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Giorgio Anelli translated by Gray Sutherland

Translated by Gray Sutherland

Giorgio Anelli, da L’umana ferocia

 

Ragazzi di vita

Alle tre del pomeriggio li trovi già lì sotto gli occhi di tutti mezzi biotti
le ragazzine e i ragazzini italiani che urlano e bestemmiano a Gallarate
corrono si credono supereroi
quella via è il loro ghetto come la bottiglia di whisky è il loro dio
se la bramano a vicenda; non importa se la polizia fa il suo dovere
per dispetto rincarano la dose imbrattando i muri e le saracinesche:
via gli sbirri dalle vie è il loro grido impazzito spruzzato a spray.
Ubriachi a dodici anni, tra non molto occuperanno una
sedia al Cps imbottiti di psicofarmaci, faranno qualche furto
per inorgoglire San Vittore con il loro puzzo di vita o
stupreranno il corpo innocente di qualche passante ignaro,
ignari loro stessi di esser già stati lasciati a briglia sciolta
da madri e padri della bella vita che fu, che non è più, che non sarà più,
e – se ci pensi – dal ‘68 in avanti, non è stata mai

 

 

 

 

 

In città ormai esistono solo bar, altri bar, enoteche e
locali vegani dove puoi prenotare un posto per la vita eterna.
Nuovi negozi aprono e chiudono al ritmo di una canzone.
Ti rifugi nei supermercati se piove, passi la domenica pomeriggio nei
grandi magazzini dove trovi di tutto, tranne che il senso della vita.
La solitudine credi di colmarla sotto le luci al neon, o al cineforum o
bevendo a un tavolino all’aperto quando ci sono due gradi sopra lo zero.
Mi manca tutto di una volta…
Ormai è la musica che offusca ovunque la tua mente e ti accompagna nei non luoghi delle tue città.
Vorrei che si ritornasse indietro, che sferragliassero ancora carrozze,
per poter creare un nuovo manifesto, unica chiave di svolta
a un domani sempre più nero, dove incontri solo ristoranti e
piccoli negozi cinesi, massaggi cinesi, prostitute cinesi

 

 

 

 

 

Per sentito dire

Segretarie d’azienda chattano sul posto di lavoro
per farsi una telefonata erotica al cesso con
uno sconosciuto che si finge donna falsando la voce e l’amplesso
Per lo stesso motivo, anche gli uomini si
fanno chiamare da una lesbica, magari la notte in magazzino:
«non chiamarmi più però, ci mettiamo d’accordo prima ok?
Sono sposato, ho una figlia piccola, sto già venendo…»
Tutto questo accade nell’incognito silenzio
mentre fottuti giornalisti strillano frottole al Paese,
decretando che l’economia è in ripresa,
come i posti di lavoro
Così l’Italia si sgretola tra barzellette, due dita nella figa e una mano attorno al cazzo

 

 

 

 

 

Seduto alla spiaggetta di Arona, trasportato da un treno sgangherato,
leggo poesia di Simone Cattaneo guardo la cellulite delle signore in costume e
il seno sporgente di capezzoli che allattano.
Nessuna di queste donne sarà mia, ma alcune parole della sua poesia
mi attanagliano forte il cuore.
Poi la grassa risata di un giovane latino di merda, con la sua musica da cellulare,
interrompe la magia. Brucio tra le dita gialle l’ennesima sigaretta

 

 

 

 

 

Gressoney

Lampeggia
il temporale rumoreggia
la valle è bagnata e immobile
nel silenzio come me,
eppure ascolto;
tutto grida l’infinito:
il lago, la foresta incantata
il suo dolce sorriso di un tempo,
il vanesio racconto della leggenda.
Tutto grida il cuore della montagna
ed è drammatico il divino nell’umano,
è luce nella pioggia

 

 

 

 

 

Il mio petto cade a pezzi come pioggia che frantuma l’asfalto
Tutto tace, nulla mi consola
Vorrei scagliare un bicchiere contro il muro
perché sono il figlio bastardo di un’epoca malata
di un’Italia ferita, bistrattata,
della gente umiliata

Così c’è un inizio di luna in cielo e non ne faccio più parte
buia è la notte ma tu non lo sai che quando piove a questa maniera e tutto stanca
vorrei che mi venissi a trovare, chiunque tu sia

 

 

 

 

 

Di cento versi
ne eleggerò soltanto uno
– come un motto –
a capo del mio cammino.
E implorerò che venga rispettato
innanzitutto dal mio cuore e dalla mia anima.
Che io ne abbia cura affinché tutto,
ma proprio tutto,
corrisponda alla fame di passione.
Che io non pianga amaramente
lamentandomi di aver perso tempo
in altre strade, arrancando come un randagio, inutilmente.
O come falso ipocrita quale a volte noi tutti siamo.
Che la fame di vita mi porti ad attraversare
i mari in tempesta della ragione
e i campi di battaglia della realtà.
Che io possa raggiungere
la verità che eleva
per uscire dal rumore di fondo
e incominciare a vedere.
Che vinca l’immortale tenacia
contro il torpore,
che vinca l’immortale tensione

 

 

 

 

 

Giorgio Anelli (Busto Arsizio, 1974) poeta e scrittore, è laureato in Scienze dell’Educazione con la tesi Tra burattino e bambino, Pinocchio alla ricerca della libertà. Ha scritto il libro di saggi e poesie Parole che si infiammano tra le inquietudini della vita (Giuliano Ladolfi Editore, 2013) e il libro di racconti Il cedro del Libano (Giuliano Ladolfi Editore, 2015).

