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Fabio Strinati, inediti

da La bonaccia

 

 

SE FOSSI MORTO PRIMA

Se fossi morto prima, sarei venuto da voi a dirvi dei miei falli,
perchè la chiazza del mio essere uomo di miscugli e di fiori
appassiti, mi ha condotto a voi col capo chino e remissivo.
Ho molti rivali che mi amano, che mi lusingano, che mi ossequiano…
e leggo nei loro occhi di metallo, una ruggine
rendita delle acque piovane.
Ho il volto stanco e pieno di rughe e il mio cuore è in trappola
dei suoi stessi sentimenti di stampigliatura;
ora, cerco solo di accoppare il mio tempo già finito,
e di bermi un goccio forte, in un’osteria dell’angolo.

 

 

 

 

LUNGO ADDIO

Un lungo addio è come devozione e infanzia;
poi, esso scompare dietro blocchi bianchi di neve
oltre le montagne figlie della vecchiaia e del tempo,
consumato dal suo stesso addio,
come le rondini sui rami d’autunno,
come quando le pupille, lentamente si chiudono.

Morire giovani è come guardare con gli occhi dell’anima,
dentro il cerchio immobile di un lago colorato di grigio,
disegnato dentro luoghi socchiusi e freddi
più d’un preludio notturno che già si dona esanime
alle troppe sofferenze che soffiano nel vento
tra le anime tremolanti in un profondo
infinitamente finito!

 

 

 

 

 

INTERROGATIVO

Quando ho paura del domani, mi aggrappo
alle tante foto appese al muro nella mia stanza:
quando ho paura, tengo stretto il mio cuscino
che profuma ancora di me e della mia donna,
come l’amore è quell’equilibrio che tutto
scompone e ricompone,
come una foto di famiglia che raggruppa
l’unica foto di un istante, di un’eternità infinita.

 

 

 

 

 

IO

Il riflesso del mio io nascosto è celato, come sottovuoto
il mio io bambino dorme il suo sonno addormentato
e la mia voce di primavera che segna e risveglia
il mio luogo, molteplice tragitto in un destino rassegnato.

Il mio essere bambino dentro, mi riduce ad uno specchio
che brilla la sua matura ombra durante i giorni anneriti
da quella troppa innocenza che viene oppressa
per due soldi di letame,
la mia mano scrive sopra un foglio bianco
la sua firma di fanciullo la sua maturità d’inganno!

Il riflesso del mio io è come una favola sommersa,
come un orsacchiotto screpolato lasciato
ad ammezzire in tardo autunno,
lungo un tragitto liquoroso all’intercalare delle luci,
il buio nel mio cuore, e una caverna soltanto.

 

 

 

 

 

ANIMA

La morte ha un odore di selvatico e di un cuore affranto…
più delle lacrime cadute a terra prematuramente,
che di tanto in tanto, concimano gli orti
seminati di speranza e di sorgenti
con accanto le mostrine incanutite di poveri soldati
caduti in guerra e mai risorti,

come una barca che dondola in alto mare,
la morte, lei penetra per portar scompiglio
come un confidente figlio di un temporale
e di un nuvolone nero,
e in novembre, solo un vago ricordo di quell’anima
vagante che ha vagato stanca per i campi spenti.

 

 

 

 

 

DENTRO LA MIA ANIMA

Dentro il mio io interiore, a volte triste e in solitudine…

ho l’anima che cerca il romanzo della vita
per non morire giovane su questa terra affaticata.

Il romanzo che ho sempre desiderato scrivere,
è una musica a forma di vascello; solcare il mare
lasciandosi alle spalle un lacrimoso tramonto,
e spalancare gli occhi a un’alba di letteratura
che sappia rinverdire l’anima mia di gioia e di speranza!

I miei occhi osservano la primavera: stagione che penetra
con eleganza, con la sua cantilena delicata e protettiva;
scoprire la gioia al risveglio, come ogni mattina
quando penso alla preziosità della vita…

la pià bella scoperta,
l’avventura in un lungomare di conquista!

 

 

 

 

 

IO

Credo che la vita sia il mio principale aguzzino.
Le ferite ancora non si sono cicatrizzate,
e quando ci sono quelle giornate umide
e le mosche bidonate nella lordura del momento,
mi ritiro nel mio bureau di taccuini, e a tratti, ci rido sopra.
Certo, alcune volte, guardo il cielo e mi rivedo spiaccicato
su quelle lente nuvole stracolme d’acqua e di vizi screanzati.
Ma poi, ci sono anche quei giorni stringati di dicembre,
e i cortili imbiancati come lenzuoli d’avi e di morte!

