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Gillian Clarke, Una ricetta per l’acqua

 

 

ClarkeGillian Clarke, poeta nazionale del Galles, drammaturga, traduttrice (dal gallese), è certamente una delle figure centrali, più popolari e rappresentative della letteratura gallese contemporanea. Scrittrice anglo-gallese – la lingua in cui scrive è l’inglese – è tuttavia, senza alcun dubbio, profondamente radicata nella cultura, nelle tradizioni, nella lingua, nell’ambiente del Galles.
La sua poesia tratta del rapporto tra luogo e memoria, paesaggio e lingua; scava non solo nel mito e nella leggenda del suo paese, aggiornandone e riformulandone le immagini, ma anche nella sua storia personale, in quella della sua famiglia, del Galles industriale e rurale, passata e presente. Anche quando il suo mondo è fatto del “qui e ora” lo sguardo della poeta però sa trascendere i confini locali e guardare oltre anche a mondi più lontani, a comunità diverse che sa raccontare con uguale intensità e partecipazione.

Le poesie che seguono sono tratte da Una ricetta per l’acqua, poesie scelte di Gillian Clarke, prefazione di Gillian Clarke, postfazione cura e traduzione di Giorgia Sensi, Il ponte del sale Editore, Rovigo, 2014.
L’antologia Una ricetta per l’acqua – il titolo è quello della sua penultima silloge A Recipe for Water (Carcanet 2009) – presenta poesie tratte da quattro delle sue numerose raccolte e copre un arco di tempo che va dagli anni settanta al presente.

 

Quince

 

I planted a quince for her, completing the ellipse

of fruiting trees – plum, apple, an apricot

grown from a stone – for its colour and grace.

But six weeks after her death, it’s not the bitterness

of quince that has me by the throat again,

but the acer tossing its red hair

under the running skies of May,

the tree whose leaves she untangled

with hands that untangled my hair.

 

 

 

Cotogno

 

Le piantai un cotogno, completando l’ellisse

di alberi da frutta – susino, melo, un albicocco

nato da un nocciolo – per il suo colore e la sua grazia.

Ma sei settimane dopo la sua morte, non è l’amaro

della cotogna che mi prende ancora alla gola,

ma l’acero che scuote la sua chioma rossa

sotto i rapidi cieli di maggio,

l’albero a cui lei districava le foglie

con mani che a me districavano i capelli.

 

 

 

 

 

A Recipe for Water

 

for Sujata Bhatt

 

 

Fifty feet down

water flows in the dark.

Rains that spent history

seeping page by page

through the strata,

 

run black in the aquifers

to rise bringing their gift,

the formula like a spell,

a gulp of cold that flares

at the touch of light.

 

Calcium, Magnesium, Potassium, Sodium,

Chloride, Sulphate, Nitrate, Iron.

 

Sip this, the poetry of stone,

a mineral Latin in our blood, our bone.

 

 

 

Una ricetta per l’acqua

 

per Sujata Bhatt

 

 

Quindici metri più giù

l’acqua scorre nel buio.

Le piogge che hanno passato la storia

filtrando da pagina a pagina

attraverso gli strati,

 

fluiscono nere nelle falde acquifere

per emergere a portare il loro dono,

la formula come un incantesimo,

una sorsata di freddo che divampa

al tocco della luce.

 

Calcio, magnesio, potassio, sodio,

cloruro, solfato, nitrato, ferro.

 

Sorseggiala, la poesia della pietra,

un latino minerale nel sangue, nelle ossa.

 

 

 

 

 

Man in a Shower

 

He is beyond glass, wrapped in a waterfall,

undressing himself of the city’s dirt, his arms

tearing the cawl of water to be born afresh

in the heat of the morning. Man alone in his shower,

absorbed in sunlight and water, he accepts

the gift of a running tap on the highway embankment

letting its bright rope run through his hands.

 

Today he is rich. Today he will not want

for work, or food, or shelter, or respect.

His two hands are a funnel pouring silver

over his hair, his chest, his human shoulders

with their broken angel wings, the beads of his spine,

the ropes of his arms, thighs, the pearl knobs

of his wrists, each foot lifted for blessing.

