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Félix Luis Viera

 

a cura di Gordiano Lupi

 

Félix Luis Viera e la nostalgia di un esiliato

 

La patria è un'arancia

Edizioni Il Foglio Letterario 2011

Félix Luis Viera è noto in Italia per aver pubblicato Il lavoro vi farà uomini(L’ancora del mediterraneo, Napoli – titolo originale Un ciervo herido), un romanzo verità che racconta la terribile esperienza delle UMAP, centri di rieducazione e lavoro per antisociali (dissidenti, omosessuali, religiosi, rockettari…) creati dalla fantasia malata del comunismo cubano nei primi anni Sessanta. Molte opere di Viera sono inedite nel nostro paese, ma meriterebbero di essere tradotte, perché è uno scrittore dallo stile colto e raffinato che ha il coraggio di raccontare il vero volto dell’isola caraibica. La patria è un’arancia è una raccolta basata sulla nostalgia per una terra lontana, la stessa nostalgia che provava Cabrera Infante da Londra immaginando L’Avana senza poter sentire il profumo del suo mare. Félix Luis Viera costruisce poesia d’amore e nostalgia, paragona la patria al corpo di una donna che gli ha permesso di avere meno nostalgia, tra freddo e solitudine. Descrive un rapporto d’amore intenso alternando similitudini delicate e immagini lascive, fino a immaginare che un giorno la patria comincerà in un prato e terminerà tra le gambe di una donna. L’amore è l’unica salvezza, secondo il poeta in esilio, la sola cosa che toglie dalla disperazione, dal rimpianto e che fa nutrire la speranza che un domani qualcosa possa cambiare. Félix Luis Viera ci regala una stupenda poesia d’amore che si trasforma in accorato canto politico per il futuro della sua terra.

Gordiano Lupi

 

 

Félix Luis VieraFélix Luis Viera nasce a Santa Clara, Cuba (18 agosto 1945). Pubblica le raccolte poetiche: Una melodía sin ton ni son bajo la lluvia (Premio David di Poesia della UNEAC, 1976 – Ediciones Unión, Cuba), Prefiero los que cantan (1988, Ediciones Unión, Cuba), Cada día muero 24 horas (Editorial Letras Cubanas, 1990), Y me han dolido los cuchillos (Editorial Capiro, Cuba, 1991) e Poemas de amor y de olvido (Editorial Capiro, Cuba, 1994). Pubblica le raccolte di racconti: Las llamas en el cielo (Ediciones Unión, Cuba, 1983), En el nombre del hijo (Premio della Crítica 1983 – Editorial Letras Cubanas – Nuova Edizione nel 1986) e Precio del amor (Editorial Letras Cubanas, 1990). Pubblica i romanzi: Con tu vestido blanco (Premio Nacional per il Romanzo della UNEAC 1987 e Premio della Critica 1988. Ediciones Unión, Cuba), Serás comunista, pero te quiero (Ediciones Unión, Cuba, 1995), Un ciervo herido (Editorial Plaza Mayor, Puerto Rico, 2003) e il romanzo breve Inglaterra Hernández (Ediciones Universidad Veracruzana, 1997. Editorial Capiro, Cuba, 2002). Il suo libro di racconti Las llamas en el cielo è considerato un classico del genere nel suo paese. Molte sue creazioni sono state tradotte in diverse lingue e sono uscite in alcune antologie pubblicate a Cuba e all’estero. Nel suo paese natale ha ricevuto diversi premi per il suo lavoro in favore della cultura. Ha diretto la rivista “Signos”, di proiezione internazionale e dedicata alle tradizioni della cultura. In Italia lo conosciamo per il romanzo più recente, Un ciervo herido, uscito con il titolo Il lavoro vi farà uomini (L’Ancora del Mediterraneo), un lavoro interessante che affronta il tema delle UMAP (Unidades Militares de Ayuda a la Producción). Felix Luis Viera denuncia con lo strumento del romanzo la piaga dei campi di lavoro rieducativo, veri e propri campi di concentramento realizzati a Cuba nei primi anni Sessanta, dove venivano confinati omosessuali, sacerdoti, santeros, rockettari e antisociali di ogni tipo. Il romanzo è stato ben accolto da critica e pubblico, è stato per cinque mesi tra i libri più venduti di Miami, ha circolato in Spagna, Porto Rico, Messico, Italia e altri paesi. Nel 2011, Felix Luis Viera ha pubblicato in Messico El corazón del rey, che racconta i primi passi della instaurazione del socialismo a Cuba e la raccolta poetica La patria es una naranja, ispirata alla nostalgia per la terra natale e alla vita in Messico dal 1995.

