Facebook

FORNASIER, Norina

fornasierNorina Fornasier, Infanzie

 Questo libro di Norina Fornasier è un ponte gettato tra le generazioni a creare una continuità di destini. L’autrice lo percorre assieme a noi, ponendo un piede esitante dietro l’altro, con passo talvolta incerto, nella piena consapevolezza dell’abisso sottostante, aperto a fagocitarla al primo cedimento. Il cammino è infatti tutto un susseguirsi di gioia e patimento, aspettativa e tormento. Ed è il cammino che porta l’autrice dalla sorgente alla foce, dalla scaturigine all’ansa che riaccoglie, dal ruolo di figlia a quello di madre.

Il plurale del titolo, Infanzie, sottolinea questa continuità in cui passato e presente confluiscono, in cui la madre si rivede negli occhi della figlia e si lascia disegnare dai suoi sguardi, in cui la madre ritrova la propria stessa infanzia e si vede costretta a superarla, senza però dimenticarla, bensì attingendovi per restituirsi.

Ma questo libro è prima di tutto una lunga lettera d’amore. Alla propria figlia, cui la poetessa non impartisce consigli, né cerca di spiegare il mondo, bensì augura di poterlo vedere e abbracciare sempre con l’innocenza e l’amore che la contraddistingue. Ma anche a tutte le madri e a tutte le figlie.  Nella splendida “Lettera a una figlia matricida”, Norina Fornasier veste i panni della madre barbaramente uccisa, anima errante nei cieli, privata anche della consolazione di un solo rimorso da parte della figlia. L’autrice si identifica nella Madre, patendo su di sé tutto l’orrore dell’accaduto, l’innaturalità della condizione della donna, la cui stessa essenza è stata rinnegata dalla follia di una figlia che la disconosce, abbattendo il ponte a pochi passi dalla sorgente, per scivolare nel vuoto e sprofondare nell’apnea di ragioni, nello sradicamento. Eppure non c’è traccia di odio in questo libro, né di risentimento. Perché Infanzie è  un inno delle Madri, il cui ventre continua a comprende e accogliere i figli all’ininito, aperto, accogliente, anche quando i figli l’hanno squarciato per uscire, recidendo con violenza cieca il cordone e ogni altro possibile legame. O illudendosi di poterlo fare. Perché le madri invece non cedono, non si spengono neppure di fronte all’atrocità che vorrebbe fermare il vento. Se ne restano nel cielo delle infanzie, stelle ardenti all’infinito pulsanti.  La loro luce non scema, non trema, non vacilla. Perché il loro amore è fuoco che arde incrollabile e che riscalda, che continua a covare e a nutrirsi di sé anche quando le ceneri dell’odio o dell’indifferenza tentano di soffocarlo. Perché le madri emergono dal buio a rischiarare quel ponte, a far tremare le assi sottostanti. Restano presenti. Inestinguibili fonti.

 Chiara De Luca
In Norina Fornasier, Infanzie, Kolibris 2012

No widget added yet.

original_post_id:
412, 412, 412, 412, 412, 412, 412, 412
Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox: