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Giovanna Iorio, Questo mio ventre è una ferita/This Womb of Mine is a Wound

 

 

 

*

Hai rubato l’azzurro ai miei occhi:

quelli che ti guardano sono buchi neri.

 

 

You stole the blue from my eyes:

now black holes watch you.

 

 

 

 

 

*

Raccontami, madre, del giorno

quando l’inverno andrà via dalle mie ossa.

 

 

Tell me, mother, of the day

when winter will leave my bones.

 

 

 

 

 

 

 

*

Un giorno farò un aquilone

bianco e ti lascerò giù a guardare il mio volo.

 

 

One day I’ll make a white kite

and leave you below watching me fly.

 

 

 

 

 

 

*

E non ti sei accorto che mi hai

legato le mani ma che il mio sangue vola?

 

 

And haven’t you noticed that

you’ve tied my hands but my blood is flying?

 

 

 

 

 

*

 

Il mio silenzio è acqua malata

io sono una voce in cerca della sua foce.

 

 

My silence is dirty water

I am a voice in search of a mouth.

 

 

 

 

 

*

Ricordo il mio viaggio nascosta

in un furgone bianco e dentro il cuore il nero.

 

 

I remember when I journeyed hidden

in a white truck and my black heart inside

 

 

 

 

 

*

 

Questo mio ventre è una ferita

brucia sulla pelle l’offesa delle dita.

 

 

This womb of mine is a wound

the offending fingers burn the skin.

 

 

 

 

 

*

 

 

Un pomeriggio era novembre

nei miei occhi c’era la luce e tu l’hai rubata.

 

 

One afternoon it was November

and the light from my eyes you thieved.

 

 

 

 

 

*

Abbracciami come una rosa

e staccami una ad una tutte le spine.

 

 

Embrace me like a rose

and one by one pluck all my thorns.

 

 

 

 

 

COPERTINA_ESTROVERSOLa/crime/ndays
(CFR, 2014)
Foto in copertina:
Rose-Lynn Fisher, Tears for those who yearn for liberation

Distici asciutti e disincantati, questi di Giovanna Iorio, dedicati alla sofferenza delle donne maltrattate, vissute empaticamente e con grande intensità. La plaquette, di 48 pagine, è illustrata con elaborazioni di computer graphics di una fotografia dell’artista americana Rose-Lynn Fisher. Testo bilingue italianoinglese.
Introduzione di Marco Sonzogni. Nota di lettura di Maria Grazia Calandrone.

 

 

 

 

Per alcuni la scrittura è un vestito – da scegliere, portare, cambiare. Qualcosa che dipende da una serie di situazioni psico-ambientali che determinano di volta in volta il modus scribendi; che mettono la penna di fronte allo specchio. Per Giovanna Iorio, invece, la scrittura è la pelle: non la seconda, come da frase idiomatica, ma la prima. Giovanna, infatti, scrive per essere – le parole sono indispensabili boccate d’ossigeno, per la mente come per il corpo. Non sorprende quindi che tutto ciò che scrive sia vivo, tridimensionale e conduttore di un voltaggio umano e artistico che attinge all’inevitabile e all’indispensabile. In ogni scritto, in versi come in prosa, Giovanna ci lascia qualcosa di sé e lo fa senza risparmiarsi. Anzi, anche quando le parole sono ‘contate’ – come in questi distici: momenti di keening e di canto, veloci e leggeri, eppure pregni di significato, di emozioni, di conseguenze – si mette in gioco fino in fondo. Allora chi la legge, e chi la traduce, deve tenere a mente che tra un battito di ciglia e di cuore Giovanna dà forma a un dono che non deve essere assolutamente perso e sperperato.

dalla Prefazione di Marco Sonzogni

 

 

In La/crime/ndays alcune delle lacrime che solcano con il loro lavoro silenzioso la vita quotidiana delle donne, vengono declinate in immagini (Rose-Lynn Fisher) e parole (Giovanna Iorio): di donne già morte che maledicono, di donne che si rivoltano a quello che credevano un destino, che si rimettono uno sguardo di vive negli occhi che erano stati morti dal disamore. La/crime/ndays è dunque un breve catalogo di parole-lacrime di donne che si siano ribellate, che abbiano rivolto contro il persecutore la propria libertà, sono parole lavorate in 43 distici pulsanti, duri, battenti – che sono altrettante suppliche, maledizioni, preghiere e ribellioni, perché la libertà, alla quale ogni essere umano ha diritto, in certi amari casi è necessario sia una dura conquista, significa fare appello a tutto il proprio orgoglio di rivoluzionari.

 

dalla Nota di lettura di Maria Grazia Calandrone

 

 

These tears came as I read about someone’s desperate struggle against injustice and cruelty. The details of her situation blur into the stories of countless others among us who are oppressed by another or by the enslavement of their own mind. And so these tears are for everyone who longs to take a breath in peace, to have a choice, to break free and begin anew.

 

 

Queste lacrime sono state versate per una donna, per la sua storia, una disperata battaglia contro ingiustizia e crudeltà. I particolari della sua vicenda si mescolano a infinite altre storie di persone oppresse da qualcuno o schiave di se stesse. Dedico queste lacrime a coloro che desiderano la pace, scegliere e ricominciare.

 

Rose-Lynn Fisher

 

 

 

GiovannaGiovanna Iorio vive a Roma. Tra le raccolte di poesia La memoria dell’acqua (Ghaleb Editore); Mare Nostrum (CFR); In-chiostro (Delta 3 Edizioni); Al cappero piace soffrire (Progetto Cultura); Una Venere nel Tevere (CFR); La/crime/ndays (CFR); Due raccolte smarrite (ebook LaRecherche.it). Redattore di Finzioni e autrice di racconti “Romani” su Romandroma. Ha un blog dal 2009, Amici di Letture e di Leggerezza.

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