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Gastón Carrasco Aguilar

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El instante no es decisivo

 

Ningún sufrimiento estable en la imagen

el instante no es decisivo, dice Gianuzzi

dándonos la posibilidad de otra imagen

de tomar el instante por asalto.

 

Somos, continúa Gianuzzi,

una familia de comediantes instantáneos

que la muerte mira por un rápido agujero

y aplaza su tarea accidental.

 

La mirada produce ausencias

y quizá sea mejor, antes que el instante

poner atención, ver lo que no vemos

hacer caso omiso al silencio

que es nuestro único lenguaje.

 

Hay una calle donde la luz se aleja.

Y esas calles muchas veces se traducen en vidas

malas traducciones, por cierto, experiencias ilegibles

a ciertos ojos. Es ahí donde la luz se aleja.

 

Parece domingo entre los árboles.

He aquí la apariencia momentánea de la experiencia

en una tarde personal y única

a punto de perderse en la sombra universal,

termina Gianuzzi.

 

Me gustaría poder agregar algo más,

pero prefiero el silencio

que es algo así como una sombra.

Pero podemos respirar, conscientes

a pesar de nuestros ojos cansados.

 

El instante no es decisivo, dice Gianuzzi

mientras observo tus ojos

que son algo así como una firma

que no logro descifrar.

 

 

 

 

L’istante non è decisivo

 

Nessuna sofferenza stabile nell’immagine

l’istante non è decisivo, dice Gianuzzi

dandoci la possibilità di un’altra immagine

di l’istante di sorpresa.

 

Siamo, continua Gianuzzi,

una famiglia di commedianti istantanei

che la morte guarda da un rapido buco

e pospone la sua mansione accidentale.

 

Lo sguardo produce assenze

e chissà che non sia meglio, prima dell’istante

prestare attenzione, vedere ciò che non vediamo

fare orecchie da mercante al silenzio

che è il nostro unico linguaggio.

 

C’è una strada dove la luce si allontana.

E quelle strade spesso si traducono in vite

brutte traduzioni, è vero, esperienze illeggibili

a certi occhi. È lì che la luce si allontana.

 

Sembra domenica tra gli alberi.

C’è qui l’apparenza momentanea dell’esperienza

in un pomeriggio personale e unico

sul punto di perdersi nell’ombra universale,

conclude Gianuzzi.

 

Mi piacerebbe poter aggiungere qualcosa,

ma preferisco il silenzio che è un po’ come un’ombra.

Eppure possiamo respirare, coscienti

malgrado i nostri occhi stanchi.

 

L’istante non è decisivo, dice Gianuzzi

mentre osservo i tuoi occhi un po’ come una firma

che non riesco a decifrare.

 

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