da La patria è un’arancia, Edizioni Il Foglio Letterario 2011. Traduzione di Gordiano Lupi

Tutte le nostre ragioni si trasformarono in errori, forse non erano altro che stupidaggini. Ci ingannarono. O peggio: ci siamo lasciati ingannare da un folle e non abbiamo saputo intuire sin dal principio,che in lui si nascondeva un tiranno. La cosa più evidente che abbiamo ottenuto è stata una scia di morti lungo questo cammino. Morti veri e propri, ma anche morti in vita e, a volte sono proprio questi ultimi, i morti più morti che esistono. Abbiamo affrontato tanti sacrifici inutili per realizzare un sogno che non sarebbe stato mai niente altro che un sogno. Dal 1959 a oggi, tra gli altri sacrilègi, abbiamo fomentato l’odio tra fratelli, del padre nei confronti del figlio, del figlio nei confronti del padre, della madre verso il figlio, del figlio verso la madre e tra amici. E almeno io, Felix, soffro giorno dopo giorno, come non puoi immaginare, quando penso ai tanti cubani dispersi per il mondo, allontanati forse per sempre dalla terra che li ha visti nascere. Condanno me stesso come fossi colpevole di aver iniettato il virus di questo disastro ai miei figli e ai tanti giovani che oggi possono contare solo sulla miseria e sulla paura. Uno non merita di restare vivo, Felix, dopo aver sbagliato in questo modo, sono in debito con la generazione che oggi soffre così tanto e porto sulle spalle questo orribile peso. Povera Cuba, Felix, da un tiranno all’altro, da un abisso all’altro.

Frammento di una nota, del 1992, di Manuel Parrado, Manolito, ricevuta una settimana prima che si suicidasse.

 

49

 

 

Lejos de la patria has conocido a una mujer

que tiene una pecera

y que en las noches se arrulla con el viento lunar.

Ella te salvó del frío y de la constante, inmensurable soledad

en la enorme Ciudad donde nadie te amaba.

Tú estabas lejos de la patria

o mejor dicho tú en ti habías extraviado la patria

y los senos de esta mujer te hicieron encontrarla,

los jugos de su interior te dieron las franjas

de la bandera de tu patria que habías extraviado.

 

Ella bajaba cuatro pisos para verte

en los amaneceres donde tú no te hallabas el lugar de la boca

y te amaba creo que como se ama

un espectáculo largo tiempo admirado y pretendido,

su sexo se asemejaba al pastel que quisiste

cuando niño:

era tierno y crujiente y parecía recién sacado

de un horno tibio,

su vientre se parecía a la patria

porque uno no quisiera abandonar su calidez,

una mujer morena cuyos ojos eran los más temibles retadores de la noche.

Sus senos debieron ser esculpidos por aquel que supo

sembrar el néctar en la piedra.

Tú chupabas sus senos como si fueran

la última baraja marcada.

Ella te sacaba todos tus jugos

y el tintineo de su voz

te hizo asegurar

que algún día los hombres se amarían

de modo que la patria comenzara en un prado

y terminase en las piernas de una mujer

y en las manos de un hombre sobre esas piernas.

