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Francesco Benozzo, Onirico Geologico/Oneiric Geological

 

Translated by Gray Sutherland

 

Francesco Benozzo, da Onirico geologico, Kolibris 2014

 

onirico

 

PARTE PRIMA

[ Affioramenti ]

 

 

II.

 

Alba di mare sulla pietra del monte

il silenzio si è raccolto in polle d’ombra

la terra conosce tutti i nascondigli

 

è la mia voglia di sorgenti segrete

che vorrebbe andare e ancora andare

mentre piovono sabbie sul mondo ricurvo

 

ogni mio altrove è un balenare geologico.

 

 

 

Francesco Benozzo: from Oneiric Geological (Ferrara, Kolibris, 2014)

 

 

 

 

 

 

 

PART ONE

[Flowerings]

 

 

II.

 

Sea dawn on mountain stone

silence gathers in sources of shade

earth knows every hiding place

 

it is my desire for secret springs

that would go, would go again

while on this hunched world sands rain down

 

my every elsewhere is a geological flicker

 

 

 

 

 

 

 

 

III.

 

Gli enormi cetacei glaciali agonizzanti

sono rimasti impigliati nelle secche oblique

percorsi dai temporali di primavera

 

sbattono le code – frane scomposte ai margini –

gridano versi che all’aria non si sentono

 

in notti come questa, nel vuoto mitocondriale

i loro profili si aprono alle costellazioni.

 

 

 

 

 

 

III.

 

Enormous ice age whales in death’s last throes

enmeshed in slanting shallows lie

driven over by spring storms

 

they beat their tails – flopping untidily on the fringes

and shriek lines that in the air cannot be heard

 

at nights like this, in the mitochondrial void

their outlines open to the stars above

 

 

 

 

 

 

 

 

VI.

 

Vallivalli allungate——valli sospese sul mare

pietrepietre sonore——pietre forgiate dal mare

boschirovine di boschi——boschi sfrangiati nel mare

declinazione irregolare dei sedimenti

 

cose grandi e lontane: tutte hanno un nome

ma il vero onore l’ho appreso senza parlare

prima di nominarle – voce e respiro –

nella nuda grammatica dell’albero

nella logica anarchica delle frane

nella sintassi dei frammenti d’orogenesi

 

ecco è arrivato un vento pieno di polline

la partitura muta di ciò che accade

ombre fugaci corrono sui bordi dei crepacci

animali sconosciuti, malinconici

 

non cerco nulla dietro i fenomeni del mondo

camminando i paesaggi percorro teorie

 

 

 

 

 

VI.

 

Valleysvalleys stretching——valleys hanging above the sea

stonesstones resounding——stones moulded by the sea

woodswoods in ruin—— woods fringed in the sea

irregular declination of sediments

 

big things, distant things: all of them have a name

but the real honour I learned it without speakingaa

before giving them a name – voice, breath –

in the naked grammar of the tree

the anarchic logic of landslides

the syntax of orogenic fragments

 

now is come a wind full of pollen

the mute score of that which comes to pass

along cleft edges fleeting shadows run

creatures both unknown and melancholic

 

nothing behind the wonders of this world I seek

walking across the land theories I pace out

 

 

 

 

 

 

 

 

VII.

 

Nel molto vino della terra picena

si agitano sogni e visioni d’arenaria.

 

 

 

 

 

 

 

VII.

 

In all that wine of the Picen land

dreams and visions of sandstone stir and surge

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VIII.

 

Il grido di un uccello solitario

affila il cuore a spazi di mare aperto

l’isola è cima, il fondale è versante

la spiaggia orizzontale si è inarcata

 

mentre mi inoltro sui cumuli di macerie

risalgo le fratture quaternarie

mentre seguo il richiamo delle baie

fondo col passo un’epica delle maree

 

disciplinare se stessi——questo io non lo faccio

imperniarsi sull’invariabilequesto io non lo faccio

assecondare il riflusso—-questo io non lo faccio

 

fremono i campi nel mattino del mondo

si allunga un’onda di ghiacciai nuovi

 

il grido di un uccello solitario

affila il cuore a spazi di mare aperto

vedo i ruscellamenti della tundra pleistocenica

vedo gli itinerari dei detriti continentali

vedo le lontananze perdersi a settentrione

macchie di sole azzurrano le sorgenti

nella penombra del crinale trema il cardo

un brivido di licheni copre il masso inerme

tutto ci lascia senza che lo sappiamo

 

uno stelo non sa dove appoggiarsi

ma non può cadere – notte di attesa –

 

i morsi delle amanti scellerate

nella vertigine attonita dell’eclisse

 

il grido di un uccello solitario

affila il cuore a spazi di mare aperto

lascia un presagio tra le polle del sogno

lascia la traccia di una regola severa

 

essere scolpito nel silenzio dei monti.

 

 

 

 

 

 

 

VIII.

 

The cry of a solitary bird

hones the heart like stretches of open sea

where island is peak, depths are the side

and the flat beach is all hunched up

 

while I step forward on mounds of rubble

I climb back on quaternary rifts

and while I follow the call of the bays

with my step I found an epic of tides

 

get yourselves under controlthis I will not do

centre on the unchangeable——this I will not do

go with the reflowthis I will not do

 

the fields tremble in the morning of the world

a wave stretches out of new glaciers

 

the cry of a solitary bird

hones the heart like stretches of open sea

I see the streaming of the Pleistocene tundra

I see the paths taken by the continental drift

I see distances lose themselves in the north

splashes of sunlight make headwaters blue

a thistle quivers in the shade of the crest

a shudder of lichen covers the helpless mass

everything leaves us without us knowing

 

a stem does not know where to find support

but cannot fall – this is a night for waiting –

 

the bites of wicked lovers in

the dumbstruck vertigo of the eclipse

 

the cry of a solitary bird

hones the heart like stretches of open sea

leaves a portent among the sources of dream

leaves the traces of a strict rule

 

to be carved in the silence of mountains.

