Facebook

Félix Luis Viera, Historia / Storia

Historia

 

Estuvieron un hombre y una mujer que apenas

pudieron estar.

Si acaso alguna vez –lo que se dice a plenitud-

lograron acoplar en ese nido

que a media noche fabricaban casi

desesperadamente.

 

Ni siquiera las Paradas ni el horario de sus

problemas

convergían.

 

Qué tiempo les faltó para decir que sí, que estaba

bien, dentro de media hora.

 

La mujer rugía entre pinceles

escarbando la magia que habita en el lado

más oculto, más sencillo de las cosas.

 

El hombre sangrando a gota lenta

huyendo tras las palabras que se abonan

donde no hay ojos ni tacto que puedan agarrarlas

si no es después de haberles minado todos los

caminos.

 

El tiempo continuó abriéndose entre ellos como

una herida

que trataban en vano de cerrar, al menos detener.

Una de esas veces –la última- que lograron

unirse

hallaron un rosal.

El rosal vivía entre las piedras.

Entre las piedras el tallo se clavaba, se perdía

buscando su sangre nadie calcula en qué tierra,

a qué distancia.

Y tenía rosas que parecían disparos a punto de

salir.

 

La mujer de los problemas y el hombre de los

problemas entonces se miraron

y cada cual tomó su rumbo, convencidos

de que el amor no se detiene en pequeñeces.

 

Junio 1979

(da Prefiero lo que cantan)

 

da El Lugareno

 

 

 

 

Storia
Traduzione di Gordiano Lupi

 

Furono un uomo e una donna come appena

riuscirono a essere.

Per caso qualche volta – come si dice al culmine –

riuscirono ad accoppiarsi in quel nido

che a mezzanotte fabbricavano quasi

disperatamente.

 

Neppure le fermate degli autobus né l’orario dei loro

problemi

convergevano.

 

Quanto tempo mancò per dire sì, che andava

bene, entro mezz’ora.

 

La donna ruggiva tra i pennelli

indagando la magia che risiede nel lato

più occulto, più semplice delle cose.

 

L’uomo sanguinava a gocce lente

fuggendo tra le parole che si accreditano

dove non ci sono occhi né tatto che possano afferrarle

se non dopo aver minato tutti i

percorsi.

 

 

Il tempo continuò ad aprirsi tra loro come

una ferita

che cercavano invano di chiudere, almeno di fermare.

Una di quelle volte – l’ultima – che riuscirono

a unirsi

scoprirono un roseto.

Il roseto viveva tra le pietre.

Tra le pietre il fusto si ergeva, si perdeva

cercando il suo sangue nessuno calcola in quale terra,

a quale distanza.

E aveva rose che sembravano spari sul punto di

uscire.

 

La donna dei problemi e l’uomo dei

problemi allora si guardarono

e ognuno prese la sua rotta, convinti

che l’amore non indugia sulle piccolezze.

 

Giugno 1979

(da: Preferisco quelli che cantano)

 

La raccolta Preferisco quelli che cantano – da me tradotta – è reperibile GRATIS su AMAZON insieme a Ogni giorno muoio 24 ore e La patria è un’arancia http://www.amazon.it/Preferisco-quelli-cantano-giorno-muoio-ebook/dp/B00GLD2Z1M

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: