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Gabriella Grasso, Il mio paesaggio cambia/My Landscape is changing

Una poesia da Quale confine, opera prima di Gabriella Grasso
In uscita per Edizioni Kolibris

Voce
di Chiara De Luca
Musica: Henryk Mikołaj Górecki, Sinfonia n° 3 dai Canti dolorosi

Il mio paesaggio cambia

I demoni al centro della Terra
si sono risvegliati
senti?
Sono i giganti inquieti
operai di quell’Efesto protervo
e ingegnoso
che forse questa volta plasmerà
un nuovo vaso per ricatturare
tutti i mali del mondo
e per
ricominciare

Ma il borbottio carambola in tumulto
diventa rombo tuono quasi urlo
grave e potente, dal ventre
del vulcano
E il buio ora si accende
con bagliori di rosso, poi con schizzi
poi con fontane altissime di lava
incandescente
sempre più convulsa
che posa a terra e nel suo diramare
disegna piste nuove
come braccia
e come una minaccia
per noi figli dell’Etna
e di un suo tempo ingrato

Questo dolore, a lungo trattenuto
allagherà il terreno che dormiva
devasterà i suoi frutti
senza scampo
Questo dolore, insieme coi suoi spasmi
poi finirà d’un tratto
nel silenzio
attonito del cielo
La lava perderà tutto il calore
che la rendeva mostro
e sembrerà
sudario duro e scuro per la terra
scabro camminamento
per chi riparte ora con passo incerto
e disilluso

Tu rivedrai quei luoghi
saranno altri
non ci sarà un appiglio per i tuoi ricordi
ma solo nero e roccia
e una ginestra
che illumina di oro il tuo percorso
e ti accarezza
con le sue lunghe dita

Dopo l’incontro con la morte
è sempre
un diverso tornare alla vita

My landscape is changing

The demons in the middle of the Earth
have awoken
don’t you feel it?
They are the restless giants
working for the arrogant
and ingenious Hephaestus
that maybe this time will shape
a new vessel to recapture
all the evils of the world
and to
start over

But the rumble is caramboling into uproar
it’s becoming roaring thunder almost severe
and powerful scream from the volcano’s
belly
And the darkness is now igniting
with red glow, then with splashes
then with very high lava fountains
glowing
more and more convulsed
laying on the ground and forking
it draws new tracks
like arms
threating us
who are children of Etna
and of his ungrateful time

This pain, long held
will flood the sleeping ground
will destroy its fruits
without escape
This pain, together with its spasms
then it will suddenly end
in the stunned
silence of the sky
The lava will lose all the heat
that made it a monster
and will look like
an hard and dark shroud for the earth
a rough walkway
for those who now leave again with uncertain
and disillusioned pace

You will see those places again
they will be different
there will be no foothold for your memories
but only black and rock
and a broom
that illuminates your path with gold
and caresses you
with his long fingers

After the encounter with death
there’s always
a different return to life.

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