 

 

 

 

 

 

 

 

PARTE SECONDA

[ Lasse dell’alluvione ]

 

I.

 

Eccomi qui di nuovo – terra su terra –

un cane bianco corre sulla neve

la neve masticata dalle mie scarpe

le foglie sotto, marzo, eccomi qui.

 

 

 

 

 

PART TWO

[Tired of the flood]

 

1.

 

Here I am again – earth on earth –

a white dog is running in the snow

the snow chewed up by my shoes

leaves underneath, March, here I am.

 

 

 

 

 

 

 

 

II.

 

Eccomi qui di nuovo – strati di gelo

strati di fumo freddo, di foschie –

eccomi come un uomo della città

come un uomo della montagna ritrovata

come un curioso rimessosi in cammino

come una statua nella nebbia dell’epica

 

eccomi, con le spalle fredde di brina

dentro il mattino rattrappito nella conca

sotto le scorze frastagliate del Crinale.

 

 

 

 

 

 

II.

 

Here I am again – layers of frost

layers of cold smoke, of mist

here I am a man about town

rediscovered as a man of the mountain

like a freak who’s got back on track

like a statue in the fog of the epic

 

here I am, my shoulders frosty

in the morning numb in the tub

beneath the Crinale’s jagged rind

 

 

 

 

 

 

 

 

III.

 

Era un sogno di felci – fratello poeta –

ad averci portato così in alto?

l’odore freddo dei mirtilli al buio

le prefigurazioni delle isole

dei dorsi dei cetacei – terre emerse –

di là dal mare e qui, su queste forme

sabbie salate movimentate dai millenni

dentro le oscure cavità geologiche

e nei terreni dei calcari notturni

 

era un sogno di felci – terra su terra –

ad averci mostrato l’alluvione

la piena vegetale che ci lambiva

germogli, nascite, riti sugli sfasciumi

la ruggine sobria e tutta nostra dei licheni

le lontananze, i continenti verdi

dove lasciare la nostra barca di pietra.

 

 

 

 

 

 

III.

 

Was it a dream of ferns – brother poet –

that brought us up so high?

the frigid smell of blueberries in the dark

a prefiguration of islands

in the backs of whales – lands that have emerged

out there from the sea and here on these forms

salty sandy enlivened by the ages

within the dark geological cavities

and the lands of the limestone of night

 

it was a dream of ferns – earth on earth –

that showed us the flood

the vegetable fullness that licked us

shoots, births, rites on the scree

the staid blight all our own of the lichen

the distances, the green continents

where we are to land our boat of stone.

 

 

 

 

 

 

 

 

IV.

 

E noi, ancora in alto, ancora noi

lungo le piste infaticabili del vento

dopo i sismi, le crepe, dopo i viaggi

dopo passaggi e passaggi – terre su terre –

dopo le vuote cicliche ripetizioni

dopo le nascite periodiche e i primordi

ancora qui – acqua lenta del lago –

variazioni dei rami sulle frane

rive sopra le rive, affioramenti

le linee curve dei faggi nella neve

felci schiacciate, brune, crepuscolari

che ripetono e ripetono le rinascite

le memorie vegetali del diluvio.

 

 

 

 

 

IV.

 

And we, still up there, still us

along the tireless paths of the wind

after the quakes, the rifts, after the journeys

after passage upon passage – earths on earths –

after the empty cyclical repetition

after the periodical births and the primordial

still here – slow waters of the lake –

variations of branches on the landslides

banks above banks, flowerings

curved lines of beech trees in the snow

ferns crushed and brown like twilight decadent

poets repeating, repeating rebirths

the vegetable memories of the flood

 

 

 

 

 

 

 

V.

 

Rara, spoglia, liquefatta, violacea

discordante, segreta, incompatibile

macchiata da rigagnoli ferrosi

d’alba, di selva, di palude, di lontano

rara, violacea alluvione vegetale

qui a lato dei miei passi – strati di neve –

parlo nell’aria, accenno, mi copro d’azzurro

niente può più turbare questo disordine

senza passato, senza soglie di attesa

 

rara, spoglia, liquefatta alluvione

questa mattina io sono per sempre

questa mattina – promontorio di Smerillo –

l’alluvione barbarica delle felci

– alghe, germogli, muffe, rampicanti –

ha crepato – cenere grigia – ogni estensione

ha ripetuto riti senza memoria

nel disgelo senza parole di ogni alibi.

 

 

 

 

 

 

 

V.

 

Rare, bare, violaceous, liquidified

discordant, secret, incompatible

marked with ferrous trickles

of dawn, of woods, of marshes, from afar

rare, violaceous vegetable flood

here beside me as I walk – layers of snow –

I talk to the air, nod, cover myself with blue

this disorder with no past, no threshold

nothing can disturb it any more

 

rare, bare, liquefied flood

this morning I am for ever

this morning – at Smerillo’s bluffs –

the barbarous flood of ferns

– algae, shoots, mildew, climbers –

has collapsed – gray ashes – each extension

has repeated rites beyond memory

in the wordless thaw of each excuse.

 

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