 

Rajendra revs, easing us onto the highway

into the rumpus of car horns, filth, burning

rubber and air, a river of metal and oil

eternally choked in a gorge, leaving behind

in the teeming city the image of a man

in the pleasure of his morning ablutions,

clean and blameless as a newborn.

 

 

 

Uomo sotto la doccia

 

Dietro il vetro, avvolto in una cascata d’acqua,

si spoglia della sporcizia della città, le braccia

strappano l’amnio d’acqua per rinascere

nella calura della mattina. Uomo solo nella sua doccia,

assorto in luce del sole e acqua, accetta

il dono di un rubinetto aperto sul ciglio della grande arteria

e lascia che quel getto lucente gli scorra tra le mani.

 

Oggi è ricco. Oggi non gli mancherà

lavoro, cibo, riparo o rispetto.

Le sue due mani sono un imbuto che gli versa argento

sui capelli, sul petto, su quelle spalle umane

con le loro ali d’angelo spezzate, i grani della spina dorsale,

le corde delle braccia, delle cosce, i nodi di perla

dei polsi, ciascun piede sollevato per esser benedetto.

 

Rajendra dà gas, e ci porta agevolmente sulla grande arteria

nella baraonda di clacson, sudiciume, gomma

e aria in combustione, un fiume di metallo e petrolio

eternamente strozzato in una gola, che lascia dietro di sé

nel brulicare della città l’immagine di un uomo

nel piacere delle sue abluzioni mattutine,

pulito e innocente come un neonato.

 

 

 

 

 

Sabrina

 

There is a gentle nymph not far from hence

That with moist curb sways the smooth Severn stream.

Sabrina is her name, a virgin pure

 

Milton, ‘Comus’

 

Before history there was mythology.

Fingerprinted between the strata of story

Is the human sign. We make a guess

At who they were, and where and why it was.

How the daughter of faithless Locrinus drowned

Between an Ice Age and the Age of Stone

To become the river-goddess, a curb in the river.

Today in these fast waters you might glimpse

In the sway of the currents the white limbs

Of a girl caught in a shoal of silvers

Turning and turning in the turbulence

Among migrating salmon, sewin, elvers,

Lampreys, eels taking their ancient water-roads

Under the shadows of thousands of homing birds.

 

 

 

Sabrina

 

C’è una ninfa gentile non lontano da qui

Che con umida briglia governa il fluente corso del Severn.

Sabrina è il suo nome, una vergine pura.

 

Milton, ‘Comus’

 

Prima della storia ci fu la mitologia.

Impressa tra gli strati narrativi è l’impronta

del segno umano. Facciamo congetture su

chi erano, e dove e perché.

Su come la figlia dell’infedele Locrino annegò

tra l’Età Glaciale e l’Età della Pietra

per diventare la dea del fiume, una briglia nel fiume.

Oggi in queste rapide acque puoi scorgere

nel vortice delle correnti le membra bianche

di una fanciulla trascinata in un banco di pesciolini d’argento

che rotea e rotea in quella turbolenza

tra salmoni che migrano, trote di mare, lamprede, anguille

piccole e grandi che prendono le antiche strade dell’acqua

sotto l’ombra di migliaia di uccelli che tornano a casa.

 

 

 

 

 

The Cloister Garden

 

When he came home to Aberglasne,

crusader, troubadour, on the road from Europe,

shouldering arms, a lute, a sack of dreams,

did he, poet or soldier, bring from Italy

a vision of a garden on a slope

above a valley fed with mountain streams?

Abbot. Landowner. Who planned

this cloister garden apt to the inclination

of the hill? Who set a pavement here

for gentry to stroll on levelled land

or a ghost to go in slippered contemplation

under the ancient shadow of Cron Gaer?

Either way, it’s here, the hanging garden

of another time, a rediscovered Eden.

 

 

 

Il giardino del chiostro

 

Quando tornò a casa ad Aberglasne,

lui crociato, trovatore, per le vie d’Europa,

con in spalla le armi, un liuto, un sacco di sogni,

portò dall’Italia, poeta o soldato,

la visione di un giardino su un pendio

sopra una vallata alimentata da torrenti?

