées parfois contre les yeux

semblant

contenir

ce qui serait

des larmes

mais non

longeant à toutes jambes

des raffineries

fonçant à travers les maïs

avant de se répandre enfin

dans

muets

ces cauchemars.

 

 

 

E la sua malinconia

lui come portato via

sorpassando a suqarciagola

i solchi

zigzagando a torso nudo

fra i campi di petrolio

il sorriso

fino agli zigomi

stretti certe volte contro gli occhi

parevano

contenere

quelle che sarebbero

lacrime

ma no

superando a gambe levate

raffinerie

sfrecciando tra il granturco

prima di diffondersi in fine

nei

muti

questi incubi

 

 

 

Ces cauchemars

serpents avalant un deux

trois éléphants

baleines aux paupières fixes

aux cris rauques

aigles à cornes

couloirs empestés

sans issue

morceaux de viande lancés

de très haut

de très loin

assomant en tombant

les affamés

bande de singe

survolant les montagnes

dans ces fantaisies noires

où est

le monstre

qui est soi

le soi monstrueux

qui parle là?

 

 

 

Questi incubi

serpenti che inghiottono un due

tre elefanti

balene dalle palpebre fisse

dalle grida rauche

aquile con le corna

corridoi infestati

senza uscita

pezzi di carne lanciati

da molto in alto

da molto lontano

che nel cadere uccidono

gli affamati

banda di scimmie

che sorvola le montagne

in queste fantasie nere

dov’è

il mostro

chi è lui

il sé mostruoso

che parla là?

 

 

 

Qui parle là?

Qui écoute?

Il avait acheté un roadster vert foncé

une Jaguar décapotable

l’emmenait

croisant sèche

sur la vieille route

vers Albuquerque

il l’emmenait seule

prendre congé du monde

des lenteurs

des petites épouvantes

il lui parlait

je ne sens pas l’ennui

avec toi

il disait

avec toi

je

me

sens

monter

 

 

 

Chi parla là?

Chi ascolta?

Aveva comprato una spider verde scuro

una Jaguar decappottabile

lo portava

incrociando all’improvviso

sulla vecchia strada

verso Albuquerque

lo portava sola

per congedarsi dal mondo

delle lungaggini

dei piccoli spaventi

lui le parlava

non sento la noia

con te

diceva

con te

io

mi

sento

salire

 

 

 

monter

par les chemins dans le vent doux

rejoindre les framboises sauvages

les prendre une par une

lentement

puis traverser le champ de pastèques

se pencher vers la terre

soulever une pastèque

jusque

bien au-dessus de soi

et

la voir retomber

comme un astre

un astre

si commun

et familier

qu’on

puisse bientôt

en

manger

le coeur

 

 

 

 

Salire

per i sentieri nel vento dolce

raggiungere i lamponi selvatici

raccoglierli uno dopo l’altro

pian piano

poi attraversare il campo di cocomeri

piegarsi verso terra

sollevare un cocomero

fino

a bel al di sopra di sé

e

vederlo cadere

come un astro

un astro

così banale

e familiare

cui

possiamo presto

divorare

il cuore

 

 

 

le coeur

de mercure et d’étoffe

depuis toujours inondé de

qui saura dire?

Déchets très anciens

le sang les porte

dans l’oscurité intègre

du dedans

vois que

seule la mort

– Parfois le scalpel ou l’oeil magique –

au profond

du corps

de l’homme

seule cette lumière

dernière

ouvre

ce qui

jamais ne vient

devant aucun

regard

 

 

 

il cuore

di mercurio e di stoffa

da sempre inondato di

chi saprà dirlo?

Rifiuti troppo antichi

il sangue li porta

nell’oscurità intatta

da dentro

vedi che

solo la morte

– talvolta lo scalpello o l’occhio magico –

nel profondo

dei corpi

dell’uomo

unicamente questa luce

finale

apre

quello che

mai arriva

davanti a uno

sguardo

 

 

 

regard

sur sa peau cassée

sur son million de rides

sur les hésitations dans ses postumes

sur ses bras exténués

sur ses doigts

rajustant le dentier

sur ce qui devrait venir

mais tarde

ou ne sait advenir

sur sa fatigue

accumulée

sans nom

sur la distance

qui maintenant

paraît

se creuser

avec lui-même

il ferme les yeux

et souffle sur

tout cela.

 

 

 

Sguardo

sulla pelle rovinata

sul suo milione di rughe

sulle esitazioni nei suoi postumi

sulle braccia estenuate

sulle dita

che risistemano la dentiera

su quello che dovrebbe accadere

ma tarda

o non sa capitare

sulla fatica

accumulata

senza nome

sulla distanza

che adesso

sembra

infossarsi

con se stessa

lui chiude gli occhi

e soffia su

tutto questo.

 

 

 

Tout cela

n’en savait rien encore au milieu

des gras rires

de ceux

qui s’enivraient à

l’Aquavelva un après-rasage

– n’avaient rien d’autre les trouffions –

tout cela

il l’ignorait

dans les loques qu’était Berlin

les morsures de l’hiver 47

cette fois là

il marchait parmi

des baraquements militaires

épaules levées dans la neige

puis entendant

un orchestre puissant

56 musiciens ensemble

ouvre une porte et sans rien dire

sort

sa trompette.

 

 

 

Tutto questo

non ne sapeva ancora nulla in mezzo

alle grasse risate

di quelli

che s’inebriavano a

Aquavelva un dopo barba

– non avevano nient’altro i soldati –

tutto questo

lui l’ignorava

nei relitti che era Berlino

la morsa dell’inverno del 47

quella volta

lui camminava fra

le baracche militari

spalle alzate nella neve

poi sentendo

un’orchestra possente

56 musicisti assieme

apre una porta senza dire nulla

tira fuori

la sua tromba

 

 

 

 


sarner_BNÉric Sarner
, poeta e scrittore francese nato ad Algeri, svolge anche attività di giornalista e documentarista, ha una formazione filosofica e vive tra Parigi e Berlino. Ha pubblicato 15 volumi di poesia, 7 volumi di prosa e alcune traduzioni. Nel 2014 è stato insignito del Premio Max Jacob per il suo volume di poesia Cœur chronique.

Éric Sarner non era mai stato tradotto prima in italiano.

Le poesie sono tratte dal volume Éblouissements de Chet Baker, uscito per Éditions La passe du vent nel 2010. La raccolta “riunisce 40 pezzi che l’appassionato di jazz Éric Sarner offre al lettore (…), riscrivendo i suoni lacerati del famoso musicista americano, i cui numerosi viaggi sono tragicamente finiti con una misteriosa caduta dalla finestra di un albergo, ad Amsterdam, il 13 maggio del 1988.”

Più che un omaggio poetico, […] si tratta di una vera e propria discesa nelle profondità del jazz e di una ricerca ininterrotta del “silenzio” sui passi di Chet Baker. Le poesie […] sono delle istantanee tratte da un album di ricordi fotografici, che restituiscono spessore all’esistenza ferita e ci coinvolgono sui sentieri della creazione artistica. “Éric Sarner passeggia le sue parole, che sono armi e utensili”, scrive Thierry Renard nella prefazione alla raccolta.

 

 

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