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Fabrizio Sani, Si innamoravano tutti di me e io del loro amore

SuiGeneris 2018, copertina di Vincenzo Del Vecchio

 

 

Serena

Tentare per anni di arrampicarsi sul mondo:
una lastra di basalto.
Sedimentata in ogni intenzione, 
per otto anni. 
Guardarsi di profilo allo specchio, 
soltanto per te. 
Quella parola, tra le tante, che non ti ho detto, 
avrebbe cambiato le cose:
volevo solo toccarti, in fondo.

 

 

 

 

 

 

Tempo e mondo

Dimesso l’orgoglio
mi ritrovai a stampare
francobolli di vergogna
per lettere di addio. 
Abbandonati gli occhiali, 
nei quali sono diventato adulto, 
ho smesso di vedere la realtà:
troppo crudele lei, 
poco robusto io. 
Iniziai ad aspirare le voci
come insuline di approvazione, 
a ripetere “tutto apposto, 
è solo colpa del governo”. 
Leccavo le suole di chi
aveva calpestato un po’ di amore, 
inseguivo gli altri,

i loro sogni;
e mi hanno sfigurato 
per una briciola in più 
di potere sommesso e timoroso. 
Sono gli stessi che vanno dicendo 
che io non mi fido del tempo e del mondo, 
e poi si guardano come d’inverno, 
come atterriti dal tempo 
e dal mondo odiati.

 

 

 

 

 

 

Disgraziati

Tenevamo il passo di uomini più colti di noi
perché c’era un premio, dicevano, anche per i disgraziati.
Quando sei disgraziato non ti offendi se ti chiamano così,
sai che le tue farfalle sono la cenere delle loro.
Loro sbuffano quando dici privilegiato. 
Destreggiarsi con la bilancia è affare da ortolani, 
gli altri non sono così sapienti da pesare frutta e parole.

 

 

 

 

 

 

In Danimarca non si innamorano

 

 «I danesi non si innamorano,
perché non si arrabbiano,
per loro l’amore è solo un cliché.»

 

*

 

Cosa hai provato a soffocare i tuoi orgasmi
in un groviglio di appartamenti,
per dirmi poi: chiudi la porta dietro te?

 

*

 

Io che sono distratto non ascoltavo
i consigli, piegavo l’animo dei profeti
dicendo: il chiodo che cede, il quadro che cade,
poi tutto ritorna com’è stato e com’è.

 

*

 

Muore ancora un amico secondario
di mio padre, e continua i calcoli
per quando toccherà a lui.

 

*

In autobus una signora vede un bimbo
e piange, forse per una giovane lontananza
o forse perché sta diventando sconfinata.

 

*

 

Pensavo di possedere la maestosità
degli organi da chiesa
delle cattedrali del Nord Europa.

 

*

 

«Si innamoravano tutti di me
e io del loro amore.»

 

*

 

Però tu non pensi a me, 
nemmeno quando doni la bocca alla luna, 
compatisci la mia estasi 
e arrossisci quando mi vedi in bianco e nero. 

 

*

 

Nelle tue mani giace il soldato
e nella tua indole tutto ciò che si perde.

 

 

 

 

 

 

La mia prima sigaretta

Una narcotica divinità,
la smorfia del Re,
le lacrime di un sacerdote,
le mie.
L’ambulanza che corre
nel sudore della notte.
Orfana sul posacenere
l’ultima Marlboro di mia madre;
la prima per me.

 

 

 

 

 

 

Ho nascosto Settembre tra i tuoi capelli

Ho nascosto Settembre tra i tuoi capelli. 
Mi ha cercato:
era nei suoni del vino 
quando cade nel bicchiere, 
nei sorrisi di circostanza 
dei cartelloni pubblicitari,
nell’arido calore 
di una stretta di mano,
nella legna incenerita 
dagli scoppi del camino. 

Ho nascosto la solitudine tra i tuoi capelli, 
l’ho trovata ancora 
tra le mie mani che stringono 
il maglione di lana, 
nella mia sigaretta posata 
ed esaurita su un posacenere, 
nei fiori che mia madre
un giorno voleva regalarmi, 
tra la polvere sui mobili
che non sono miei.

 

 

 

 

 

 

Necessità

Dall’altro lato di questo sentimento
dietro al vento di voci e droghe
legali: le parole patetiche,
rimani a incrostare gli stessi ego,
ad accennare gesti già definitivi,
a intossicare il tuo bambino gracile,
le tue emozioni finte, o magari vere
ma necessarie, a prezzo di favore.
Desideravo la tua carnagione chiara
e la tua schiena liscia, le tue
magnifiche libellule guardiane.
Desideravo un rifugio di vita,
e niente affatto di poesia.

 

 

 

 

 

 

La pietà sui volti la sera

Smetterai di far gocciolare
quel poco d’acqua che mi tiene in vita.
Troverai il coraggio, e la passione
per lasciarmi appassire,
incenerire. 
Non sono amore, non sono svago;
solamente un arto
con cui ti appoggi sul mondo.
Tratterrò un attimo
per far finta di capire, 
e poi non comprenderò;
saprò che il legno brucerà
quando è il momento di intristire.
Vorrei posare su di te 
la dignità della ragione, 
e soffiare via, dai tuoi occhi
l’imbarazzo della ragione,
ma col tuo cuore
ho perso dimestichezza.

 

 

 

 

 

 

Naupatia

Mio padre aveva scarpe spesse,
diceva buone per passeggiare.
In tasca una castagna e un coltello che funziona,
perfetto;
servivano entrambi per non ammalarsi.
Lui si fingeva adulto
e io fingevo di crederci:
solo nella finzione
è potuto sopravvivere un dialogo di affetto.
Mi ha sempre guardato come un battello
attraverso il quale esplorare il mare,
sudava freddo ai miei spostamenti attorno
alla staticità dei suoi occhi,
perdeva l’equilibrio al mio oscillare,
e tutta quella ricerca di una trasandata libertà
si è consumata sui miei argini
in un indefinito malessere
negoziato con le sue fragilità,
le sue bugie che sono le mie.

 

 

 

 

 

 

Scuse

Si irrigidisce la temperatura.
Io non provo abbastanza rimorso
per pentirmi come vorrei.
Una leggera carica elettrica
sul maglione nuovo
provoca in me un pianto stonato,
d’amore o di noia.
Nel grembo della violenza
non ho avuto il tempo
di istruirmi sulle istanze sociali,
sul tiepido godimento
dell’assoluzione.
Saper chiedere scusa a chi mi ha amato,
tanto da soffocare il suo dolore
per curare il mio,
pagando ogni giorno
il mio conto con la maturità
– nelle sue mani ha raccolto le mie lacrime,
quelle mani ancora umide;
non ancora libera di pensare alle sue,
versate l’ultimo giorno d’autunno:
con tutte le foglie me ne sono andato.

Fabrizio Sani è nato in provincia di Arezzo e vive a Roma da cinque anni. Si è laureato in Arti e scienze dello spettacolo alla Sapienza e sta conseguendo la magistrale in Editoria e scrittura nello stesso ateneo. Per le edizioni SuiGeneris ho pubblicato il suo primo libro dal titolo Si innamoravano tutti di me e io del loro amore. Ha collaborato come editor per la casa editrice Empiria ed è redattore per Jobok magazine e Gradozero.

 

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