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GIOVENALE, Marco

coverviandanteMarco Giovenale

“Passo sulla cenere di un fuoco, affondato”

 Una delle caratteristiche che mi colpiscono nella poesia di Marco Giovenale è la capacità combinatoria con cui riesce a sfruttare parole “semplici”, termini consueti per creare immagini oggettive e mentali complesse, spesso di non immediata codificazione, che pure risultano potenti al primo impatto per le loro capacità timbriche ed evocative. Questo perché Giovenale sfrutta al massimo le potenzialità della sintassi, “smontando” e ricombinando gli elementi del discorso, si serve sapientemente della punteggiatura, delle pause, isolando le parole, accentuandole, facendole risaltare in tutta la loro valenza iconica, sfruttandone al massimo le potenzialità polisemiche. Senza tuttavia lasciare nel lettore il senso di una costruzione artefatta, bensì la naturalezza di un palazzo che si costruisce man mano dalle fondamenta, le cui porte però oscillano, le cui finestre sbattono, i cui pertugi lasciano intravedere qualcosa di altro, che non si da del tutto, ma arriva a colpire, generando associazioni, suggestioni, riportando in luce memorie. E il tutto a partire da “piccoli particolari apparentemente / privi d’interesse, come un capo / vecchissimo dai colori troppo accesi”. Cogliere del tutto il particolare, per ingrandirlo, gettare una luce cangiante su ciò che è in ombra, perché di riflesso risponda, lasciar intravedere una faccia che “ride la paura di nascosto”, un vetro che da opaco si fa nero, lasciare che le cose e il loro altro affondino e s’imprimano “nel canale del vedere”. È una lingua che vuole spogliarsi di ogni sovrastruttura, una parola che si riappropria del proprio senso pieno per farsi cosa, fino a momenti di straordinaria chiarezza, di nitore quasi accecante. Nell’immagine di due vecchi che si accudiscono, del canile “sul un ciglio di lungofiume / che si va erodendo”, nel palmo di lei che spia il vicino lavorare ogni notte, e lascia il proprio palmo impresso sulla finestra. Nel destino di chi “Sta in fondo al fosso // Le ossa gliele pulisce la pioggia, / è scrupolosa / Difficilmente dopo il mese / potrà fare la telefonata. // Dicono di lui / ogni sera tarda”.

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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