Abate. Latifondista. Chi calcolò

l’inclinazione del giardino alla pendenza

del colle? Chi vi costruì un marciapiede

perché i signori passeggiassero su un piano

o uno spirito in pantofole venisse in contemplazione

sotto l’ombra antica del Cron Gaer?

Comunque sia, è qui, il giardino pensile

di un tempo che fu, un ritrovato Eden.

 

 

 

 

 

The Darkest Day

 

Even in the dead of winter,

the nights long, the days twilit,

comes a moment when clouds break

for a cold, invisible sun.

 

Then the sea brings home its cargo,

the stones release their metals

and a startle of sun fires pool and puddle

till every rivulet of gold

 

is Nile, Tigris, Euphrates, Jordan,

uttering light.

 

 

 

Il giorno più buio

 

Perfino nel cuore dell’inverno,

le lunghe notti, i giorni crepuscolari,

viene un momento in cui tra le nuvole filtra

un sole freddo, invisibile.

 

Allora il mare porta a casa il suo carico,

le pietre rilasciano i loro metalli

e un sussulto di sole accende stagni e pozze

finché ogni rivolo d’oro

 

è un Nilo, Tigri, Eufrate, Giordano

che formula luce.

 

 

 

 

 

Flood

 

When all’s said

and done

if civilisation drowns

the last colour to go

will be gold –

the light on a glass,

the prow of a gondola,

the name on a rosewood piano

as silence engulfs it,

 

and first to return

to a waterlogged world,

the rivers slipping out to sea,

the cities steaming,

will be gold,

one dip from Bellini’s brush,

feathers of angels,

Cinquecento nativities,

and all that follows.

 

 

 

Alluvione

 

Quando tutto è detto

e fatto

se la civiltà è sommersa

l’ultimo colore ad andarsene

sarà l’oro –

la luce su un bicchiere,

la prua di una gondola,

il nome su un piano di palissandro

mentre il silenzio lo inghiotte,

 

e il primo a ritornare

in un mondo intriso d’acqua,

i fiumi che fuggono al mare,

le città che fumano,

sarà l’oro,

un tocco del pennello del Bellini,

le piume degli angeli,

le natività del Cinquecento,

e tutto ciò che segue.

 

 

 

clarke2Gillian Clarke è nata a Cardiff, Galles. È poeta, drammaturga, traduttrice (dal gallese), editor, presidente di Tŷ Newydd, il centro per scrittori del Galles settentrionale, che contribuì a fondare nel 1990. Dal 1994 è docente di scrittura creativa per dottorandi all’Università di Glamorgan.
La sua poesia è inclusa nei programmi scolastici del Regno Unito per gli esami di GCSE e A- level, ed è stata tradotta in dieci lingue.
Le sue più recenti raccolte poetiche includono Collected Poems, 1997; Five Fields, 1998; Making the Beds for the Dead, 2004; A Recipe for Water, 2009; Ice, 2012, tutte pubblicate da Carcanet.
Gillian Clarke è National Poet for Wales e di recente – Natale 2010 – ha ricevuto uno dei premi più prestigiosi, la “Queen’s Gold Medal” per la poesia, come riconoscimento non solo della sua raccolta A Recipe for Water ma anche di tutta la sua produzione poetica.
Nel National Eisteddfod 2011 Gillian Clarke è entrata a far parte del Gorsedd of Bards, la prestigiosa comunità dei Bardi gallesi, ed è stata insignita del titolo più alto, quello dei Druids, contraddistinti dalla tunica bianca.
La sua ultima raccolta, Ice, è stata finalista del T S Eliot Prize 2012. Nel 2012 Gillian Clarke ha anche ricevuto il Wilfred Owen Award. Al momento sta lavorando a una nuova raccolta, Zoology.
Il sito web di Gillian Clarke è www.gillianclarke.co.uk

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3 comments

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  3. giadep Reply

    Libro bellissimo. Editore altrettanto.

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