Era morena y furtiva en las mañanas y antes de llegar a ti

ya su sexo había probado el rocío.

Tu supiste que sus nalgas habían sido tocadas por Cristo

y por eso jamás morirían.

Era morena como el sol que cae tras las montañas

en la inmensa Ciudad.

 

 

49

 

Lontano dalla patria hai conosciuto una donna

che possiede un acquario

e che di notte si culla con il vento lunare.

Lei ti salvò dal freddo e dalla costante, incommensurabile solitudine

nella immensa città dove nessuno ti amava.

Tu eri lontano dalla patria,

o per meglio dire avevi smarrito la patria

e i seni di questa donna te la fecero ritrovare,

i suoi intimi umori ti dettero gli ornamenti

delle bandiere della tua patria che avevi smarrito.

Lei scendeva quattro piani per vederti

nelle albe dove tu non trovavi il luogo della bocca

e credo che ti amasse come si ama

uno spettacolo per lungo tempo ammirato e preteso,

il suo sesso somigliava alla torta che desideravi

quando eri bambino:

era tenero e croccante e sembrava appena tolto

da un forno tiepido,

il suo ventre somigliava alla patria

perché non avresti mai voluto abbandonare il suo calore,

una donna bruna con gli occhi che erano i più temibili sfidanti della notte.

I suoi seni dovettero essere scolpiti da colui che seppe

seminare il nettare nella pietra.

Tu succhiavi i suoi seni come se fossero

l’ultimo mazzo di carte segnato.

Lei ti toglieva tutti i tuoi umori

e il tintinnio della sua voce

ti ha fatto capire

che un giorno gli uomini si ameranno

in modo tale che la patria comincerà in un prato

e terminerà tra le gambe di una donna

e nelle mani di un uomo sopra queste gambe.

Era bruna e furtiva nelle mattine e prima di arrivare da te

già il suo sesso aveva assaggiato la rugiada.

Tu comprendesti che le sue natiche erano state toccate da Cristo

e per questo non sarebbero mai morte.

Era bruna come il sole che cade tra le montagne

nell’immensa città.

 

 

 

73

 

lsla de Cuba,

cuántas guitarras han sido rotas en tu nombre,

cuántos tiranos te han violado luego de haberte proclamado doncella nuevamente,

cuántas muchachas han mordido el polvo de

su Sueño

luego de que el azulísimo mar se ha hecho rojo

con la sangre de sus amores,

cuántos niños han perdido sus globos bajo el

trueno prometedor de la Justicia.

Cuántas gonorreas, cuántos chancros

han depositado en ti tus salvadores,

cuántos, blandiendo el rojo matiz de la poesía,

han encadenado tus ojos, han lanzado

en aviones de papel la mentira de ti

como una fruta plástica.

 

lsla de Cuba, sangre que no termina,

¿dónde te hallas en esta noche, dónde

que tus boleros no me alcanzan, dónde

que aquellas mujeres no me afierran los timpanos con sus risas como

pífanos que estallan, dónde los negros que no llegan acezantes, tautológicos,

serenos como sierpes en fuga, donde

las negras que no me asaltan con sus culos como bastiones bíblicos?

Y ¿dónde, donde aquellas mulatas

que bajo las nieves de los relámpagos consagran la hostia?

 

Dónde,

amor mío,

en esta noche cuando

me dueles en toda la boca,

cuando

inútilmente

te busco en el lejano frío.

 

 

73

 

 

Isola di Cuba,

quante chitarre sono state rotte in tuo nome

quanti tiranni ti hanno violata dopo averti proclamato nuovamente donzella,

quante ragazze hanno morso la polvere del loro Sogno

dopo che l’azzurrissimo mare si è fatto rosso con il sangue dei loro amori

quanti bambini hanno perso i loro palloncini sotto il tuono garante di Giustizia.