 

Giorgio Anelli, from The Fierce Human

 

The Street Kids

At three in the afternoon you’ll find them already there half-naked under everyone’s eyes
Italian teenagers screaming and cursing in Gallarate
running if they think they’re super heroes
that road’s their neighbourhood just like the whisky bottle’s their god
they crave it in turn; doesn’t matter if the police do their job
out of disrespect they raise the price of each dose, daubing walls and shutters:
clear the bums off the streets is the crazy yell they spray.
Drunk at age twelve, not long after they’ll be sitting in the PSC,
up to their eyeballs in psychotropic drugs, do some stealing
to choke San Vittore with the stink of their life or
rape the innocent body of some passing ignoramus,
ignorant themselves of having already been left unreined
by mothers and fathers of the fine life that was, that is no more, that never shall be again,
and – if you think about it – hasn’t been since ‘68

 

 

 

 

 

All there is any more in town is bars, other bars, wine-stores and
vegan joints where you can reserve a seat for eternal life.
New stores are opening and closing in time with the beat of a song.
If it rains you can hide in the supermarkets, spending Sunday afternoon in
big stores where you’ll find everything except the meaning of life.
You think you can get over loneliness under neon lights or at the movie theatre or
drinking at a table outside when it’s minus two degrees.
I miss everything from once upon…
Now it’s the music that blurs your mind and goes with you to the non-places in your towns.
I’d like everything to go back, carriages to be clattering by once more,
so I can create a new manifesto, a one-off key to let me go round
to an ever-darker tomorrow, where all you find is Chinese restaurants and
mini-stores, Chinese massages, Chinese prostitutes

 

 

 

 

 

Hearing someone say

Company secretaries chatting on the job
to get a sexy phone call in the john with
someone they don’t know who pretends he’s a woman by faking his voice and the embrace
For the same reason men also get
lesbians to call them, maybe at night in the warehouse:
“don’t call me again though, we’ll make a deal ahead of time, OK?
I’m married, I’ve got a little girl, I’m already coming…”
All this happening in silence unknown.
while fucking journalists scream bullshit at the country
decreeing that the economy is recovering,
same as jobs
So Italy crumbles away between the jokes, two fingers in its pussy and a hand around its dick

 

 

 

 

 

Sitting on the beach at Arona, taken there by a smashed-up train,
reading poems by Simone Cattaneo I look at the cellulite of the ladies with their fancy clothes and
their breast sticking out with its feeding nipples.
None of these women will be mine but some of the words in his poems
torment my heart cruelly.
Then the greasy laughter of a shitty Latin kid, music blaring from his cellphone,
interrupts the magic moment. Through my yellowed fingers I burn my umpteenth cigarette

 

 

 

 

 

Gressoney

Lightning strikes
the storm rumbles
the valley is soaked, motionless
in the silence like me,
and yet I listen;
everything is howling infinity:
the lake, the enchanted forest
its sweet smile from another time,
the conceited telling of the legend.
Everything howls the heart of the mountain
and the divine in the human is dramatic,
there’s light in the rain

 

 

 

 

 

My chest falls to pieces like the rain that shatters the asphalt
Everything is silent, nothing consoles me
I’d like to throw a glass against the wall
because I’m the bastard son of a sick time,
of an injured, mistreated Italy,
of humiliated people

So there’s the start of a moon in the sky and I’m not part of it anymore
dark is the night but you don’t know it when it rains like this and everything is tiring
I’d like it if you came to see me, whoever you are

 

 

 

 

 

Of a hundred lines
I’ll select only one
– like a motto –
at the start of my trail.
And I’ll beg that it’s respected
first and foremost by my heart and my soul.
May I take care of it until everything,
I mean everything,
corresponds to my hunger for passion.
May I not weep bitter tears
regretting that I’ve wasted time
on other roads, hobbling along like a bum, uselessly.
Or like the false hypocrite we sometimes all are.
May the hunger for life lead me to cross
seas in the storm of reason
and the battlefields of reality.
That I may reach
the truth that lifts
so I can climb out of the noise below
and start to see.
May undying tenacity overcome
lethargy,
may undying tensity prevail.

 

 

 

 

 

Poet and author Giorgio Anelli was born in 1974, in Busto Arsizio, in the Province of Varese, and earned his B. Ed. with a thesis entitled From Puppet to Child, Pinocchio to the Search for Freedom. He has published Parole che si infiammano tra le inquietudini della vita (Giuliano Ladolfi Editore, 2013), a collection of poems and essays, and Il cedro del Libano (Giuliano Ladolfi Editore, 2015), a collection of short stories.

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