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Giorgio Anelli, Lampi dall’esilio

Presto andremo in banca
a parlare con schermi, sui quali
apparirà il volto di un robot,
o con ologrammi che
ci diranno cosa fare.
Ma nonostante tutto,
quaggiù, in periferia,
una sola cosa non cambia:
cartoni di vino rosso
restano abbandonati,
stesi sopra il ponte,
avvolti nella prematura
canicola di giugno
quasi a giustificare
la secchezza di un fiume
che ormai non esiste più.
La gente ci cammina sopra,
come se quel letto antico
aprisse nuovi orizzonti al pellegrino.
La verità quindi
sta nel vino e nel camminare,
posso vedere nell’altro, l’altrove
sussurrato come bugia,
come annientarsi, bruciarsi,
abbandonare la vita, tutto, tutti.
Annichilirsi, piuttosto che credere
ancora nella parola
Amore.

 

 

 

 

 

È tutto tra di loro
il tradimento,
facci caso,
se non l’hai ancora capito,
ti avviso ragazzino
prima del tempo,
prima che anche tu possa
venir ferito.
Intendi bene, scrivo per rabbia
e per amore
Non son schiavo di nessuno,
son per la verità
il perdente vincitore
sconto la pena della coerenza,
guardingo, apparentemente
sereno, attraversato dal mondo

 

 

 

 

Il gabbiano volò
avvolto dall’ultima
calda luce del giorno.
Inaspettatamente il lago parlò.
Il cuore dell’uomo che ti sta accanto
forgia parole mai scritte prima.
Riesci a comprendermi?

 

 

 

 

Ci sono lupi allo stato brado
che corrono, irrequieti,
tra boschi e laghi
Di questo monito,
tienine conto
sparuto lettore
Che il tuo sguardo attento
possa scorgerci
nell’altrove
Che tu possa esserne testimone
prima che accada
l’irreparabile inganno

 

 

 

 

Arona può essere allucinata
bellezza, bagliore di afa e rame.
Il lago non ti inganna.
A ingannarti
saranno donne e uomini.
Ora sai, che sono alla ricerca
di una clausura gelosa,
in un eremo colmo
di libri e
di fogli bianchi,
dove far battaglia
e amore con verbi e parole

 

 

 

 

Le ho viste in giro le facce
di chi ha preso il toro
per le corna negli anni d’oro.
Facce cattive che
vogliono ancora comandare
Loro hanno rubato
il futuro ai nostri figli
e si nascondono
appena li riconosci
Volti impuniti di un
potere che ci vuole
perduti dimenticati lontani

 

 

 

 

Sono nato per cose grandi,
per tradire la menzogna e la
maschera con la quale mi guardi
Come Luna e Morte
il nostro amore ci circonda
nella notte degli dèi
Che questo argento
possa esserti fedele
fortezza e richiamo di vento
nel soffio fatale della vita
L’unica volta che mi chiamasti per nome
fu carezza di lampo
Saremo amati
oltre
l’altro e l’altrove

 

 

 

 

a Veronica Tomassini

scrivono che sembro
uscito da un secolo disperso,
mai accaduto

 

 

Giorgio Anelli, Lampi dall’esilio, Giuliano Ladolfi Editore 2020

Giorgio Anelli è poetanato negli Anni Settanta. Ha pubblicato però come scrittore Parole che si infiammano tra le inquietudini della vita (2013), Il cedro del Libano (2015), il romanzo Lettera da Noversch (2018), il saggio Simone Cattaneo. Di culto et orfico (2019) e su Pangea.news il romanzo a puntate Mirabilia Dei (2019). Come poeta invece ha pubblicato L’umana ferocia o Poesie dall’inferno (Kolibris Edizioni, 2017), 8 Bohemian poems (Giuliano Ladolfi, 2017) e il poemetto Una stagione in paradiso (2018).

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