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Félix Luis Viera, Son 3 millones de perros callejeros / Sono 3 milioni di cani di strada

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Son 3 millones de perros callejeros.

Según dicen las crónicas

muchos de ellos se perdieron

o fueron abandonados por sus dueños

varias revoluciones atrás.

En las noches ladran como llamando a los fantasmas de otros perros,

son incansables ladrando por las noches.

En ciertos momentos yo he sentido que son “mis perros”,

tal vez porque como a ellos me ha penetrado el abandono,

me he visto perdido entre las arboladuras de la interminable Ciudad

o he sentido que debo conseguir fantasmas para paliar las trece soledades.

Son mansos

(parecen perros que no tienen dientes)

y a veces los he sorprendido acariciando una pared, el tronco de un árbol,

las puertas de un garaje: debe ser

porque nadie los acaricia

(son perros sucios y malditos, comilones y vagos

que ni siquiera sospechan

lo que significa ser una mascota).

Ellos cagan el aire del Gran Valle,

ellos ejecutan cuatro deposiciones diarias dentro del Gran Valle

y han enfermado los ojos de mujeres y niños.

Nadie los quiere,

son perros callejeros perdidos en la Historia,

ni siquiera un político de Harvad

podría calcular cuánta cantidad de excrementos de perro

ofrendan diariamente a la Ciudad los 3 millones de perros callejeros.

Porque ellos infectan diariamente el aire de la gran Ciudad

y ya han sido acusados de enmustiar los tulipanes y las rosas

los colibríes y las tórtolas

los helechos, las gladiolas

el carmín, el rímel

de ciertas damas,

las corbatas de algún empresario.

 

Son sucios y malignos,

callejeros y parias,

ladradores y vagos.

 

Nadie los ama.

Nadie los ama.

Vámonos, perros.

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Sono 3 milioni di cani di strada.

Secondo quanto dicono le cronache

molti di loro si persero

o furono abbandonati dai loro padroni

diverse rivoluzioni prima.

Nelle notti abbaiano come se chiamassero i fantasmi di altri cani,

sono instancabili quando abbaiano di notte.

In certi momenti ho sentito che sono “i miei cani”,

forse perché come loro ho provato l’abbandono,

mi sono visto perso tra gli alberi dell’interminabile Città

e ho sentito di dover raggiungere fantasmi per alleviare le tredici solitudini.

Sono mansueti

(sembrano cani senza denti)

e a volte li ho sorpresi mentre accarezzavano una parete, il tronco di un albero, le porte di un garage: deve essere

perché nessuno li accarezza

(sono cani sudici e maledetti, mangioni e vagabondi

che neppure sospettano

cosa significa essere una mascotte).

Essi appestano l’aria della Gran Valle,

eseguono quattro deposizioni quotidiane nella Gran Valle

e hanno reso malinconici gli occhi di donne e bambini.

Nessuno li ama,

sono cani di strada perduti nella Storia,

neppure un politico di Harvad

potrebbe calcolare la quantità di escrementi di cane

che offrono quotidianamente alla Città i 3 milioni di cani di strada.

Perché loro infettano quotidianamente l’aria della grande Città

e già sono stati accusati di far appassire i tulipani e le rose

i colibrì e le tortore,

le felci, i gladioli,

il rossetto, il rimmel

di certe dame,

le cravatte di qualche impresario.

 

Sono sudici, perversi,

di strada, reietti,

e abbaiano vagabondi.

 

Nessuno li ama.

Nessuno li ama.

Venite con me, cani.

 

 

da La patria è un’arancia, Edizioni Il Foglio, 2011. Traduzione di Gordiano Lupi. Commento critico di Patrizia Garofalo

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