 

 

 

 

 

ATTESE

Inseguire con gli occhi una linea esile e sottile,
che scivola nel suo epilogo infinito
come una traiettoria in metamorfosi,
che piano spira nel suo lasso di polvere e di sepolcri.
Gettare un’occhiatina oltre quel sipario rinserrato,
per poter vedere le brodose notti rifiorite
oltre un avvenire errante ma impantanato
nel suo dovere di burocrate; ma nel dubbio
che una lancetta d’orologio
sia bloccata nel suo dilemma muscoloso,
nel frattempo emergono speranze e gravose attese.

 

 

 

 

 

SCARABOCCHIO

Rinchiuso tra le pareti in una stanza chiusa e piena
di polvere di acari pusillanimi,

a sorbettare i versi e le rime…

scombussolato nella mia lingua romanza che si fracassa
di vocali urlanti e limacciose per un delirio di parti e controparti,

a cinguettare la seta delle tele negli angoli rimasti…

adirato da impulsi e nutrimenti che mi arrovellano la mente
più di un passo storpio di un foglio sulla rima.

 

 

 

 

 

DEPRESSIONE

La salute mia è un ramo d’albero appeso al vento di dicembre
che sospeso, tra rimpianti che la vita ormai andata
brulicano e mantengono, una carcassa vuota
e l’avvoltoio pronto per la cena!

La vita a volte è infida:

strane sensazioni a volte, piluccano il tuo essere vinto
e sconfitto, come un uomo poco attratto dalla libertà
che si accende e si spegne col passare del tempo…
oltre un confine immaginario animato
dai ricordi fievoli di un’infanzia in agrodolce,
come l’ultima parola che senza fiato
si scarica di rabbia per ferire la sua prematura morte.

 

 

 

 

 

LA MACCHIA

Come si dissolvono le nostre polveri nell’incertezza
della vita, o della morte che penetra che arriva
e alimenta altra morte, che impregna
la nostra vita che finalmente, al tocco della falce si svela.

Il tempo è in movimento e lontano;
e la solitudine serpeggia senza catene di ferro
durante i nostri momenti vuoti,
e quando un po’d’ombra arriva a noi come
una macchia di petrolio su questa lavagna di vita,
il nostro vivere diventa fievole,
la nostra anima sbiadita.

 

 

 

 

 

TESTIMONE

È nella fessura che porgo l’occhio mio,

del sole quel suo raggio, d’umore
la mia perla di lingua tutt’intorno affonda,

sibili e cicalini, le pezze di una porta
nel suo rattoppo d’origine,

d’occhiatine vispe nella vispezza
della giovinezza che tanto arretra

e d’avanti punta indietreggia
chi prima entra, zigzagando luce nell’aria d’oltre porta,
si stagna il gesto, come sangue rappreso
la sua macchiolina annichilita.

 