 

Quante gonorree, quanti cancri

hanno depositato in te i tuoi salvatori

quanti blandendo la rossa sfumatura della poesia

hanno incatenato i tuo occhi, hanno lanciato

in aerei di carta la menzogna di te come una frutta plastica.

 

Isola di Cuba, sangue che non finisce,

dove ti trovi in questa notte, dove

che i tuoi boleri non mi raggiungono,

dove che quelle donne non mi afferrano i timpani con le loro risa come

flauti che scoppiano, dove i negri che non giungono ansimanti,

noiosi,

sereni come serpi in fuga, dove

che le nere non mi assaltano con i loro culi come bastioni biblici?

E dove, dove quelle mulatte

che sotto le nevi dei lampi consacrano l’ostia

 

Dove,

amore mio,

in questa notte quando

mi fai male in tutta la bocca

quando

inutilmente

ti cerco nel lontano freddo.

 

 

 

74

 

Alguien desde la patria me envía una postal y me dice que la patria

sigue siendo esa postal:

 

El póster de una hermosa mujer que, en biquini,

va caminando por una playa interminable.

Una mujer real que por tres dólares alquila las entrañas.

Un trovador que no deja de cantar.

Y el Tirano, que en la alta tribuna

grazna, grazna, grazna.

 

 

74

 

Qualcuno dalla patria mi invia una cartolina

e mi dice che la patria è ancora come in quella cartolina:

 

Il poster di una bella donna che, in bikini,

cammina lungo una spiaggia interminabile.

Una donna reale che per tre dollari affitta le sue viscere.

Un trovatore che non cessa di cantare.

E il Tiranno, che da un’alta tribuna

gracchia, gracchia, gracchia.

 

 

 

75

 

Candorosas putas de mi patria

lejos, desde esta gigantesca Ciudad yo las saludo

yo las amo en la distancia

muchachas que soñaron como yo una vez con el porvenir del oro

equitativamente repartido

Putas mías

putas filólogas ingenieras médicas economistas lánguidas licenciadas

que se han vendido a un italiano gordo dueño de un taller de mecánica

a un gastronómico sueco

a un trailero mexicano

a un canadiense que corta el césped en los jardines ajenos

a un español especialista en longanizas

a un portugués ratero

yo las quiero putas mías

yo las quiero y les canto y soy vuestro defensor

muchachas

adolescentes

cuyos padres les dijimos que el hambre jamás entraría en vuestro reino

puesto que era

asunto de otras latitudes

cuyos padres les aseguramos

que aquellos que hoy las poseen por cuatro dólares

eran miserables sin valor para construir un porvenir ausente del oprobio

cuyos padres les aseguramos

que cantaríamos a las cinco de la tarde

cada dia

en las colinas que levantábamos donde habríamos de cultivar flautas

y guitarras

Putas de la patria mía

muchachas adolescentes licenciadas en proyectos perdidos

yo las quiero

y las convoco a seguir amando cuando llegue el momento.

 

 

75

 

Candide puttane della mia patria

lontano, da questa gigantesca Città vi saluto

vi amo da lontano

ragazze che sognaste come me un futuro d’oro

equamente ripartito.

Puttane mie

puttane filologhe ingegnere medico economiste languide

laureate

che si sono vendute a un italiano grasso padrone di un’officina meccanica

a un cuoco svedese

a un camionista messicano

a un canadese che taglia il prato nei giardini altrui

a uno spagnolo specialista in salsicce

a un portoghese spregevole

vi voglio bene puttane mie

vi voglio bene, canto per voi e sono il vostro difensore

ragazze

adolescenti

a cui noi genitori dicemmo che la fame mai sarebbe entrata nel

vostro regno

e che era

problema di altre latitudini

a cui, noi genitori assicurammo

che quelli che oggi vi possiedono per quattro dollari

erano miserabili senza valore per costruire un futuro senza il disonore

a cui, noi genitori assicurammo

che avremmo cantato alle cinque della sera

ogni giorno

nelle colline che innalzavamo dove avremmo coltivato flauti e chitarre.

Puttane della patria mia

ragazze adolescenti laureate in progetti perduti

vi voglio bene

e vi invito a continuare ad amare

quando arriverà il momento.

 

 

 

76

 

Si unos bárbaros quieren quitarnos la naranja

entonces la patria deja de ser una naranja y una calle y un charco

y una cañada

y van los hombres a morir por ella,

pero en realidad van a morir por la naranja.

 

 

76

 

Se alcuni barbari vogliono toglierci l’arancia

allora la patria cessa d’essere un’arancia, una strada, uno stagno, una gola

e vanno gli uomini a morire per lei,

ma in realtà vanno a morire per l’arancia.

 

 

 

77

 

De la otra patria se adueñó el Tirano,

de la patria que dicen los tiranos que es la patria

se adueñó,

la tomó para sí completamente

y la guardó en su banco,

justamente en su banco particular:

los tiranos guardan todo en su banco particular.

 

 

77

 

Dell’altra patria s’impadronì il Tiranno,

della patria che dicono i tiranni che è la patria

s’impadronì,

la prese per sé completamente

e la conservò nella sua banca,

proprio nella sua banca privata:

i tiranni conservano tutto nella loro banca privata.

 

 

 

78

 

El hombre, en verdad, se queda completamente solo, cuando

la poesía lo abandona:

la patria nunca habrá de abandonarlo.

 

L’uomo, in verità, resta completamente solo, quando la poesia lo abbandona:

la patria mai dovrà abbandonarlo.

 

 

79

 

Tirano de la patria,

no es el poeta quien te odia,

quien te aborrece es la poesia.

 

 

79

 

Tiranno della patria,

non è il poeta che ti odia,

chi ti detesta è la poesia.

 

 

 

80

 

Hija mía, un día cantaremos, no importa

que yo no esté contigo; cantaremos tú y yo.

No importa

que yo ya no esté:

cantaremos los dos.

 

Debes creer en la canción

que han creado las flores, los árboles, el viento

y sobre todo en la que han escrito los caminos áridos

y en aquella que tantos hombres han compuesto

a tragos de hiel en las noches perdidas.

 

Un día cantaremos

a coro con los ángeles

(los ángeles son esos hombres

que han sorbido fuegos y metales

para que algún día las hijas puedan cantar con sus padres la canción de los ángeles;

los ángeles que han muerto habrán de resurgir,

los que todavía vivan habrán de darles sus manos calientes

a las manos aún frías de los ángeles redivivos):

cantaremos tú y yo y los otros

mientras vamos haciendo una avenida por donde irán los niños

a buscar otra vez el arco iris.

 

Luego

yo seré tu niño

y tú me arrullarás.

 

 

80

 

Figlia mia, un giorno canteremo, non importa

che io non sia con te; canteremo tu e io.

Non importa

che io ancora non ci sia:

canteremo entrambi.

 

Devi credere nella canzone

che hanno creato i fiori, gli alberi, il vento

e soprattutto in quella che hanno scritto i percorsi aridi

e in quella che tanti uomini hanno composto

a sorsi di bile nelle notti perdute.

 

Un giorno canteremo

in coro con gli angeli

(gli angeli sono gli uomini

che hanno sorbito fuochi e metalli

perché un giorno le figlie potessero cantare con i loro padri

la canzone degli angeli;

gli angeli che sono morti dovranno risorgere,

quelli che ancora vivono dovranno dare le loro mani calde

alle mani ancora fredde degli angeli redivivi):

canteremo tu, io e gli altri

mentre stiamo costruendo un viale dove andranno i bambini

a cercare ancora una volta l’arcobaleno.

 

Dopo

io sarò il tuo bambino

e tu mi cullerai.

 

 

Città del Messico, settembre 1995 – gennaio 2009

 

 

 

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