Fabio Strinati (poeta, pianista e compositore) nasce a San Severino Marche il 19/01/1983 e vive ad Esanatoglia, un paesino della provincia di Macerata nelle Marche. Fin da piccolo, dimostra una forte passione per la musica, grazie anche al padre che gli fa ascoltare ogni giorno dischi di musica rock ( Pink Floyd, Dire Straits, Led Zeppelin ) rimanendone folgorato. Con il tempo, la passione cresce sempre di più, tanto che un giorno gli viene regalata una tastiera della Roland, dove il giovane Fabio ci si dedica in maniera continuativa e da autodidatta. Molto importante per la sua formazione, l’incontro con Fabrizio Ottaviucci, grande pianista di livello nazionale ed internazionale. Ottaviucci è conosciuto soprattutto per la sua attività di interprete nella musica contemporanea, per le sue prestigiose e durature collaborazioni con maestri del calibro di Markus Stockhausen e Stefano Scodanibbio, per le sue interpretazioni di Scelsi, Stockhausen, Cage, Riley e molti altri ancora. Ottaviucci, gli insegna l’amore per lo strumento, per il pianoforte, ovvero le sue potenzialità espressive. Fabio Strinati ha sempre creduto nella capacità espressiva dello strumento. Inizia così una forte passione per la musica classica e lo studio di grandissimi autori come Chopin, Mozart, Schubert, quest’ultimo ritenuto da Strinati come tra i più grandi compositori della storia della musica. Partecipa a diverse edizioni di “Itinerari D’Ascolto”,   manifestazione di musica contemporanea organizzata da Fabrizio Ottaviucci, come interprete e compositore.
Negli ultimi anni, ha sviluppato una forte passione anche per la letteratura, soprattutto per la poesia, grazie anche alla sua insegnante conosciuta al corso serale di ragioneria. La ragioneria, per certi aspetti, sarà determinante per la costruzione di alcune poesie, soprattutto sotto l’aspetto tecnico. Mentre la musica sarà fondamentale sia sotto l’aspetto fonico, sia sotto l’aspetto della metrica. Fabio Strinati inizia nel 2014 a dedicarsi alla scrittura in maniera continuativa, cercando di essere attento anche alle sfumature più impercettibili che essa può sviluppare. Uno studio approfondito dei grandi della letteratura italiana, come Leopardi, Foscolo, Saba, Montale, Ungaretti, Cardarelli ed altri ancora, lo porteranno sempre più allo studio della poesia. Ed è nell’ottobre del 2014 che infatti pubblica il suo primo libro di poesie dal titolo Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo. Raccolta di poesie pubblicata con la Casa Editrice ed Associazione Culturale Il Foglio Letterario, che ha, come suo direttore, lo scrittore italiano Gordiano Lupi.
Ha partecipato a diversi concorsi di poesia riuscendo ad ottenere buonissimi risultati. Vanno ricordati:
1° classificato al 23° Concorso Internazionale Amico Rom
1° classificato al Concorso Nazionale Sorella Africa.
2° Classificato al Premio letterario Nazionale Scriviamo Insieme.
Premio speciale Borgo di Montiano
3° classificato al Premio Internazionale Mario Dell’Arco

Nella primavera del 2015, Fabio Strinati inizia una collaborazione artistica con il bassista elettrico, contrabbassista e didatta Valeriano Anastasi che vanta importanti collaborazioni (es. Massimo Moriconi ecc.).
A maggio partecipa all’ottava edizione di FlussiDiversi, Poesia e Poeti di Alpe Adria tenutasi a Caorle, ritenuta una delle maggiori manifestazioni di poesia a livello nazionale. In occasione riceve il Premio Gruppo Euromobil Under 30 per la poesia. In seguito, viene a contattato con grandi poeti italiani e stranieri come Fabio Franzin, Roberto Nassi, Rosana Crispim Da Costa, Paul Polansky e soprattutto Ljerka Car Matutinovic, famosa poetessa/scrittrice/saggista Croata che tradurrà alcune poesie tratte da Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo, libro d’esordio di Fabio Strinati.
Il 7 giugno presenta il suo libro con uno spettacolo di musica contemporanea e poesia al Salotto Culturale Aggazzotti di Modena, con Valeriano Anastasi e Manuela Ognibene.
Il 6 agosto, in programma uno spettacolo al Teatro Lo Spazio di Roma insieme alla scrittrice, attrice di cinema e teatro Maria Rosaria Omaggio. In questa occasione consolidifica conoscenza e amicizia con il compositore, musicista, regista, produttore e manager della cultura italiana, Francesco Verdinelli.
Il 10 ottobre, parteciperà al prestigioso evento “Movimento Suoni Idee” nel contesto della Giornata Del Contemporaneo, organizzata da AMACI, manifestazione di interesse nazionale ed internazionale che ogni anno richiama sul territorio migliaia di amanti della cultura e dell’arte. Fabio Strinati partecipa nella veste di poeta e compositore.
Nel mese di novembre del 2015, esce il suo secdo libro di poesia, Un’allodola ai bordi del pozzo.
Nell’aprile nel 2016 riceve l’attestato di Benemerito della cultura come Autore Illuminato dall’Associazione Culturale Versilia Club.
Nel novembre del 2016 esce il suo terzo libro, Dal proprio nido alla vita. Un poemetto (prosa poetica ) ispirato a Miracolo a Piombino, libro di Gordiano Lupi presentato anche al Premio Strega
Hanno detto di lui: Enzo Gravante: “Fabio Strinati ha un tocco morbido e vellutato al pianoforte. Nella sua musica la poesia è una componente determinante che pesca a piene mani negli svariati repertori classici di cui Strinati dimostra di avere padronanza. Note suadenti, sospiri di spartito, emozioni. Si ascolta sempre con piacere”.

 

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